05.2015

In Newsletter ,

 

DANNO DA NASCITA INDESIDERATA: I CONFINI DELL’ONERE PROBATORIO E LA SUSSISTENZA DI UN DIRITTO A NON NASCERE SE NON SANO – RIMESSIONE DELLA QUESTIONE ALLE SEZIONI UNITE

Cass. civ., sez. III, ordinanza 23 febbraio 2015, n. 3569

L’ordinanza in commento rimette al vaglio della Sezioni Unite le due questioni attinenti alla tematica del cosiddetto danno da nascita indesiderata, ricorrente quando, a causa del mancato rilievo dell’esistenza di malformazioni congenite del feto, la gestante perda la possibilità di interrompere la gravidanza.

Quanto al contenuto della prova richiesta alla madre relativamente alla sua volontà di orientarsi verso l’interruzione della gravidanza se compiutamente informata dell’esistenza di malformazioni del feto, la Corte riassume i due contrastanti orientamenti giurisprudenziali,  uniformi nel sostenere la necessità che spetti alla donna l’onere di dimostrare che l’accertamento dell’esistenza di anomalie o malformazioni l’avrebbe indotta ad interrompere la gravidanza e, altresì, che la conoscenza di tali elementi avrebbe generato nella gestante uno stato patologico tale da mettere in pericolo la sua salute fisica o psichica (con ciò rendendosi praticabile il ricorso all’interruzione della gravidanza oltre il novantesimo giorno), ma fortemente divergenti in ordine ai limiti di tale onere probatorio.

A mente di un primo più risalente orientamento, infatti, è sufficiente che la donna alleghi che si sarebbe avvalsa di quella facoltà (di interrompere la gravidanza) se fosse stata informata della grave malformazione del feto, essendo in ciò implicita la ricorrenza delle condizioni di legge per farvi ricorso, compresa quella del pericolo per la salute fisica o psichica derivante dal trauma connesso all’acquisizione della notizia (nel pieno rispetto, quindi, dei requisiti indicati dall’art. 6 della legge n. 194/1978 per ricorrere all’aborto superati i 90 giorni).

Secondo una recente impostazione giurisprudenziale, invece, nemmeno la semplice richiesta formulata dalla gestante di sottoporsi ad esami volti ad accertare l’esistenza di eventuali anomalie del feto esaurirebbe il suo onere probatorio, trattandosi di indizi privi dei caratteri di gravità ed univocità da integrarsi con elementi ulteriori (di qualsiasi genere) da sottoporre all’esame del giudice.

Non è tutto. Infatti anche con riferimento alla legittimazione del nato a pretendere il risarcimento del danno a carico del medico (e/o della struttura sanitaria) che col suo inadempimento abbia privato la gestante della possibilità di accedere all’interruzione della gravidanza si registrano due filoni giurisprudenziali contrapposti.

Secondo una rigorosa impostazione giurisprudenziale, non sarebbe configurabile un diritto a non nascere o a non nascere se non sano poiché l’ordinamento positivo tutela il concepito e l’evoluzione della gravidanza esclusivamente verso la nascita, essendo pertanto (al più) configurabile un diritto a nascere e a nascere sano, suscettibile di essere inteso esclusivamente nella sua positiva accezione. Il minore non sarebbe, quindi, legittimato a far valere come danno proprio l’essere egli affetto da malformazioni congenite per non essere stata la madre, per difetto di informazione, messa nella condizioni di tutelare il di lei diritto alla salute facendo ricorso all’aborto.

Altra giurisprudenza ammette, invece, la configurabilità in capo al figlio di un diritto al risarcimento in caso di omessa diagnosi di malformazioni genetiche poiché il medesimo, per la violazione del diritto all’autodeterminazione della madre, si duole in realtà non della nascita ma del proprio stato di infermità (che sarebbe mancato se egli non fosse nato). In altri termini, una volta venuto ad esistenza il nato avrebbe diritto ad essere risarcito da parte del sanitario con riguardo al danno consistente ad alleviare la propria condizione di vita impeditiva di una libera estrinsecazione della personalità, a nulla rilevando né che la sua patologia fosse congenita, né che la madre, ove fosse stata informata della malformazione, avrebbe verosimilmente scelto di abortire.

 

PENSIONE DI REVERSIBILITA’ E RISARCIMENTO DEL DANNO PATRIMONIALE CONO CUMULABILI?  RIMESSIONE DELLA QUESTIONI ALLE SEZIONI UNITE                                            

Cass. civ., sez. III, ordinanza n. 4447/2015

L’ordinanza in commento rimette al vaglio delle Sezioni Unite la questione circa la riconducibilità della prestazione previdenziale indennitaria alla categoria del danno patrimoniale risarcibile a seguito di un fatto illecito (nella specie un incidente sciistico mortale).  Su tale problematica si sono registrati due contrapposti orientamenti.  A mente del primo, dal montante risarcitorio per danno patrimoniale conseguente a fatto illecito devono escludersi le prestazioni erogate dall’assicuratore sociale o dall’ente previdenziale, non potendo in tal caso trovare rilievo il principio della compensatio lucri cum damno, giacché prestazione previdenziale e danno non scaturiscono entrambi dal fatto illecito, posto che la prima sorge direttamente dalla legge.

Ad affermare, invece, la non cumulabilità tra pensione di reversibilità e risarcimento del danno patrimoniale è stata la S.C. nella recente sentenza n. 1357 del 13 giugno 2014 (commentata nella Newsletter n. 8), recuperando così un orientamento risalente nel tempo teso, appunto, a negare la possibilità di cumulare il risarcimento del danno con eventuali prestazioni previdenziali percepite in conseguenza del fatto illecito, in quanto il beneficio erogato dall’assicuratore sociale o dall’ente previdenziale abbia lo scopo di “attenuare il danno patrimoniale subito dai familiari della vittima”, con ciò elidendosi in parte qua l’esistenza del danno risarcibile.

In risposta a tale orientamento, però, si è posta recentemente la sentenza n. 20548 del 30 settembre 2014 chiara nel sostenere che non può essere detratto quanto già percepito dal danneggiato a titolo di pensione di reversibilità, ovvero a titolo di assegni, di equo indennizzo o di qualsiasi altra speciale erogazione connessa alla morte o all’invalidità, trattandosi di attribuzioni che si fondano su un titolo diverso dall’atto illecito e non hanno finalità risarcitorie.

 

CTU ESPLORATIVA E DANNO DI INCAPACITA’ LAVORATIVA GENERICA  E SPECIFICA

Cass. civ., sez. VI, sentenza n. 7639/2015 depositata il 15 aprile 2015

La sentenza in commento anzitutto, specifica quale sia la natura da riconoscersi alla Consulenza Tecnica d’Ufficio, accertamento che non deve essere considerato un mezzo istruttorio in senso proprio, avendo la finalità di coadiuvare il giudice nella valutazione di elementi acquisiti o nella soluzione di questioni che necessitino di specifiche conoscenze. Ne consegue che il suddetto mezzo di indagine non può essere utilizzato al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume, ed è quindi legittimamente negato qualora la parte tenda con la consulenza a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni o offerte di prova, ovvero a far compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati.

Nel caso sottoposto al vaglio della Corte, questo il ragionamento utilizzato per rigettare la richiesta della danneggiata di essere sottoposta ad una consulenza psichiatrica, pretesa non supportata da alcun elemento di prova ma unicamente dalla prospettazione di una sintomatologia soggettiva che, quindi, rendeva la consulenza richiesta meramente perlustrativa e non rispettosa del principio dell’onere della prova gravante sul danneggiato.

Quanto, poi, al danno da riduzione della capacità lavorativa generica la Suprema Corte ha specificato che tale pregiudizio viene tradizionalmente ricondotto nell’ambito del danno non patrimoniale, sotto il profilo del danno biologico poiché esso non attiene alla produzione del reddito, ma si sostanzia – in quanto lesione di un’attitudine o di un modo di essere del soggetto – in una menomazione all’integrità psico-fisica risarcibile, appunto, quale danno biologico.  All’interno della categoria del danno patrimoniale va, invece, inserito il danno da incapacità lavorativa specifica, non liquidabile però in via automatica poiché l’accertamento dell’esistenza di postumi permanenti incidenti sulla capacità lavorativa specifica non comporta l’automatico obbligo di risarcimento del danno patrimoniale da parte del danneggiante, dovendo comunque il soggetto leso dimostrare, in concreto, lo svolgimento di un’attività produttiva di reddito e la diminuzione o il mancato conseguimento di questo in conseguenza del fatto dannoso.

 

ILLEGITTIMA LA FACOLTA’ DEL QUERELANTE DI OPPORSI ALLA DEFINIZIONE DEL PROCEDIMENTO CON L’EMISSIONE DI DECRETO PENALE DI CONDANNA

Corte Cost., sentenza del 27 febbraio 2015, n. 23

Con la pronuncia in commento la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 459, comma I, c.p.p. per violazione degli artt. 3 e 111 Cost. nella parte in cui prevede la facoltà del querelante di opporsi, in caso di reati perseguibili a querela, alla definizione del procedimento con l’emissione di decreto penale di condanna.

Secondo la Consulta, infatti, una volta ampliato il campo dei reati per i quali è possibile definire il procedimento con il decreto penale di condanna comprendendovi anche i reati procedibili a querela (scelta operata nel 1999 con il dichiarato scopo di favorire sempre più il ricorso a riti alternativi di tipo premiale per assicurare la deflazione del carico penale necessaria per l’effettivo funzionamento del rito accusatorio), l’attribuzione di una mera facoltà al querelante, consistente nell’opposizione alla definizione del procedimento mediante il decreto penale di condanna, introduce un evidente elemento di irrazionalità. Ciò in quanto: a) distingue irragionevolmente la posizione del querelante rispetto a quella della persona offesa dal reato per i reati perseguibili d’ufficio (per i quali, l’opzione del rito alternativo è rimessa esclusivamente alla valutazione del pubblico ministero); b) non corrisponde ad alcun interesse meritevole di tutela del querelante stesso; c) reca un significativo vulnus all’esigenza di rapida definizione del processo; e) è intrinsecamente contraddittoria rispetto alla mancata previsione di una analoga facoltà di opposizione alla definizione del processo mediante l’applicazione della pena su richiesta delle parti, in quanto tale rito speciale può essere una modalità di definizione del giudizio nonostante l’esercizio, da parte del querelante, del suo potere interdittivo. Infatti, qualora il condannato avanzi richiesta di applicazione della pena e ottenga il consenso del pubblico ministero, al querelante, anche se costituito parte civile, non resta alcun potere di interdizione del rito dovendo trovare esclusivamente nella sede civile il luogo della tutela del proprio interesse al risarcimento del danno.

In definitiva, secondo la Corte, il permanere di una tale facoltà in capo al querelante comporterebbe una dilatazione dei tempi del processo irragionevole perché non sorretta da alcuna valida ratio giustificativa, violandosi così il principio della ragionevole durata del processo contemplato al secondo comma dell’art. 111 della Costituzione.

 

L’ASL E’ RESPONSABILE IN SOLIDO DELL’OPERATO DEL MEDICO DI MEDICINA GENERALE CONVENZIONATO

Cass. civ., sez. VI, 27 marzo 2015, n. 6243

La Corte di Cassazione affronta, con una decisione assolutamente innovativa, un tema di grande interesse per medici, aziende ospedaliere e assicuratori, riguardante la possibilità per la ASL di essere considerata responsabile nei confronti del paziente ai sensi degli artt. 1228 e/o 2049 c.c. per la condotta posta in essere da un medico di base con la medesima convenzionato.

Il caso affrontato dalla Corte riguarda un Medico di Medicina generale responsabile di essere intervenuto con estremo ritardo rispetto ad una situazione di presunta ischemia cerebrale e di aver prescritto, in seguito, alcune cure ritenute dai giudici del tutto inadeguate, determinandosi quale conseguenza la paralisi della parte sinistra del corpo del paziente, con un danno di carattere sia patrimoniale sia non patrimoniale di elevata entità.

Per la Corte di legittimità si è, dunque, presentata l’occasione di ritornare sulla questione della sussistenza o meno di responsabilità solidale della ASL in caso di danni arrecati dall’operato di un medico di base convenzionato: problematica che era stata risolta in senso negativo da un orientamento precedente.

E’ noto che il Medico di Medicina generale è una figura imprescindibile nel contesto del Servizio sanitario nazionale, costituendo, accanto alle diverse posizioni dei Medici di continuità assistenziale e di Pronto soccorso, il primo, diretto e basilare punto di riferimento per i cittadini che necessitano di assistenza sanitaria.  L’importanza sociale pacificamente riconosciuta a tale figura continua tuttora a spiegare e giustificare il carattere autonomo della fonte normativa posta a presidiarne la disciplina.  Il fondamento legislativo della figura del cosiddetto Medico di base è da rinvenirsi nella Legge n. 833 del 23 dicembre 1978, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, disciplina integrata dagli accordi collettivi nazionali sottoscritti dalle rappresentanze sindacali dei singoli medici, che vengono periodicamente aggiornati e si preoccupano di individuare in maniera precisa i compiti e gli obblighi spettanti al medico di primo livello.

In particolare, per ciò che concerne il rapporto tra ASL e Medico di base vengono in rilievo gli articoli 14 e 25 della normativa.

Se, infatti, secondo la lettera h) del III comma dell’art. 14 spetta alle Aziende Sanitarie Locali provvedere all’assistenza medico-generica (nell’ambito delle proprie competenze l’unità sanitaria locale provvede in particolare…….h) all’assistenza medico-generica e infermieristica, domiciliare e ambulatoriale), dal III comma dell’art. 25 si ricava che l’assistenza medico-generica e pediatrica è prestata dal personale dipendente o convenzionato del servizio sanitario nazionale operante nelle unità sanitarie locali o nel comune di residenza del cittadino.

Sulla base di queste norme, l’orientamento precedente riteneva che l’Azienda sanitaria non fosse civilmente responsabile per i danni provocati dal medico convenzionato, e ciò faceva partendo dal presupposto che l’assetto legislativo sostanzialmente non distingueva - con riguardo al rapporto con il paziente - la posizione del medico convenzionato da quella del medico non convenzionato, tanto che in ambedue i casi si riteneva che il professionista godesse dello stesso tipo di libertà nell’esecuzione delle sue prestazioni, al di fuori di ogni controllo preventivo di merito o di potere di direzione da parte della ASL di riferimento.

Di conseguenza, secondo tale prospettiva, il medico convenzionato andava considerato alla stregua di un libero professionista del tutto autonomo, scelto dal paziente in piena libertà, non esercitando la ASL alcun potere di vigilanza, controllo o direzione, al punto che il professionista non può essere ritenuto un preposto che non svolge la sua attività in piena autonomia ma è vincolato dall’obbligo di rispettare gli ordini o le direttive del soggetto preponente (Cass. pen., 23 settembre 2008, n. 36502).

In definitiva, non veniva ipotizzata una corresponsabilità dell’Azienda sanitaria locale ai sensi dell’art. 1228 c.c. (a norma del quale chi si vale dell’opera di terzi per adempiere alla propria obbligazione risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro), non ricorrendo né un rapporto di immedesimazione organica né di ausiliarietà fra l’azienda sanitaria e il medico convenzionato; quest’ultimo era considerato, infatti, libero professionista scelto dal paziente in piena autonomia.

A stravolgere questa tesi, si pone ora la sentenza in commento, chiara nell’affermare un nuovo principio, e cioè che l’ASL è responsabile civilmente, ai sensi dell’art. 1228 c.c., del fatto illecito che il medico, con essa convenzionato per l’assistenza medico-generica, abbia commesso in esecuzione della prestazione curativa, ove resa nei limiti in cui la stessa è assicurata e garantita dal S.S.N. in base ai livelli stabiliti secondo la legge.

I passaggi argomentativi attraverso i quali è stata raggiunta questa nuova interpretazione trovano il loro fondamento in una differente lettura, rispetto a quella evidenziata, delle fonti normative riguardanti il rapporto tra ASL e Medico di Medicina Generale.

Infatti, secondo la Corte, proprio in forza degli artt. 14, comma III, lett. h) e 25, comma III della legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale si evincerebbe il compito specifico, attribuito ex lege, alle Unità sanitarie locali di erogare una serie di prestazioni curative, compresa l’assistenza medico-generica sia in forma domiciliare, che ambulatoriale, assicurando i livelli di prestazioni stabiliti dal piano sanitario nazionale.

Fruitore di tale prestazione è l’utente del S.S.N., che ha il diritto di godere dell’assistenza medico-generica, prestata dal personale dipendente o convenzionato del servizio sanitario nazionale operante nelle unità sanitarie locali o nel comune di residenza del cittadino.

Da tale interpretazione conseguono, secondo la sentenza di marzo, una serie di considerazioni.

Anzitutto, la scelta del medico di fiducia operata dal cittadino risulterebbe essere non libera ma obbligata, potendo ricadere o sul medico pubblico dipendente operante nella USL o sul medico convenzionato operante nel Comune di residenza dell’utente del S.S.N.

Di poi, il rapporto di convenzionamento che lega l’ASL al medico di base si distinguerebbe da quello della libera professione, dovendo essere considerato un rapporto di lavoro autonomo “parasubordinato”, che si svolge, di norma, su un piano di parità, sebbene sia comunque costituito in vista dello scopo di soddisfare le finalità istituzionali del servizio sanitario nazionale, dirette a tutelare la salute pubblica.

Inoltre, si configurerebbe chiaramente a carico della ASL un’obbligazione ex lege di prestare l’assistenza medico-generica all’utente del S.S.N. avvalendosi per il concreto adempimento della medesima di personale medico alle proprie dipendenze ovvero in rapporto di convenzionamento, con la diretta conseguenza che si tratterebbe di  un obbligo quoad effectum contrattuale, venendo in rilievo in  caso di inadempimento le disposizioni degli artt. 1218 e ss. c.c.

In definitiva, da tale ragionamento traspaiono:

a) da un lato, la posizione di creditore della prestazione curativa assunta dall’utente del Servizio Sanitario Nazionale nei confronti della ASL;

b) dall’altro, la qualifica di debitore rivestita dalla ASL medesima in quanto soggetto pubblico tenuto ad adempiere;

c) infine, il ruolo di ausiliario del debitore riconosciuto al medico generico convenzionato, chiamato a dare esecuzione alla prestazione che grava in capo alla ASL.

La conclusione cui giunge la Corte è, quindi, nel senso di ritenere operante l’art. 1228 c.c. nei confronti dell’ASL, sulla base del fatto che il debitore in ogni caso si avvale dell’opera del terzo nell’attuazione della sua obbligazione, ponendo tale opera a disposizione del creditore.

Tale fenomeno, oltretutto e secondo la S.C., non sarebbe intaccato dalla scelta dell’utente, la quale, come visto, oltre ad essere effettuata a monte nei confronti del debitore ASL (senza giuridico coinvolgimento del medico prescelto), è ristretta “nei limiti oggettivi dell’organizzazione dei servizi sanitari” e, dunque, esercitabile nell’ambito del “personale” del S.S.N. che la stessa ASL ha previamente selezionato, mediante l’accesso al convenzionamento.

Infine, a margine della nuova prospettiva sul tema specifico, va rilevato che con questa stessa sentenza non si è persa l’occasione di ribadire la natura contrattuale della responsabilità del medico convenzionato nei confronti dell’utente; il legame medico-paziente rimane per la Corte - nonostante qualche soffio di vento nuovo creato dal Decreto Balduzzi -  da ricondursi al contatto sociale, tenuto conto dell’affidamento che il medico crea per essere stato prescelto per rendere l’assistenza sanitaria dovuta e sulla base di una professione protetta.

 

 
 

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    Il presente sito incorpora anche plugin e/o bottoni per i social network, al fine di consentire una facile condivisione dei contenuti sui vostri social network preferiti.  Tali plugin sono programmati in modo da non impostare alcun cookie all'accesso della pagina, per salvaguardare la privacy degli utenti.  Eventualmente i cookie vengono impostati, se così previsto dai social network, solo quando l'utente fa effettivo e volontario uso del plugin.  Si tenga presente che se l'utente naviga essendo loggato nel social network allora ha già acconsentito all'uso dei cookie veicolati tramite questo sito al momento dell'iscrizione al social network.  La raccolta e l'uso delle informazioni ottenute a mezzo del plugin sono regolati dalle rispettive informative privacy dei social network, alle quali si prega di fare riferimento.

     

    DIRITTI DEGLI INTERESSATI

    La informiamo che nella Sua qualità di interessato, Lei ha ai sensi degli articoli da 15 a 23 del RGDP 2016/679, i diritti qui sotto elencati che potrà far valere rivolgendo apposita richiesta al Titolare del trattamento e/o al responsabile del trattamento, oltre il diritto di proporre reclamo a un’autorità di controllo:

    • Art. 15-Diritto di accesso
    • L’interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la conferma che sia o meno in corso un trattamento di dati personali che lo riguardano e in tal caso, di ottenere l’accesso ai dati personali e alle informazioni riguardanti il trattamento.
    • Art. 16 - Diritto di rettifica
    • L'interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la rettifica dei dati personali inesatti che lo riguardano senza ingiustificato ritardo.  Tenuto conto delle finalità del trattamento, l'interessato ha il diritto di ottenere l'integrazione dei dati personali incompleti, anche fornendo una dichiarazione integrativa.
    • Art. 17 - Diritto alla cancellazione (diritto all’oblio)
    • L'interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato ritardo e il titolare del trattamento ha l'obbligo di cancellare senza ingiustificato ritardo i dati personali.
    • Art. 18 - Diritto di limitazione del trattamento
    • L'interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la limitazione del trattamento quando ricorre una delle seguenti ipotesi: 
    • a) l'interessato contesta l'esattezza dei dati personali, per il periodo necessario al titolare del trattamento per verificare l'esattezza di tali dati personali; 
    • b) il trattamento è illecito e l'interessato si oppone alla cancellazione dei dati personali e chiede invece che ne sia limitato l'utilizzo; 
    • c) benché il titolare del trattamento non ne abbia più bisogno ai fini del trattamento, i dati personali sono necessari all'interessato per l'accertamento, l'esercizio o la difesa di un diritto in sede giudiziaria; 
    • d) l'interessato si è opposto al trattamento ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 1, in attesa della verifica in merito all'eventuale prevalenza dei motivi legittimi del titolare del trattamento rispetto a quelli dell'interessato.
    • Art. 20 - Diritto alla portabilità dei dati
    • L'interessato ha il diritto di ricevere in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico i dati personali che lo riguardano forniti a un titolare del trattamento e ha il diritto di trasmettere tali dati a un altro titolare del trattamento senza impedimenti da parte del titolare del trattamento cui li ha forniti.  Nell'esercitare i propri diritti relativamente alla portabilità dei dati a norma del paragrafo 1, l'interessato ha il diritto di ottenere la trasmissione diretta dei dati personali da un titolare del trattamento all'altro, se tecnicamente fattibile.
    • Art. 21 - Diritto di opposizione
    • L'interessato ha il diritto di opporsi in qualsiasi momento, per motivi connessi alla sua situazione particolare, al trattamento dei dati personali che lo riguardano ai sensi dell'articolo 6, paragrafo 1, lettere e) o f), compresa la profilazione sulla base di tali disposizioni.
    • Art. 22 - Diritto di non essere sottoposto a processo decisionale automatizzato, compresa la profilazione
    • L'interessato ha il diritto di non essere sottoposto a una decisione basata unicamente sul trattamento automatizzato, compresa la profilazione, che produca effetti giuridici che lo riguardano o che incida in modo analogo significativamente sulla sua persona.

     

    MODALITÀ DI ESERCIZIO DEI DIRITTI

    Potrà in qualsiasi momento esercitare i suoi diritti o revocare il consenso inviando una comunicazione agli indirizzi e con le modalità indicate in calce:

    email: info@studiolocatelli.it

    telefono +39 049 66 36 12

     

    Ultima modifica 22.06.2019

     

Privacy

In questa pagina si descrivono le modalità di gestione del sito in riferimento al trattamento dei dati personali degli utenti che lo consultano. Si tratta di un'informativa che è resa anche ai sensi dell'art. 13 del Regolamento Generale UE 2016/679 (di seguito “RGDP”) sulla protezione dei dati personali a coloro che interagiscono con i servizi web accessibili per via telematica dall'indirizzo: https://www.studiolegalelocatelli.net

 

L'informativa è resa solo per il sito in oggetto e non anche per altri siti web eventualmente consultati dall'utente tramite link.  L'informativa si ispira anche alla Delibera n. 13 del 1º marzo 2007 "su internet e posta elettronica" del Garante della Privacy, ed alla Raccomandazione n. 2/2001 che le autorità europee per la protezione dei dati personali, riunite nel Gruppo istituito dall'art. 29 della direttiva n. 95/46/CE , hanno adottato il 17 maggio 2001 per individuare alcuni requisiti minimi per la raccolta di dati personali on-line, e, in particolare, le modalità, i tempi e la natura delle informazioni che i titolari del trattamento devono fornire agli utenti quando questi si collegano a pagine web, indipendentemente dagli scopi del collegamento.  Il trattamento delle informazioni personali che La riguardano sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e di tutela della Sua riservatezza e dei Suoi diritti.  La normativa in oggetto prevede innanzitutto che chiunque effettua trattamenti di dati personali è tenuto ad informare il soggetto interessato su quali dati vengano trattati ed a quale scopo, pertanto, secondo quanto disposto dall’art. 13 del RGDP 2016/679, Vi forniamo le seguenti informazioni:

 

ESTREMI IDENTIFICATIVI DEL TITOLARE, DEL RESPONSABILE E DEL RAPPRESENTANTE DEL TITOLARE NEL TERRITORIO DELLO STATO

A seguito della consultazione di questo sito possono essere trattati dati relativi a persone identificate o identificabili.  Le segnaliamo che il Titolare del Trattamento è Studio Legale Locatelli, con sede legale in Galleria Alcide de Gasperi 4 a Padova, e che l’elenco aggiornato dei Responsabili potrà sempre essere richiesto al Titolare del Trattamento, elettivamente domiciliato, presso la sede della scrivente, al quale dovranno essere inoltrate le comunicazioni per l’esercizio dei diritti riconosciuti all’interessato di cui degli articoli da 15 a 23 del RGDP a mezzo lettera raccomandata, PEC o posta elettronica presso la quale è anche disponibile l’elenco completo dei soggetti ai quali i dati possono essere comunicati.

 

LUOGO DI TRATTAMENTO DEI DATI

I trattamenti connessi ai servizi web di questo sito hanno luogo presso la sede legale di Studio Legale Locatelli, e sono curati solo da personale tecnico incaricato del trattamento, oppure da eventuali incaricati di occasionali operazioni di manutenzione.  Nessun dato derivante dal servizio web viene comunicato o diffuso.  I dati personali forniti dagli utenti che inoltrano richieste di informazioni o di iscrizione alla mailing list del sito, sono utilizzati al solo fine di eseguire il servizio o la prestazione richiesta.

 

TIPO DI DATI TRATTATI

Dati di navigazione

I sistemi informatici e le procedure software preposte al funzionamento di questo sito web acquisiscono, nel corso del loro normale esercizio, alcuni dati personali la cui trasmissione è implicita nell'uso dei protocolli di comunicazione di Internet.  Si tratta di informazioni che non sono raccolte per essere associate a interessati identificati, ma che per loro stessa natura potrebbero, attraverso elaborazioni ed associazioni con dati detenuti da terzi, permettere di identificare gli utenti.  In questa categoria di dati rientrano gli indirizzi IP o i nomi a dominio dei computer utilizzati dagli utenti che si connettono al sito, gli indirizzi in notazione URI (Uniform Resource Identifier) delle risorse richieste, l'orario della richiesta, il metodo utilizzato nel sottoporre la richiesta al server, la dimensione del file ottenuto in risposta, il codice numerico indicante lo stato della risposta data dal server (buon fine, errore, ecc.) ed altri parametri relativi al sistema operativo e all'ambiente informatico dell'utente.  Questi dati vengono utilizzati al solo fine di ricavare informazioni statistiche anonime sull'uso del sito e per controllarne il corretto funzionamento e vengono cancellati immediatamente dopo l'elaborazione.  I dati potrebbero essere utilizzati per l'accertamento di responsabilità in caso di ipotetici reati informatici ai danni del sito: salva questa eventualità, allo stato i dati sui contatti web non persistono per più di sei mesi

Dati forniti volontariamente dall'utente

L'invio facoltativo, esplicito e volontario di posta elettronica agli indirizzi indicati su questo sito comporta la successiva acquisizione dell'indirizzo del mittente, necessario per rispondere alle richieste, nonché degli eventuali altri dati personali inseriti nella missiva.  Specifiche informative di sintesi verranno progressivamente riportate o visualizzate nelle pagine del sito predisposte per particolari servizi a richiesta.

 

NATURA DEI DATI TRATTATI

Trattiamo/tratteremo esclusivamente i Vostri dati anagrafici, e saranno utilizzati al solo fine di eseguire servizio o la prestazione richiesta.  Limitatamente alle informazioni rilasciate su questo sito, non saranno trattati dati personali qualificabili come “Particolari” sensibili o di natura giudiziaria. 

 

DATI DI UTENTI MINORI DI ETÀ

In caso di trattamento di dati di minori, occorre acquisire il consenso dai genitori o dagli esercenti la patria potestà se l'interessato ha meno di 16 anni.

 

COOKIES

Nessun dato personale degli utenti viene in proposito acquisito dal sito.  Non viene fatto uso di cookies per la trasmissione di informazioni di carattere personale, né vengono utilizzati c.d. cookies persistenti di alcun tipo, ovvero sistemi per il tracciamento degli utenti.  L'uso di c.d. cookies di sessione (che non vengono memorizzati in modo persistente sul computer dell'utente e svaniscono con la chiusura del browser) è strettamente limitato alla trasmissione di identificativi di sessione (costituiti da numeri casuali generati dal server) necessari per consentire l'esplorazione sicura ed efficiente del sito.  I c.d. cookies di sessione utilizzati in questo sito evitano il ricorso ad altre tecniche informatiche potenzialmente pregiudizievoli per la riservatezza della navigazione degli utenti e non consentono l'acquisizione di dati personali identificativi dell'utente. 

 

FILE DI LOG E LORO CONSERVAZIONE

I file di log saranno tracciati per motivi di sicurezza che impongono la registrazione ed il mantenimento dei file log e l'accessibilità agli stessi da parte della polizia giudiziaria nell'eventualità in cui quest'ultima ne facesse richiesta.  A tal fine i file di log degli accessi saranno mantenuti per un arco temporale non superiore a: 6 mesi/-1 anno .  Eventuali controlli degli accessi saranno effettuati in maniera graduale e nel pieno rispetto della norma, in particolare dei principi di necessità e proporzionalità.

 

BASE GIURIDICA E FINALITÀ DEL TRATTAMENTO

I Dati vengono da noi raccolti con la esclusiva finalità di del corretto e completo svolgimento della nostra attività commerciale nei Suoi confronti, con le finalità di seguito descritte, ovvero: 

  • erogazione di servizi basati su interfaccia web (registrazione anagrafica utenti);
  • erogazione di informazioni relative alla Sua specifica richiesta sui servizi di Studio Legale Locatelli;
  • finalità connesse agli obblighi previsti da leggi, da regolamenti, dalla normativa comunitaria e da disposizioni impartite da autorità a ciò legittimate dalla legge;
  • Il trattamento dei dati personali per le finalità dal punto a) al punto c) di cui sopra, non richiede il Suo consenso espresso (art. 24, lett. a) e b) del Codice e art. 6 lett. b) e e) del RGPD);
  • svolgimento di attività di marketing e promozionali di prodotti e servizi del Titolare, comunicazioni commerciali, sia con mezzi automatizzati senza intervento dell’operatore (es. sms, fax, mms, posta elettronica ecc.) che tradizionali (tramite telefono, posta);
  • Iscrizione alla ricezione di News Letter periodiche.

Il trattamento dei dati personali per le finalità ai punti d) ed e) di cui sopra, richiede il suo consenso espresso (art. 23 del Codice e art. 7 del RGPD). Detto consenso riguarda sia le modalità di comunicazione automatizzate che quelle tradizionali sopra descritte.  Lei avrà sempre il diritto di opporsi in maniera agevole e gratuitamente, in tutto o anche solo in parte al trattamento dei Suoi dati per dette finalità, escludendo ad esempio le modalità automatizzate di contatto ed esprimendo la sua volontà di ricevere comunicazioni commerciali e promozionali esclusivamente attraverso modalità tradizionali di contatto.   La base Giuridica del trattamento è basata sia sul consenso dell’interessato, sia sul legittimo interesse del Titolare del Trattamento di informare gli interessati su eventi formativi in programma in base al rispettivo interesse.

 

OBBLIGO O FACOLTÀ DI CONFERIRE I DATI E CONSEGUENZE DELL’EVENTUALE RIFIUTO

A parte quanto specificato per i dati di navigazione, l'utente è libero di fornire i dati personali riportati nei moduli di richiesta o comunque indicati in contatti per avere informazioni circa le offerte immobiliari dalla scrivente, o per sollecitare l'iscrizione nella mailing list del sito, o l'invio di informazioni richieste.  I dati richiesti per le finalità di cui alle precedenti lettere a), b) e c) devono essere obbligatoriamente forniti per l’adempimento degli obblighi di legge e/o per la conclusione ed esecuzione del rapporto contrattuale o la fornitura dei servizi o informazioni richiesti.  Pertanto il Suo eventuale rifiuto, anche parziale, di fornire tali dati comporterebbe l’impossibilità di instaurare e gestire il rapporto stesso e di fornire il servizio richiesto.  Il conferimento dei dati personali necessari per le finalità di cui alle precedenti lettere d) ed f) è facoltativo, pertanto il Suo eventuale rifiuto di fornire tali dati comporterebbe l’impossibilità di porre in essere le attività ivi descritte fermo restando il rapporto in essere.

 

DURATA DEL TRATTAMENTO E PERIODO DI CONSERVAZIONE DEI DATI PERSONALI

I dati raccolti sono trattati per i tempi necessari agli scopi per i quali sono stati raccolti, e comunque non oltre i tempi prescritti dalle norme di legge.  I dati necessari a fini fiscali sono conservati fino a quando non siano definiti gli accertamenti relativi al corrispondente periodo di imposta, quindi per almeno 10 anni e più se la relativa annualità non è ancora prescritta ai fini fiscali.  Alla scadenza di tale termine i dati saranno cancellati o anonimizzati, a meno che non sussistano ulteriori finalità per la conservazione degli stessi (es. obblighi di fornitura garanzia, obblighi fiscali).  I dati raccolti e trattati sulla base del consenso per finalità commerciali e di marketing saranno trattati fino a revoca dello stesso, o al termine della prestazione fornita e in mancanza di esso, saranno conservati per un periodo massimo di 2 anni dopodichè saranno distrutti o anonimizzati.

 

MODALITÀ DEL TRATTAMENTO

Il trattamento dei dati avviene/avverrà mediante l’utilizzo di strumenti elettronici per mezzo del ns. sistema informatico, ed in tal caso verranno registrati su supporti informatici protetti, ovvero manualmente e la documentazione cartacea relativa verrà da noi correttamente mantenuta e protetta per tutto il tempo necessario al trattamento attraverso procedure idonee a garantirne la sicurezza e la riservatezza per prevenire la perdita dei dati nel rispetto delle misure di sicurezza di cui all’art. 32 del GDPR 2016/679, da usi illeciti o non corretti ed accessi non autorizzati e potrà essere effettuato sia mediante supporti cartacei, sia attraverso l’ausilio di strumenti elettronici automatizzati per il tempo strettamente necessario a conseguire gli scopi per cui sono stati raccolti.

 

COMUNICAZIONE E DIFFUSIONE

I Vostri dati non verranno da noi "diffusi", con tale termine intendendosi il darne conoscenza a soggetti indeterminati in qualunque modo, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione, salvo specifico consenso concesso da parte dell’interessato con atto a parte.  I Vostri dati potranno invece essere da noi "comunicati", con tale termine intendendosi il darne conoscenza ad uno o più soggetti determinati, nei seguenti termini:

  • a soggetti incaricati all’interno della nostra Società di trattare i Vostri dati, ed in particolare agli addetti all’Ufficio amministrazione;
  • a soggetti che possono accedere ai dati in forza di disposizione di legge, di regolamento o di normativa comunitaria, nei limiti previsti da tali norme;
  • a soggetti che hanno necessità di accedere ai Vostri dati per finalità ausiliarie al rapporto che intercorre tra Voi e noi, nei limiti strettamente necessari per svolgere i compiti ausiliari loro affidati come ad esempio: gli istituti di creare, corrieri ecc.;
  • a soggetti nostri consulenti, nei limiti necessari per svolgere il loro incarico presso la nostra Società, ovvero in regime di Outsourcing, in qualità di Responsabili esterni del Trattamento previa nostra lettera di incarico che imponga il dovere di riservatezza e sicurezza nel trattamento dei Vostri dati.

 

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DIRITTI DEGLI INTERESSATI

La informiamo che nella Sua qualità di interessato, Lei ha ai sensi degli articoli da 15 a 23 del RGDP 2016/679, i diritti qui sotto elencati che potrà far valere rivolgendo apposita richiesta al Titolare del trattamento e/o al responsabile del trattamento, oltre il diritto di proporre reclamo a un’autorità di controllo:

  • Art. 15-Diritto di accesso
  • L’interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la conferma che sia o meno in corso un trattamento di dati personali che lo riguardano e in tal caso, di ottenere l’accesso ai dati personali e alle informazioni riguardanti il trattamento.
  • Art. 16 - Diritto di rettifica
  • L'interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la rettifica dei dati personali inesatti che lo riguardano senza ingiustificato ritardo.  Tenuto conto delle finalità del trattamento, l'interessato ha il diritto di ottenere l'integrazione dei dati personali incompleti, anche fornendo una dichiarazione integrativa.
  • Art. 17 - Diritto alla cancellazione (diritto all’oblio)
  • L'interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato ritardo e il titolare del trattamento ha l'obbligo di cancellare senza ingiustificato ritardo i dati personali.
  • Art. 18 - Diritto di limitazione del trattamento
  • L'interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la limitazione del trattamento quando ricorre una delle seguenti ipotesi: 
  • a) l'interessato contesta l'esattezza dei dati personali, per il periodo necessario al titolare del trattamento per verificare l'esattezza di tali dati personali; 
  • b) il trattamento è illecito e l'interessato si oppone alla cancellazione dei dati personali e chiede invece che ne sia limitato l'utilizzo; 
  • c) benché il titolare del trattamento non ne abbia più bisogno ai fini del trattamento, i dati personali sono necessari all'interessato per l'accertamento, l'esercizio o la difesa di un diritto in sede giudiziaria; 
  • d) l'interessato si è opposto al trattamento ai sensi dell'articolo 21, paragrafo 1, in attesa della verifica in merito all'eventuale prevalenza dei motivi legittimi del titolare del trattamento rispetto a quelli dell'interessato.
  • Art. 20 - Diritto alla portabilità dei dati
  • L'interessato ha il diritto di ricevere in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico i dati personali che lo riguardano forniti a un titolare del trattamento e ha il diritto di trasmettere tali dati a un altro titolare del trattamento senza impedimenti da parte del titolare del trattamento cui li ha forniti.  Nell'esercitare i propri diritti relativamente alla portabilità dei dati a norma del paragrafo 1, l'interessato ha il diritto di ottenere la trasmissione diretta dei dati personali da un titolare del trattamento all'altro, se tecnicamente fattibile.
  • Art. 21 - Diritto di opposizione
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  • Art. 22 - Diritto di non essere sottoposto a processo decisionale automatizzato, compresa la profilazione
  • L'interessato ha il diritto di non essere sottoposto a una decisione basata unicamente sul trattamento automatizzato, compresa la profilazione, che produca effetti giuridici che lo riguardano o che incida in modo analogo significativamente sulla sua persona.

 

MODALITÀ DI ESERCIZIO DEI DIRITTI

Potrà in qualsiasi momento esercitare i suoi diritti o revocare il consenso inviando una comunicazione agli indirizzi e con le modalità indicate in calce:

email: info@studiolocatelli.it

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Ultima modifica 22.06.2019

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