01.2014

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DANNO DA PERDITA DELLA VITA – RISARCIBILITA`

Cass. civ., sez. III, 23 gennaio 2014, n. 1361 – Pres. Russo – Rel. Scarano

Una sentenza fondamentale della S.C. riconosce per la prima volta – in sede di legittimita` - il diritto al risarcimento del danno da perdita della vita; tale danno e` acquisito “dalla vittima istantaneamente al momento della lesione mortale, e quindi anteriormente all'exitus, costituendo ontologica, imprescindibile eccezione al principio dell'irrisarcibilita` del danno- evento e della risarcibilita` dei soli danni-conseguenza, giacche` la morte ha per conseguenza la perdita non gia` solo di qualcosa bensi` di tutto; non solamente di uno dei molteplici beni, ma del bene supremo della vita; non gia` di qualche effetto o conseguenza, bensi` di tutti gli effetti e conseguenze, di tutto cio` di cui consta (va) la vita della (di quella determinata) vittima e che avrebbe continuato a dispiegarsi in tutti i molteplici effetti suoi propri se l'illecito non ne avesse causato la soppressione;

- il ristoro del danno da perdita della vita ha funzione compensativa, e il relativo diritto (o ragione di credito) e` trasmissibile iure hereditatis;
- il danno da perdita della vita e` imprescindibilmente rimesso alla valutazione equitativa del giudice;

- non essendo il danno da perdita della vita della vittima contemplato dalle Tabelle di Milano, e` rimessa alla prudente discrezionalita` del giudice di merito l'individuazione dei criteri di relativa valutazione che consentano di pervenire alla liquidazione di un ristoro equo, nel significato delineato dalla giurisprudenza di legittimita`, non apparendo pertanto idonea una soluzione di carattere meramente soggettivo, ne` la determinazione di un ammontare uguale per tutti, a prescindere cioe` dalla relativa personalizzazione, in considerazione in particolare dell'eta` delle condizioni di salute e delle speranze di vita futura, dell'attivita` svolta, delle condizioni personali e familiari della vittima”.

 

ART. 139 CODICE ASSICURAZIONI – MICROPERMANENTI.

Corte di Giustizia CE, sez. II, 23 gennaio 2014 – Pres. R. Silva de Lapuerta – rel. A. Arabadjiev.

La recente e importante pronuncia della Corte di Giustizia – in riferimento all’art. 139 del Codice delle Assicurazioni private - conferma la legittimita` di una legislazione nazionale che impone ai giudici nazionali criteri vincolanti per la determinazione dei danni non patrimoniali da risarcire in caso di sinistro stradale, anche se tali criteri sono meno favorevoli alla vittima rispetto ai criteri applicabili in caso di sinistri diversi da quelli stradali.  La conclusione e` che l’art. 139 Cod. Ass. non ha l’effetto di escludere d’ufficio o di limitare in maniera sproporzionata il diritto della vittima a beneficiare di un risarcimento.  Nel caso di specie, il Tribunale di Tivoli aveva deciso di sottoporre la questione pregiudiziale alla Corte, ritenendo che l’articolo 139 del codice delle assicurazioni private non rispettasse il principio di integrale risarcimento del danno non patrimoniale, che – secondo l’assunto del giudice del rinvio - non dovrebbe trovare alcuna limitazione a seconda della causa che ha procurato il danno all’integrita` della persona.

 

APPELLO CIVILE - ALLEGAZIONE CONSULENZA TECNICA DI PARTE E INTRODUZIONE DI NUOVE DOMANDE

Cass. Civ. Sez. Unite, 3 giugno 2013, n. 13902

Con la sentenza n. 13902 del 3 giugno 2013, le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione, intervenendo sul tema dei nova in appello, hanno affermato il principio secondo cui si deve ritenere ammissibile la produzione della consulenza tecnica di parte anche in appello, poiche´, costituendo la stessa un mero atto difensivo a contenuto tecnico e non un mezzo di prova, e` sottratta al divieto di cui all’art. 345 c.p.c.

La Suprema Corte, nel caso di specie, ha affermato che il carattere tecnico del documento non va ad influire sulla sua natura, che resta quella di mero atto difensivo, la cui allegazione nel procedimento deve ritenersi regolata dalle norme che disciplinano tali atti (in senso conforme: Cass. civ. n. 4933 del 2012).  Con la stessa sentenza, inoltre, le Sezioni Unite hanno affermato il principio secondo cui, in una controversia risarcitoria in cui si discuta l’effettiva quantificazione dei danni pretesi, la richiesta di riconoscimento di un concorso di colpa del danneggiato nella causazione del danno avanzata per la prima volta in appello, non costituisce domanda nuova, inammissibile in appello, trattandosi di un argomento difensivo utile al fine di dimostrare l’eccessivita` del risarcimento dedotta ab origine.

 

DANNO DA NASCITA INDESIDERATA – ONERE DELLA PROVA.

Cass., 10 dicembre 2013, n. 27528

L’importante sentenza di legittimita` del 10 dicembre 2013, n. 27528 pone una notevole limitazione al risarcimento dei danni in caso di cosiddetta nascita indesiderata (ricorrente quando, a causa del mancato rilievo da parte del sanitario dell'esistenza di malformazioni congenite del feto, la gestante perda la possibilita` di abortire).  In particolare, tale recente arresto – disattendendo un costante orientamento di legittimita`, che ravvisava quasi una sorta di nesso causale in re ipsa, tra omessa informazione e perdita della possibilita` di abortire – afferma il principio secondo cui e` onere di parte attrice fornire una prova rigorosa che se fosse stata informata delle malformazioni del concepito, si sarebbe verificato un grave pericolo per la sua salute ed avrebbe deciso di interrompere la gravidanza. Sulla base di tale principio, si e` negato il risarcimento nonostante l’omessa diagnosi della sindrome di Down.  Nello stesso senso di Cass. n. 27528\2013, si era pronunciata anche Cass., n. 7269\2013.  Si profila quindi un probabile intervento delle Sezioni Unite, tenuto conto che i recenti precedenti di Cass. n. 27528\2013 e Cass., n. 7269\2013 si pongono in netto contrasto con altri arresti che individuano, invece, “una normale consequenzialita`” tra l'adeguata e tempestiva informazione della donna sulla presenza di una malformazione del feto, l'insorgenza di grave pericolo per la salute fisica o psichica della stessa e la contestuale decisione di interrompere la gravidanza.

 

DANNO CATASTROFALE – DANNO IURE HEREDITARIO.

Cass. civ., sez. III, 16 gennaio 2014, n. 759 – Pres. Russo – Rel. Armano

La S.C. ribadisce il principio secondo il quale il danno c.d. catastrofale (danno morale iure hereditario) patito dal danneggiato nel periodo di tempo decorrente dal momento dell’evento lesivo al decesso puo` essere trasmesso agli eredi solo nel caso in cui la vittima abbia patito una sofferenza determinata dall’accorgersi della vicina fine delle vita.  E’ orientamento consolidato, infatti, che in caso di morte che segua le lesioni dopo breve tempo, la sofferenza patita dalla vittima durante l'agonia e` autonomamente risarcibile non come danno biologico, ma come danno morale "iure hereditatis", a condizione pero` che la vittima sia stata in condizione di percepire il proprio stato, mentre va esclusa anche la risarcibilita` del danno morale quando all'evento lesivo sia conseguito immediatamente lo stato di coma e la vittima non sia rimasta lucida nella fase che precede il decesso (Sez. 3, Sentenza n. 28423 del 28/11/2008).

 

RESPONSABILITA` MEDICA – IRREGOLARE TENUTA DELLA CARTELLA CLINICA – NESSO CAUSALE.

Cass. 12 dicembre 2013, n. 27855.

Merita di essere segnalata la recente sentenza di Cassazione n. 27855 del 12 dicembre 2013, in tema di nesso di causalita` nell’ambito della responsabilita` medica e di irregolare tenuta della cartella clinica.  In particolare, la S.C.– nel confermare la pronuncia della Corte d’Appello di Catania – esclude la responsabilita` dei sanitari – affermata invece in primo grado – in difetto di prova del nesso causale tra le gravi lesioni riportate da un minore al momento della nascita e la condotta dei sanitari.
Al riguardo, i giudici di legittimita` ribadiscono il seguente principio:
“il paziente non puo` limitarsi ad allegare un inadempimento, quale che esso sia, ma deve dedurre l'esistenza di una inadempienza, per cosi` dire, vestita, astrattamente efficiente, cioe`, alla produzione del danno, di talche`, solo quando lo sforzo probatorio dell'attore consenta di ritenere dimostrato il contratto (o contatto sociale) e l'insorgenza o l'aggravamento della patologia, con l'allegazione di qualificate inadempienze in tesi idonee a porsi come causa o concausa del danno, scattera` l'onere del convenuto di dimostrare o che nessun rimprovero di scarsa diligenza o di imperizia puo` essergli mosso, o che, pur essendovi stato un suo inesatto adempimento, questo non ha avuto alcuna incidenza eziologica nella produzione del danno”.  Inoltre, è da evidenziarsi il seguente passaggio, allorche` la S.C. rileva l’infondatezza del motivo del ricorso dei famigliari del minore nella parte in cui:
”essi si dolgono della mancata individuazione, da parte del giudice di merito, della causa naturale, diversa, dunque, dal comportamento dei medici, che aveva determinato il deficit intellettivo di L.R., senza considerare (e neppure confutare), che, secondo il corretto approccio della Corte territoriale si trattava invece proprio di allegare qualificate inadempienze in tesi idonee a porsi come causa o concausa del danno”.
Particolarmente interessante, infine, il rilievo secondo cui nessuna valenza probatoria viene attribuita alle riscontrate lacunosita` nella tenuta della cartella clinica, in quanto:
“l'irregolare compilazione della stessa consente - e` vero - il ricorso alla prova presuntiva, in base al criterio della vicinanza della prova, ma tanto all'interno di un giudizio in cui risulti pur sempre dedotta e provata una condotta ascrivibile al professionista, astrattamente idonea a provocare il danno”.

 

MALA GESTIO IMPROPRIA – CONDANNA ASSICURATORE

Trib. Treviso, 16 luglio 2013 – Giudice dott.ssa Ronzani.

Il Tribunale di Treviso ribadisce il principio secondo il quale in ipotesi di mala gestio impropria, al danneggiato non spetta l'onere di formulare la relativa domanda in modo espresso, dovendosi la stessa ritenere compresa nella richiesta di condanna dell'assicuratore all'integrale risarcimento del danno.  Nel caso di specie, la mala gestio impropria della Compagnia assicurativa e` stata affermata per violazione dell’art. 27 della legge n. 990 del 1969, per non aver la stessa provveduto al risarcimento del danno in sede stragiudiziale, a favore della figlia di una vittima di incidente stradale. Al riguardo, si e` accertato che la Compagnia era a conoscenza dell’esistenza della figlia della persona deceduta e non aveva chiamato in causa la stessa nel giudizio promosso dal padre.

 

 
 

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