2.2021

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La sospensione del processo civile in attesa della definizione del giudizio penale

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 1129 del 21 gennaio 2021

 

Nell’ordinanza in commento la Corte è chiamata a pronunciarsi in tema di sospensione necessaria del processo civile, in attesa della definizione con sentenza passata in giudicato di quello penale, in relazione alla pretesa risarcitoria avanzata dai ricorrenti in sede civile, già costituiti parte civile nel processo penale; pretesa, tuttavia, rivolta anche nei confronti di altro soggetto, non imputato nel procedimento penale.

Costituisce orientamento consolidato nella giurisprudenza di Cassazione il principio secondo il quale la sospensione necessaria del processo civile, ai sensi dell’art. 75, comma 3, cod. proc. pen., presuppone che il danneggiato abbia prima esercitato l’azione civile in sede penale mediante la costituzione di parte civile e, successivamente, proposto la medesima azione in sede civile, non trovando applicazione detta norma quando il danneggiato agisca in sede civile non solo contro l’imputato, ma anche contro altri coobbligati al risarcimento.

Tale regola trova applicazione tanto se si abbia riguardo a un’ipotesi di litisconsorzio facoltativo, quanto se il cumulo scaturisca da litisconsorzio necessario, e indipendentemente dal fatto che alcuno o tutti tra i coobbligati siano stati citati nel processo penale come responsabili civili.

Si aggiunge, inoltre, che in materia di rapporto tra giudizio civile e processo penale, il primo può essere sospeso solo nell’ipotesi in cui alla commissione del reato oggetto dell’impugnazione penale una norma di diritto sostanziale ricolleghi un effetto sul diritto oggetto di giudizio nel processo civile, e sempre a condizione che la sentenza che sia per essere pronunciata nel processo penale possa esplicare nel caso concreto efficacia di giudicato nel processo civile.

Pertanto, per rendere dipendente la decisione civile dalla definizione del giudizio penale, non basta che nei due processi rilevino gli stessi fatti, ma occorre che l’effetto giuridico dedotto nel processo civile sia collegato normativamente alla commissione del reato che è oggetto di imputazione nel giudizio penale.

 

 

L’individuazione della PEC che determina il perfezionamento del deposito telematico

Cassazione civile, sezione VI, sentenza n. 1956 del 28 gennaio 2021

 

Nella sentenza in oggetto la Corte è chiamata a pronunciarsi in tema di interpretazione delle regole concernenti il perfezionamento del deposito degli atti a mezzo PEC, essendo stato ritenuto tardivo il deposito dell’atto di reclamo avverso una sentenza dichiarativa di fallimento sul rilievo che la società reclamante non avesse prodotto la c.d. terza pec.

Il ricorrente invoca il principio in forza del quale il momento perfezionativo del deposito a mezzo pec va ancorato, per espressa previsione normativa, al momento di rilascio della seconda pec, ossia della ricevuta di accettazione.

La Corte, ponendo l’accento sul momento e sul rilievo dei controlli automatici (terza PEC) e dei controlli manuali (quarta PEC), ha già avuto modo di osservare che con tale accettazione, e solo a seguito di essa, si consolida l’effetto provvisorio di cui alla seconda PEC e, inoltre, il file viene caricato sul fascicolo telematico, divenendo così visibile alle controparti.

Con la precisazione, tuttavia, secondo la quale, vero è che il perfezionamento va cronologicamente fissato al momento della seconda PEC, ma altrettanto vero è che detto perfezionamento è subordinato all’esito positivo dei successivi controlli automatici e manuali, ben potendo accadere che i controlli automatici riportino un errore, ed in particolare un errore bloccante, riguardo al quale la cancelleria non può forzare il deposito, trattandosi di eccezioni non gestite o non gestibili che inibiscono materialmente l’accettazione, e, dunque, l’entrata dell’atto o del documento nel fascicolo processuale.

 

 

Il ricorso in Cassazione, avanti alle Sezioni penali, non può essere depositato a mezzo PEC

Cassazione penale, sezione II, sentenza n. 3435 del 27 gennaio 2021

 

Nella sentenza in oggetto la Corte si pronuncia in merito alle modalità secondo le quali è consentito procedere al deposito del ricorso di legittimità in materia penale.

Il principio di fondo prevede che in materia di impugnazioni vige il principio di tassatività ed inderogabilità delle forme stabilite dalla legge per la presentazione del ricorso, disciplinate dagli artt. 582 e 583 c.p.p., disposizioni la cui osservanza è sanzionata a pena di inammissibilità, ai sensi dell’art. 591 c.p.p., lett. c), con la conseguenza che la presentazione dell’impugnazione con mezzi diversi da quelli previsti dalla legge è inammissibile.

Il deposito a mezzo PEC del ricorso in Cassazione, anche a seguito della legislazione emanata per fronteggiare l’emergenza sanitaria in corso, è consentito solo per i ricorsi in materia civile.

La Cassazione ha più volte affermato che nel processo penale non è consentito alla parte privata l’uso della posta elettronica certificata per il deposito dei propri atti presso gli uffici giudiziari, giacché l’utilizzo di tale mezzo informativo è riservato alla sola cancelleria per le comunicazioni richieste dal pubblico ministero ex art. 151 c.p.p. e per le notificazioni ai difensori disposte dall’autorità giudiziaria.

Quindi, considerata l’inesistenza nel procedimento penale di Cassazione di un fascicolo telematico, quale strumento di ricezione e raccolta in tempo reale degli atti del processo, accessibile e consultabile da tutte le parti, l’uso del mezzo informatico in discorso per la trasmissione di atti endoprocessuali è consentito nei soli casi espressamente previsti dalla legge. 

 

 

Interpretazione di norme procedurali: l’integrazione tardiva del contraddittorio e la natura della statuizione contenuta nel giudizio di rinvio

Cassazione civile, sezione II, sentenza n. 2114 del 29 gennaio 2021

 

Nella sentenza in commento la Corte si pronuncia in merito a due questioni processuali di rilievo: l’integrazione tardiva del contraddittorio e la natura della statuizione contenuta nel giudizio di rinvio pronunciato dalla stessa Corte.

In relazione al primo tema, la Corte precisa che in caso di litisconsorzio processuale, che determina l’inscindibilità delle cause, l’omessa impugnazione della sentenza nei confronti di tutte le parti non determina l’inammissibilità del gravame, ma la necessità per il giudice d’ordinare l’integrazione del contraddittorio, ai sensi dell’art. 331 cod. proc. civ., nei confronti della parte pretermessa pena la nullità del procedimento di secondo grado e della sentenza che l’ha concluso.

La sanzione dell’inammissibilità è impedita anche qualora la parte provveda spontaneamente ad integrare il contraddittorio dato che nelle cause inscindibili o tra loro dipendenti la tempestiva notificazione dell’impugnazione nei confronti almeno di uno dei litisconsorti ha efficacia conservativa e rende ammissibile l’impugnazione stessa anche nei confronti delle altre parti cui le notificazioni siano state tardivamente eseguite.

Pertanto, l’intervenuta notifica del ricorso anche alla parte inizialmente non risultata destinataria della notifica, sebbene avvenuta oltre il termine perentorio previsto per l’impugnazione, beneficia in ogni caso dell’effetto conservativo ricollegabile alla prima notifica tempestiva ad uno dei litisconsorti, escludendo quindi che la parte possa incorrere nella sanzione della inammissibilità.

In merito al secondo profilo trattato, relativo alle caratteristiche della pronuncia di cassazione che dispone il giudizio di rinvio, la Corte statuisce che la sentenza che dispone il rinvio ex art. 383, comma 1, c.p.c. contiene una duplice statuizione, di competenza funzionale, nella parte in cui individua l’ufficio giudiziario davanti al quale dovrà svolgersi il giudizio rescissorio e sull’alterità del giudice rispetto ai magistrati persone fisiche che hanno pronunciato il provvedimento cassato.

Ne consegue che:

  • Se il giudizio viene riassunto davanti all’ufficio giudiziario individuato nella sentenza predetta, indipendentemente dalla sezione o dai magistrati che lo trattano, non sussiste un vizio di competenza funzionale, che non può riguardare le competenze interne tra sezioni o le persone fisiche dei magistrati;
  • Se il giudizio di rinvio si svolge davanti allo stesso magistrato persona fisica o davanti ad un giudice collegiale del quale anche uno solo dei componenti aveva partecipato alla pronuncia del provvedimento cassato, essendo violata la statuizione sull’alterità, sussiste una nullità attinente alla costituzione del giudice, ai sensi dell’art. 158 c.p.c..

 

 

Il concorso nel medesimo procedimento tra istanza di verificazione dell’autenticità di un documento e proposizione della querela di falso

Cassazione civile, sezione III, sentenza n. 2152 del 29 gennaio 2021

 

Nella sentenza in commento la Corte è chiamata a pronunciarsi in tema di concorso, nell’ambito del medesimo giudizio, tra istanza di verificazione dell’autenticità di un documento e successiva proposizione della querela di falso. La Corte si pronuncia sia sulla questione preliminare dall’ammissibilità di entrambe le istanze nel medesimo procedimento, sia in merito al rapporto tra le due decisioni, in particolare nel caso in cui giungano ad esiti contrastanti.

Ai sensi dell’art. 221 c.p.c. la querela di falso può proporsi, tanto in via principale quanto in corso di causa in qualunque stato e grado di giudizio, finché la verità del documento non sia stata accertata con sentenza passata in giudicato.

Dispone poi l’art. 355 c.p.c. che se nel giudizio d’appello è proposta querela di falso, il giudice, quando ritiene il documento impugnato rilevante per la decisione della causa, sospende con ordinanza il giudizio e fissa alle parti un termine perentorio entro il quale debbono riassumere la causa di falso davanti al tribunale.

Da ciò ne consegue che la presentazione della querela in corso di causa è consentita in ogni stato e grado con il solo limite del giudicato sulla verità del documento. Anche in grado di appello il giudice dovrà valutare, oltre alla rilevanza del documento, solo l’insussistenza di un’unica condizione impeditiva: il giudicato pregresso sulla verità del documento.

Tuttavia, la disomogeneità strutturale e funzionale dei due giudizi (di verificazione e di querela di falso) circoscrive in modo rilevante le ipotesi in cui il giudicato sul primo possa precludere l’ammissibilità del secondo, pur non eliminandole del tutto.

Il giudizio di verificazione è teso ad accertare l’autenticità della sottoscrizione pertanto, anche qualora la decisione sia passata in giudicato, resta consentita la proposizione della querela di falso, qualora quest’ultima sia diretta a contestare la genuinità della dichiarazione contenuta nel documento.

I due giudizi infatti possono avere oggetti diversi; pertanto, la Corte conclude pronunciando i seguenti principi:

  • Nell’ambito di uno stesso processo, qualora sia già stato utilizzato il disconoscimento, cui sia seguita la verificazione, la querela di falso è inammissibile ove ricorrano entrambe le seguenti condizioni:
  1. Il risultato della verificata autenticità della sottoscrizione è passato in giudicato;
  2. La querela è proposta al solo scopo di neutralizzare detto risultato.

 

  • La querela è, per converso, ammissibile ove ricorra almeno una delle seguenti condizioni:
  1. L’accertamento operato in sede di verificazione non è passato in giudicato;
  2. Pur essendosi formato il giudicato sull’accertata autenticità della sottoscrizione, la querela è finalizzata a contestare (solo o anche) la verità del contenuto del documento.

 

Infine la Corte conclude statuendo che ove, nonostante ricorrano le dette condizioni di inammissibilità, la querela di falso sia ugualmente, di fatto, ammessa ed esiti all’accertamento della falsità della sottoscrizione, passato in giudicato, nel conflitto dei giudicati va data prevalenza a quello formatosi – anteriormente alla proposizione della querela – all’esito del giudizio di verificazione sull’autenticità della sottoscrizione.

 

 

Le parti sono tenute al pagamento degli onorari e al rimborso delle spese anche nel caso in cui la lite si estingua mediante transazione

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 3052 del 9 febbraio 2021

 

Nell’ordinanza in esame la Corte si pronuncia in merito all’obbligazione di pagamento di onorari e spese a favore degli avvocati nel caso in cui la lite si sia estinta mediante la stipula di una transazione.

L’articolo 68 della Legge Professionale dispone che quando un giudizio è definito con transazione tutte le parti che hanno transatto sono solidalmente obbligate al pagamento degli onorari e al rimborso delle spese di cui avvocati e procuratori, che hanno partecipato al giudizio, siano creditori.

Si tratta di una norma di stretta interpretazione che deroga al principio per cui il contratto professionale vincola solo i contraenti: ciò al fine di evitare che le parti possano sottrarsi al pagamento del dovuto transigendo la lite ed impedendo la liquidazione giudiziale delle spese. Secondo la Corte costituzionale, infatti, l’aspettativa del difensore a soddisfarsi sulle spese di soccombenza deve ricevere tutela anche nel caso che le parti tronchino la lite, tanto più che la transazione deve normalmente coprire tutta l’area della controversia e, perciò, sorto che sia il giudizio, comprendere anche il regolamento delle spese e degli onorari dovuti.

 

La Corte specifica, però, che la solidarietà può operare solo riguardo alle parti processuali, poiché, se, da un lato, il cliente è già tenuto al pagamento in forza del contratto professionale, per altro verso, solo la controparte può essere condannata a pagare il difensore dell’altra in caso di distrazione e ha la facoltà di stipulare la transazione con effetti estintivi del giudizio, non anche coloro che abbiano semplicemente aderito alla transazione. In conclusione, il terzo che non abbia assunto la qualità di parte processuale non può incidere sulle sorti del giudizio e non è tenuto in nessun caso al pagamento delle spese, sicché non trova applicazione, nei suoi confronti, la particolare disciplina dell’art. 68 L.P..

 

 

La stipula di una garanzia per la tutela legale non consente di derogare all’obbligo di rifusione delle spese di resistenza di cui all’articolo 1917 c.c.

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 3011 del 9 febbraio 2021

 

Nell’ordinanza in commento la Corte si pronuncia in merito all’obbligo dell’assicuratore di tenere indenne l’assicurato dalle spese di resistenza indipendentemente dal fatto che la persona abbia stipulato un contratto che copre, contestualmente, sia la responsabilità civile sia il rischio di sostenere spese legali, mediante l’apposita garanzia per la tutela legale.

L’assicurazione di tutela legale è definita come il contratto in virtù del quale l’impresa di assicurazione si obbliga a prendere a carico le spese legali o peritali o a fornire prestazioni di altra natura, occorrenti all’assicurato per la difesa dei suoi interessi sia in sede giudiziale che extragiudiziale. Nel caso in cui vengano stipulata un’assicurazione sia per la responsabilità civile sia per la tutela legale ricorre una tipica ipotesi di assicurazione cosiddetta multirischio.

Secondo la Corte, l’assicurazione di tutela legale ha presupposti, natura e disciplina diverse dall’assicurazione della responsabilità civile che ha per effetto quello di obbligare l’assicuratore a tenere indenne l’assicurato delle spese di resistenza, come previsto dall’articolo 1917 c.c.: tale obbligo, espressamente previsto dalla legge, costituisce un effetto naturale del contratto ed è inderogabile dalle parti, se non in senso più favorevole all’assicurato.

Precisamente, l’obbligo dell’assicuratore della responsabilità civile di rivalere l’assicurato delle spese di resistenza, in quanto effetto naturale del contratto, ha la medesima estensione dell’obbligo di tenere indenne l’assicurato delle conseguenze patrimoniali dei fatti illeciti da lui commessi. Pertanto, escludere le spese di resistenza significherebbe derogare all’articolo 1917 c.c., deroga vietata dal successivo articolo 1932 c.c..

Non potendosi derogare a tale norma, dunque, la contestuale stipula delle due coperture ha per effetto che:

  1. Le spese legali sostenute dall’assicurato per resistere alla domanda risarcitoria contro di lui proposta da un terzo costituiscono un rischio coperto dall’assicurazione di responsabilità civile, nei limiti ed alle condizioni per questa concordate;
  2. L’assicurazione di tutela legale coprirà di norma – salvo diversa delimitazione del rischio – le restanti spese legali.

In conclusione, si afferma il seguente principio: se la medesima polizza copra contemporaneamente sia il rischio di responsabilità civile, sia quello di tutela legale, le spese sostenute dall’assicurato per resistere alla domanda risarcitoria contro di lui proposta dal terzo danneggiato rientrano nella prima copertura e non nella seconda, fino al limite del 25% del massimale, ai sensi dell’art. 1917 c.c., comma 3. Ne consegue che eventuali clausole limitative del rischio, contrattualmente previste per la sola assicurazione di tutela legale, sono inopponibili all’assicurato che domandi la rifusione delle spese di resistenza ai sensi del citato art. 1917 c.c..

 

 

Il preponente risponde dei fatti illeciti commessi dalle persone che hanno agito per suo conto

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 1107 del 21 gennaio 2021

 

Nell’ordinanza in commento la Corte si pronuncia in merito alla cosiddetta responsabilità di padroni e committenti, prevista dall’articolo 2049 c.c., secondo il quale i padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti, a fronte della richiesta risarcitoria avanzata in conseguenza di una caduta verificatasi davanti ad un esercizio commerciale, per essere il marciapiede ricoperto dall’acqua saponata gettata da persona impiegata nel negozio.

Alla censura della ricorrente, secondo la quale la Corte territoriale avrebbe dovuto accertare l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato o di un rapporto di occasionalità necessaria tra preponente e preposto, la Cassazione oppone l’affermazione secondo cui ai sensi dell’art. 2049 c.c., il preponente è tenuto a rispondere dei fatti illeciti commessi non solo dai propri dipendenti, ma anche da tutte le persone che hanno agito su suo incarico o per suo conto, dal momento che l’art. 2049 c.c. non richiede affatto, quale presupposto, l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato.

Inoltre, la responsabilità del padrone o del committente per fatto del commesso sussiste anche quando, come nel caso di specie, non sia stato individuato l’autore materiale del danno, ove sia comunque certo che questi sia incaricato o preposto.

 

 

Il risarcimento dei danni causati dalla collisione con animali selvatici

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 3023 del 9 febbraio 2021

 

Nell’ordinanza in commento la Corte è chiamata a pronunciarsi in merito ad una domanda di risarcimento dei danni riportati a seguito della collisione con un animale selvatico avvenuta su una strada statale.

Occorre premettere che l’articolo 2052 c.c., rubricato danno cagionato da animali, dispone che il proprietario o chi se ne serve è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito.

Trattandosi, nel caso di specie, di animale selvatico, si pone la discussa questione dell’individuazione del soggetto (pubblico o privato) tenuto a rispondere dei danni causati da tali animali, in particolare nel caso di incidenti stradali.

La Corte richiama i seguenti tre principi di diritto già affermati sul tema dalla giurisprudenza di legittimità:

  • I danni cagionati dalla fauna selvatica sono risarcibili dalla P.A. a norma dell’art. 2052 c.c., giacché, da un lato, il criterio di imputazione della responsabilità previsto da tale disposizione si fonda non sul dovere di custodia, ma sulla proprietà o, comunque, sull’utilizzazione dell’animale e, dall’altro, le specie selvatiche (…) rientrano nel patrimonio indisponibile dello Stato e sono affidate alla cura e alla gestione di soggetti pubblici;
  • Nell’azione di risarcimento del danno cagionato da animali selvatici, a norma dell’art. 2052 c.c., la legittimazione passiva spetta in via esclusiva alla Regione, in quanto titolare della competenza normativa in materia di patrimonio faunistico, nonché delle funzioni amministrative di programmazione, di coordinamento e di controllo delle attività di tutela e gestione della fauna selvatica, anche se eventualmente svolte da altri enti; in quest’ultimo caso, la Regione può rivalersi nei confronti degli enti ai quali sarebbe in concreto spettata l’adozione delle misure idonee ad evitare il danno;
  • In materia di danni da fauna selvatica a norma dell’art. 2052 c.c., grava sul danneggiato l’onere di dimostrare il nesso eziologico tra il comportamento dell’animale e l’evento lesivo, mentre spetta alla Regione fornire la prova liberatoria del caso fortuito, dimostrando che la condotta dell’animale si è posta del tutto al di fuori della propria sfera di controllo.

 

 

L’azione diretta contro l’assicuratore del vettore presuppone la sua corresponsabilità

Tribunale di Padova, sentenza n. 1931 del 24 dicembre 2020                                         (Studio Locatelli)

 

Nella sentenza in commento il Tribunale di Padova si pronuncia in tema di esercizio dell’azione diretta da parte del terzo trasportato, prevista dall’articolo 141 del D. Lgs. n. 209/05, nella specifica ipotesi in cui risulti provata la totale assenza di responsabilità del conducente del veicolo trasportante.

La norma in oggetto dispone che salva l’ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito, il danno subito dal terzo trasportato è risarcito dall’impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro.

Secondo la Corte, l’azione conferita dall’art. 141 del D. Lgs. n. 209/05 al terzo trasportato, nei confronti dell’assicuratore del vettore, postula l’accertamento della corresponsabilità di quest’ultimo, dovendosi riferire la “salvezza del caso fortuito”, di cui all’inciso iniziale della norma, non solo alle cause naturali, ma anche alla condotta umana del conducente di altro veicolo coinvolto.

La relativa presunzione di legge può essere superata dalla prova, a carico dell’assicuratore del vettore, della totale assenza di responsabilità del proprio assicurato, ovvero dalla dichiarazione, resa ai sensi dell’art. 141, terzo comma, del D. Lgs. n. 209/05 dall’assicuratore del responsabile civile intervenuto nel processo, a fronte della quale il giudice è tenuto ad estromettere l’originario convenuto, rivolgendosi ex lege la domanda risarcitoria dell’attore verso l’assicuratore intervenuto.

Pertanto, l’azione diretta del terzo trasportato nei confronti dell’assicuratore del proprio vettore è data a condizione che sia individuabile una responsabilità concorrente, anche soltanto presunta, del conducente del veicolo sul quale egli viaggiava.

Il Giudice padovano precisa, infine, che la persona trasportata può avvalersi dell’azione diretta nei confronti dell’impresa di assicurazioni del veicolo sul quale viaggiava al momento del sinistro anche se quest’ultimo sia stato determinato da uno scontro in cui sia rimasto coinvolto un veicolo non assicurato o non identificato.

 

 

La presunzione di corresponsabilità può operare anche nei confronti dei veicoli coinvolti ma rimasti estranei allo scontro

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 3764 del 12 febbraio 2021

 

Nell’ordinanza in commento la Corte è chiamata a chiarire i confini entro i quali opera la presunzione di corresponsabilità di cui all’articolo 2054 c.c., comma 2.

Stando alla lettera della norma, secondo la quale nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli, la presunzione sembrerebbe operare solo nel caso di scontro tra veicoli, ovvero quando ci sia stata effettivamente una collisione tra gli stessi.

Al contrario, secondo la Corte di Cassazione, la presunzione di pari responsabilità di colpa nella causazione di un sinistro stradale, prevista dall’art. 2054 comma 2 c.c. in caso di scontro tra veicoli è applicabile estensivamente anche ai veicoli coinvolti ma rimasti estranei alla collisione, sempre che sia accertato, in concreto, l’effettivo contributo causale nella produzione dell’evento dannoso.

Pertanto, il profilo rilevante nella motivazione della decisione di merito diviene quello relativo all’accertamento del contributo causale effettivo della condotta di guida del veicolo rimasto estraneo alla collisione.

 

 

Il conducente deve comportarsi in modo da consentire al pedone l’esercizio del diritto di precedenza

Cassazione penale, sezione IV, sentenza n. 4738 del 18 novembre 2020

 

Nella sentenza in commento la Corte si pronuncia in merito all’interpretazione delle regole di comportamento disposte dall’articolo 191 del Codice della Strada rubricato comportamento dei conducenti nei confronti dei pedoni.

Secondo la Cassazione, il conducente di un veicolo è tenuto ad osservare in prossimità degli attraversamenti pedonali la massima prudenza e a mantenere una velocità particolarmente moderata, tale da consentire l’esercizio del diritto di precedenza, spettante in ogni caso al pedone che attraversi la carreggiata nella zona delle strisce zebrate, essendo al riguardo ininfluente che l’attraversamento avvenga sulle dette strisce o nelle vicinanze.

In ogni caso, non è possibile determinare aprioristicamente la distanza dalle strisce entro la quale la detta precedenza opera, dovendosi avere riguardo al complessivo quadro nel quale avviene l’attraversamento pedonale.

 

 

Il reato di fuga di cui all’articolo 189, comma 6, si perfeziona anche nel caso di allontanamento motivato da buone intenzioni

Cassazione penale, sezione IV, sentenza n. 3488 del 28 gennaio 2021

 

Nella sentenza in esame la Corte è chiamata a pronunciarsi sulla configurabilità del reato di omessa fermata, previsto dall’articolo 189, comma 6, del Codice della Strada nel caso in cui l’imputato, dopo aver causato un incidente da cui derivavano lesioni alla persona offesa, anziché fermarsi (comma 6) e prestare assistenza alla persona ferita (comma 7), si recava immediatamente presso il comando di polizia al fine di consentire l’identificazione e la ricostruzione del sinistro.

Secondo la giurisprudenza di legittimità, i reati di cui all’art. 189 Cod.Strada sono reati istantanei di pericolo, sicché la condotta successiva dell’imputato, che subito dopo il sinistro, si sia presentato presso il comando della polizia locale, consentendo la sua identificazione e la ricostruzione del sinistro, non esclude la consumazione né del reato di omessa fermata di cui all’art. 189, comma 6, Cod.strada, né di quello di omissione di soccorso, di cui all’art. 189, comma 7. Infatti, continua la Corte, il reato di fuga in caso di investimento di persona ha natura di reato omissivo di pericolo e si perfeziona istantaneamente nel momento in cui il conducente del veicolo investitore viola l’obbligo di fermarsi, ponendo in essere, con il semplice allontanamento, una condotta contraria al precetto di legge, di talché il reato è configurabile anche se il conducente, allontanandosi, abbia agito in modo da rendere possibile la sua identificazione.

 

 

La percezione della pensione di reversibilità non esclude il risarcimento del danno da lucro cessante

Cassazione penale, sezione VI, sentenza n. 2177 del 1° febbraio 2021

 

Nella sentenza in commento la Corte è chiamata a pronunciarsi sulla domanda di risarcimento del danno patrimoniale da lucro cessante avanzata dai familiari del defunto per la perdita degli emolumenti percepiti da quest’ultimo finché era in vita.

La Corte di appello, rilevato che le parti danneggiate beneficiavano di una pensione di reversibilità pari al 60 % del reddito del defunto, aveva ritenuto che tale circostanza fosse di per sé idonea ad eliminare il pregiudizio patrimoniale provocato dalla morte del parente, in virtù del principio della compensatio lucri cum damno.

Tale principio, secondo la tesi dei ricorrenti, non può operare in quanto esso troverebbe applicazione solo quando sia il pregiudizio che l’incremento patrimoniale siano causati dal medesimo fatto illecito, circostanza che non si può riferire alla percezione della pensione di reversibilità.

La Corte ritiene il ricorso fondato richiamando il principio già sancito dalla Corte a Sezioni Unite, con la sentenza n. 12564 del 22 maggio 2018, secondo il quale dal risarcimento del danno patrimoniale patito dal familiare di persona deceduta per colpa altrui non deve essere detratto il valore capitale della pensione di reversibilità accordata dall’Inps al familiare superstite in conseguenza della morte del congiunto, trattandosi di una forma di tutela previdenziale connessa ad un peculiare fondamento solidaristico e non geneticamente connotata dalla finalità di rimuovere le conseguenze prodottesi nel patrimonio del danneggiato per effetto dell’illecito del terzo.

 

 

L’imprescindibile valutazione sul grado della colpa nella responsabilità penale del sanitario

Cassazione penale, sezione IV, sentenza n. 4063 del 3 febbraio 2021

 

Nella sentenza in commento la Corte torna a pronunciarsi in materia di responsabilità medica in particolare in relazione al profilo della colpa: profilo che richiede una valutazione qualitativa e quantitativa. Il grado della colpa, infatti, è la premessa indispensabile per discernere l’ambito del penalmente rilevante nella materia della responsabilità medica.

Il Collegio ricorda il principio generale affermato dalle Sezioni Unite all’esito di una travagliata vicenda interpretativa: l’esercente la professione sanitaria risponde, a titolo di colpa, per morte o lesioni personali derivanti dall’esercizio di attività medico chirurgica:

  1. Se l’evento si è verificato per colpa (anche lieve) da negligenza o imprudenza;
  2. Se l’evento si è verificato per colpa (anche lieve) da imperizia quando il caso concreto non è regolato dalle raccomandazioni delle linee guida o dalle buone pratiche clinico assistenziali;
  3. Se l’evento si è verificato per colpa (anche lieve) da imperizia nella individuazione e nella scelta di linee guida o di buone pratiche che non risultino adeguate alla specificità del caso concreto;
  4. Se l’evento di è verificato per colpa grave da imperizia nell’esecuzione di raccomandazioni, di linee guida o buone pratiche clinico assistenziali adeguate, tenendo conto del grado di rischio da gestire e delle specifiche difficoltà tecniche dell’atto medico.

Pertanto, secondo la Corte, nel caso in esame il giudice di merito avrebbe dovuto verificare la esistenza di linee guida, stabilire il grado di colpa tenendo conto del discostamento da tali linee guida o, comunque, del grado di difficoltà dell’atto medico, stabilendo la qualità della colpa (imprudenza, negligenza, imperizia) ed il suo grado.  

In ambito sanitario, l’errore, ex se, non vale a tradursi nell’immediato riconoscimento della responsabilità penale. Infatti, nelle ipotesi di omicidio o lesioni colpose in campo medico, deve necessariamente farsi luogo ad un ragionamento controfattuale che deve essere svolto dal giudice in riferimento alla specifica attività richiesta al sanitario e che si assuma idonea, se realizzata, a scongiurare o ritardare l’evento lesivo, come in concreto verificatosi, con alto grado di credibilità razionale.

 

 

L’accertamento del nesso causale nel reato colposo omissivo improprio del sanitario

Cassazione penale, sezione IV, sentenza n. 5806 del 15 febbraio 2021

 

La Corte torna nuovamente a definire i principi operanti in materia di responsabilità medica, in particolare in relazione all’accertamento del nesso di causalità tra la condotta del sanitario e l’evento di danno.

Viene quindi ribadito che nel reato colposo omissivo improprio, il rapporto di causalità tra omissione ed evento non può ritenersi sussistente sulla base del solo coefficiente di probabilità statistica, ma deve essere verificato alla stregua di un giudizio di alta probabilità logica, sicché esso è configurabile solo se si accerti che, ipotizzandosi come avvenuta l’azione che sarebbe stata doverosa ed esclusa l’interferenza di decorsi causali alternativi, l’evento, con elevato grado di credibilità razionale, non avrebbe avuto luogo ovvero avrebbe avuto luogo in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva.

In questo tipo di reati, il giudizio di alta probabilità logica deve essere fondato, oltre che su un ragionamento di deduzione logica basato sulle generalizzazioni scientifiche, anche su un giudizio di tipo induttivo elaborato sull’analisi della caratterizzazione del fatto storico e sulle particolarità del caso concreto.

Inoltre, l’accertamento del nesso di causalità tra condotta ed evento va condotto su base totalmente oggettiva, con un giudizio “ex post”, mediante il procedimento cosiddetto di eliminazione mentale e va tenuto ben distinto rispetto alla diversa e successiva indagine sull’elemento soggettivo del reato che deve essere valutato, invece, con un giudizio “ex ante”, alla stregua delle conoscenze del soggetto agente.  

In conclusione, la Corte ricorda i limiti del proprio ruolo quale giudice di legittimità in tema di prova scientifica: il giudizio di legittimità non deve stabilire la maggiore o minore attendibilità scientifica delle acquisizioni esaminate dal giudice di merito e, quindi, se la tesi accolta sia esatta, ma solo se la spiegazione fornita sia razionale e logica. La Corte di Cassazione non è giudice delle acquisizioni tecnico-scientifiche, essendo solo chiamata a valutare la correttezza metodologica dell’approccio del giudice di merito al relativo sapere, che include la preliminare, indispensabile verifica critica in ordine all’affidabilità delle informazioni utilizzate ai fini della spiegazione del fatto.  

 

 

Il sapere scientifico quale strumento indispensabile al servizio del giudice di merito

Cassazione penale, sezione IV, sentenza n. 3932 del 2 febbraio 2021

 

Nella sentenza in commento la Corte affronta la tematica dei rapporti tra la decisione dei giudici di merito e il sapere scientifico introdotto nel processo, sul presupposto che il sapere scientifico è indispensabile strumento al servizio del giudice di merito: è uno strumento al servizio dell’accertamento del fatto e, in una peculiare guisa, parte dell’indagine che conduce all’enunciato fattuale.

Tuttavia, il sapere scientifico introdotto nel processo deve essere adeguatamente valutato.  

Nel caso specifico, di fronte ad opzioni contrastanti fornite dai consulenti delle parti, i giudici non avevano motivato in maniera congrua sulla loro valutazione a favore dell’una o dell’altra opzione. Inoltre, ad avviso della Corte, a fronte di indicazioni discordanti provenienti dai consulenti delle parti, non appare logico che, ancorché sollecitata dalla difesa, né in primo né in secondo grado, sia stato deciso di disporre una perizia, eventualmente anche collegiale, che si palesava con tutta evidenza necessaria per approfondire in maniera chiara la dinamica dell’evento.

La Corte riporta all’attenzione dei giudici l’orientamento consolidato secondo il quale il principio dell’aldilà di ogni ragionevole dubbio, da considerarsi un pilastro del sistema, non costituisce solo una regola di giudizio ma proietti la propria rilevanza anche sul piano della formazione della prova, imponendo l’acquisizione di materiale probatorio di fonte non unilaterale, in modo che la decisione giudiziale possa fondarsi sull’apporto dialettico di elementi dimostrativi di provenienza contrapposta o, ancor meglio, di provenienza super partes, sì da dar vita a una feconda dialettica conoscitiva e a un quadro probatorio caratterizzato da ricchezza e affidabilità di apporti cognitivi, nel contesto del quale il giudice possa orientare in modo adeguato le proprie determinazioni.

Il giudice infatti può fare legittimamente propria l’una piuttosto che l’altra delle tesi scientifiche prospettate dai periti d’ufficio o dai consulenti di parte, nell’ambito della dialettica processuale, purché dia congrua ragione della scelta e dimostri di essersi soffermato sulla tesi o sulle tesi che ha disatteso ma deve innanzitutto promuovere questa pluralità ed eterogeneità di contributi cognitivi.

Il giudice di merito, in virtù del principio del suo libero convincimento, ha la possibilità di scegliere, fra le varie tesi prospettategli dai differenti periti di ufficio e consulenti di parte, quella che ritiene condivisibile, purché dia conto, con motivazione accurata ed approfondita delle ragioni del suo dissenso o della scelta operata e dimostri di essersi soffermato sulle tesi che ha ritenuto di disattendere e confuti in modo specifico le deduzioni contrarie delle parti.

Tanto più che, in tema di prova scientifica del nesso causale, mentre ai fini dell’assoluzione dell’imputato è sufficiente il solo serio dubbio, in seno alla comunità scientifica, sul rapporto di causalità tra la condotta e l’evento, la condanna deve, invece, fondarsi su un sapere scientifico largamente accreditato tra gli studiosi, richiedendosi che la colpevolezza dell’imputato sia provata “aldilà di ogni ragionevole dubbio”.

Quindi, laddove il confronto tra i tecnici, come avvenuto nel caso che ci occupa, non consenta di addivenire a conclusioni tecnico-scientifiche tra loro compatibili, ci si trova dinanzi ad uno scenario che è di tutta evidenza superabile solo attraverso una perizia, eventualmente collegiale, da disporsi in dibattimento.

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    Informativa per il trattamento dei dati personali.

    Articoli 13 e 14 REGOLAMENTO EUROPEO N. 679/2016

     D.lgs. 196/2003 novellato dal D.lgs. 101/2018

    Gentile Navigatore,

    lo scrivente Studio Legale Locatelli, con sede in Galleria A. De Gasperi 4 – 35131 Padova (PD), C.F. LCTLNZ61M24F205O e P. IVA. 02174360285, in qualità di “Titolare del trattamento” La informa, ai sensi degli articoli 13 e 14 del Regolamento Europeo n. 679/2016 (in seguito “Regolamento UE”), che i Suoi dati saranno trattati secondo quanto di seguito indicato:

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    Base giuridica Regolamento UE n. 679/2016, D.lgs. n. 196/2003 novellato dal D.lgs. n. 101/2018.

    Il trattamento dei Suoi dati personali, richiesti e/o forniti anche verbalmente, è basato su quanto previsto dall’art. 6 del Regolamento UE 2016/679, sul Suo consenso ovvero sul legittimo interesse dello scrivente Titolare a difendere i propri diritti in un eventuale contenzioso nonché all’esecuzione di un contratto di cui Lei è parte o all’esecuzione di misure precontrattuali (es. preparazione di un’offerta, ecc.) da Lei richieste e ha le seguenti finalità:

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    - per gestioni assicurative;

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    4. Tempi di conservazione dei dati e altre informazioni.

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    Con riferimento ai dati personali oggetto di Trattamento per Finalità di Marketing o di Trattamento per finalità di profilazione, gli stessi saranno conservati nel rispetto del principio di proporzionalità e comunque fino a che non siano state perseguite le finalità del trattamento o fino a che non intervenga la revoca del consenso specifico da parte dell’interessato.

    Nello specifico il Titolare del trattamento tratterà i dati per non oltre due anni dalla raccolta dei dati per le Finalità di Marketing ed un anno per i dati raccolti per Finalità di profilazione.

    Dati dei possibili candidati: i dati personali degli aspiranti candidati saranno cancellati 6 mesi dopo la conclusione del processo di selezione.

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    È previsto che sia effettuata una verifica periodica a cadenza annuale sui dati trattati e sulla possibilità di poterli cancellare se non più necessari per le finalità previste.

    5. Accesso ai dati (categorie di destinatari a cui i dati sono possono essere comunicati)

    I Suoi dati potranno essere resi accessibili per le finalità di cui ai precedenti punti 2.A) e 2.B) ai soggetti qui di seguito elencati a tal fine debitamente individuati ed istruiti:

                1) a soci, dipendenti e collaboratori del Titolare del trattamento in Italia e all’estero, nella loro qualità di incaricati e/o responsabili interni del trattamento e/o amministratori di sistema;

    I Suoi dati personali potranno altresì essere comunicati ai soggetti esterni destinatari delle pratiche che La riguardano, nel compimento delle attività sopra meglio descritte, e ai soggetti esterni che interagiscono con la scrivente, sempre ed esclusivamente per attività funzionali alle finalità sopra descritte; tali categorie sono:

    A. Consulenti (quali ad esempio. commercialista e/o consulente fiscale e/o consulente del lavoro) per aspetti che possono riguardarla e secondo le modalità di Legge;

    B. Società operanti nel settore informatico (Data Center, Cloud Provider, società che erogano servizi informatici anche di back-up e/o di manutenzione degli apparati e dei software, anche applicativi ecc.), anche residenti all’estero, ma in ogni caso sempre stabilite e/o utilizzando apparati localizzati nell’Unione Europea, per la cura della sicurezza e della riservatezza dei dati;

    C. Professionisti e/o Società operanti nel settore della sicurezza del lavoro;

    D. Consulenti e Studi legali per eventuali controversie;

    E. Pubbliche amministrazioni per lo svolgimento delle funzioni istituzionali, nei limiti stabiliti dalla Legge e dai regolamenti;

    F. Enti di previdenza e di assistenza ed Enti certificanti;

    G. Società Assicuratrici nonché liquidatori, consulenti e periti dalle stesse incaricate;

    H. Consulenti aziendali.

    I. Pubbliche autorità ed amministrazioni per le finalità connesse all'adempimento di obblighi legali o ai soggetti legittimati ad accedervi in forza di disposizioni di legge, regolamenti, normative comunitarie;

    L. Banche, istituti finanziari o altri soggetti ai quali il trasferimento dei suddetti dati risulti necessario allo svolgimento della nostra attività in relazione all'assolvimento, da parte nostra, delle obbligazioni contrattuali assunte nei Suoi confronti.

    Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la nostra sede ed è a Vostra disposizione.

    6. E 7. Comunicazione e trasferimento dei dati

    Senza la necessità di un espresso consenso (art. 6 lett. b) e c) del Regolamento UE), il Titolare del trattamento potrà comunicare i Suoi dati per le finalità di cui al precedente punto 2.A) a organismi di vigilanza, autorità giudiziarie, nonché a quei soggetti ai quali la comunicazione sia obbligatoria per Legge per l’espletamento delle finalità sopra indicate.

    Detti soggetti tratteranno i dati nella loro qualità di autonomi titolari del trattamento.

    Durante e dopo la navigazione i suoi dati potranno essere comunicati a terzi, in particolare a:

    - Google: Servizio pubblicitario, Target pubblicitario, Analitica/Misurazione, Personalizzazione dei contenuti, Ottimizzazione;

    - Google AdWords: Servizio pubblicitario, Target pubblicitario, Analitica/Misurazione, Personalizzazione dei contenuti, Ottimizzazione;

    - Google Analytics: Target pubblicitario, Analitica/Misurazione, Ottimizzazione.

    I Suoi dati non saranno diffusi.

    I dati personali sono conservati su dispositivi ubicati preso la sede del Titolare del trattamento o presso provider, all’interno dell’Unione Europea. I dati da Lei conferiti potranno essere oggetto di trasferimento in Paesi non appartenenti all'UE in quanto ci avvaliamo di Responsabili esterni del trattamento che nell'espletamento dei loro servizi (quali fornitura della casella di posta elettronica, altri tipi di cloud o altre tipologie di servizi), possono realizzare tale trasferimento, anche per mezzo di loro sub responsabili. Per garantire la sicurezza di tali trasferimenti, ci avvaliamo solamente di soggetti che offrono le necessarie garanzie per mettere in atto misure tecniche e organizzative adeguate affinché il trattamento effettuato rispetti quanto previsto dal Reg. UE 679/2016 (ad esempio, valutando la presenza di decisioni di adeguatezza o disciplinando il rapporto avvalendoci di clausole contrattuali standard).

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    Sia per quanto riguarda i dati presenti sui propri dispositivi, sia per eventuali dati presenti presso provider, il Titolare del trattamento ha messo in atto misure tecniche ed organizzative adeguate a garantire un idoneo livello di sicurezza, nel pieno rispetto di quanto indicato nel Regolamento UE.

     

    Navigazione: i suoi dati di navigazione potranno inoltre essere trasferiti, limitatamente alle finalità sopra riportate, nei seguenti stati: - Paesi UE, - Stati Uniti.

     

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    8. Natura del conferimento dei dati e conseguenze del rifiuto di rispondere

    Il conferimento dei dati per le finalità di cui al precedente punto 2.A) è obbligatorio. In loro assenza, non potremo garantirle i Servizi di quanto indicato in 2.A).

    Il conferimento dei dati per le finalità di cui al precedente punto 2.B) è invece facoltativo. Può quindi decidere di non conferire alcun dato o di negare successivamente la possibilità di trattare dati già forniti: in tal caso, non potrà ricevere newsletter, comunicazioni commerciali e materiale pubblicitario e/o quant’altro inerenti ai Servizi offerti dal Titolare del trattamento.

    Continuerà comunque ad avere diritto ai Servizi di cui al punto 2.A).

    Alcuni campi di informazioni sul sito web possono essere contrassegnati con il carattere *. La compilazione di questi campi è obbligatoria quando inserisce i Suoi dati. La conseguenza di non fornire l'informazione è l’impossibilità di fruire del servizio per il quale l’informazione è richiesta.

    9. Diritti dell’interessato

    Nella Sua qualità di interessato, ha i diritti di cui agli articoli da 15 a 22 del Regolamento UE di seguito riportati e precisamente ha il diritto ad:

    - ottenere la conferma dell’esistenza e del trattamento di dati personali che lo riguardano nonché la loro copia scritta (elettronica) in forma chiara e comprensibile (cd. diritto di accesso);

    - ottenere le indicazioni circa la finalità del trattamento, le categorie di dati personali, i destinatari o le categorie di destinatari a cui i dati personali sono stati o saranno comunicati e, quando possibile, il periodo di conservazione;

    - ottenere la rettifica dei dati che lo riguardano (cd. diritto di rettifica)

    - ottenere la cancellazione dei dati che lo riguardano (cd. diritto all’oblio);

    - ottenere le limitazioni del trattamento (cd. diritto di limitazione di trattamento);

    - qualora i dati non siano raccolti presso l’interessato, ottenere tutte le informazioni disponibili sulla loro origine;

    - ottenere la portabilità dei dati, ossia riceverli da un titolare del trattamento in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico e trasmetterli ad altro titolare del trattamento senza impedimenti (cd. diritto alla portabilità dei dati);

    - opporsi al trattamento in qualsiasi momento ed anche nel caso di trattamento per finalità di marketing diretto (cd. diritto di opposizione);

    - opporsi ad un processo decisionale automatizzato relativo alle persone fisiche, compresa la profilazione;

    - revocare il consenso in qualsiasi momento senza pregiudicare la liceità del trattamento basata sul consenso prestato prima della revoca;

    - proporre reclamo a un’autorità di controllo (Garante per la Protezione dei Dati Personali).

    Potrebbero esserci condizioni o limitazioni ai diritti dell’interessato. Non è quindi certo che ad esempio si abbia il diritto di portabilità dei dati in tutti i casi - ciò dipende dalle circostanze specifiche dell'attività di elaborazione.

    10. Modalità di esercizio dei diritti

    Potrà in qualsiasi momento esercitare i diritti inviando:

    - una raccomandata a.r. alla scrivente (vedere l’indirizzo indicato nella carta intestata);

    - una e-mail all’indirizzo info@studiolocatelli.it

    11. Minori

    Quanto offerto dal Titolare del trattamento ed oggetto del rapporto con Lei in essere non prevede l’acquisizione intenzionale di informazioni personali riferite ai minori. Nel caso in cui informazioni su minori fossero involontariamente registrate, il Titolare del trattamento le cancellerà in modo tempestivo, su richiesta dell’interessato.

    12. Dati personali non ottenuti presso l’interessato

    Può capitare che la scrivente non sia il Titolare del trattamento al quale Lei ha dato i suoi dati personali, ma risulti essere co-titolare del trattamento o responsabile del trattamento in esterno e che quindi i Suoi dati siano giunti alla scrivente in seconda battuta a causa di un contratto che regola le parti. In questo caso si precisa che la scrivente farà il possibile per accertarsi che Lei sia stato informato ed abbia dato il consenso al trattamento. Può chiedere in ogni momento alla scrivente l’origine di acquisizione dei Suoi dati.

    13. Titolare, , D.P.O. (R.P.D.) e Incaricati

    Di seguito le forniamo alcune informazioni che è necessario portare alla sua conoscenza, non solo per ottemperare agli obblighi di legge, ma anche perché la trasparenza e la correttezza nei confronti del nostro personale/collaboratori è parte fondante della nostra attività.

    Titolare del trattamento. Il Titolare del Trattamento dei suoi dati personali è STUDIO LEGALE LOCATELLI per conto della quale Azienda firma il Sig. Lorenzo Locatelli, responsabile nei suoi confronti del legittimo e corretto uso dei suoi dati personali e che potrà contattare per qualsiasi informazione o richiesta ai seguenti recapiti: telefono +39 049 663612, e-mail: info@studiolocatelli.it.

    D.P.O. (Data Protection Officer) – R.P.D. (Responsabile delle Protezione dei Dati). Potrà inoltre rivolgersi al Responsabile della Protezione dei Dati per avere informazioni e inoltrare richieste circa i suoi dati o per segnalare disservizi o qualsiasi problema eventualmente riscontrato.

    Il Titolare del trattamento ha nominato Responsabile della Protezione dei Dati il Sig. Nicola Ghinello che potrà contattare ai seguenti recapiti: telefono +39 348 3165267, e-mail: nicola.ghinello@dpo-rpd.com.

    Incaricati. L’elenco aggiornato degli incaricati al trattamento è custodito presso la sede del Titolare del trattamento.

     

    Il Titolare del trattamento

    STUDIO LEGALE LOCATELLI

     

Vers. Mod.: IS02 – Anno 2019

Informativa per il trattamento dei dati personali.

Articoli 13 e 14 REGOLAMENTO EUROPEO N. 679/2016

 D.lgs. 196/2003 novellato dal D.lgs. 101/2018

Gentile Navigatore,

lo scrivente Studio Legale Locatelli, con sede in Galleria A. De Gasperi 4 – 35131 Padova (PD), C.F. LCTLNZ61M24F205O e P. IVA. 02174360285, in qualità di “Titolare del trattamento” La informa, ai sensi degli articoli 13 e 14 del Regolamento Europeo n. 679/2016 (in seguito “Regolamento UE”), che i Suoi dati saranno trattati secondo quanto di seguito indicato:

1. Oggetto del Trattamento

Il Titolare del trattamento La informa che i dati personali, identificativi (ad esempio, nome, cognome, ragione sociale, indirizzo, telefono, e-mail, riferimenti bancari e/o di pagamento, ecc.), in seguito chiamati “dati personali” o anche semplicemente “dati”, a Lei relativi, acquisiti anche verbalmente direttamente o tramite terzi potranno formare oggetto di trattamento nel pieno rispetto del Regolamento UE.

Per trattamento dei dati s’intende qualsiasi operazione o complesso di operazioni concernenti la raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, consultazione, elaborazione, modificazione, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, interconnessione, blocco, comunicazione, diffusione, distruzione dei dati stessi.

Se nel contratto in essere con la Vostra Azienda è previsto un trattamento di dati personali che dovremo fare per ottemperare a quanto indicato nel contratto stesso, sarà Vostra cura fornirci dati personali oggetto di trattamento per i quali abbiate certamente ottenuto, in quanto Titolari del trattamento, un libero, specifico, informato e inequivocabile consenso dagli interessati.

2. Base giuridica e Finalità del trattamento

Base giuridica Regolamento UE n. 679/2016, D.lgs. n. 196/2003 novellato dal D.lgs. n. 101/2018.

Il trattamento dei Suoi dati personali, richiesti e/o forniti anche verbalmente, è basato su quanto previsto dall’art. 6 del Regolamento UE 2016/679, sul Suo consenso ovvero sul legittimo interesse dello scrivente Titolare a difendere i propri diritti in un eventuale contenzioso nonché all’esecuzione di un contratto di cui Lei è parte o all’esecuzione di misure precontrattuali (es. preparazione di un’offerta, ecc.) da Lei richieste e ha le seguenti finalità:

A) senza il Suo consenso espresso (art. 6 del Regolamento UE):

- per adempiere agli obblighi precontrattuali, contrattuali e fiscali derivanti da rapporti con Lei in essere;

- per adempiere agli obblighi previsti dalla Legge, da un regolamento, dalla normativa comunitaria o da un ordine dell’Autorità (come ad esempio in materia di antiriciclaggio);

- esercitare i diritti del Titolare del trattamento, ad esempio il diritto di difesa in giudizio;

- per la tenuta della contabilità generale;

- per il perseguimento del legittimo interesse del titolare del trattamento;

- per finalità gestionali (fatturazione, eventuale gestione documentale, ecc.);

- per la gestione dei crediti;

- per analisi statistiche e di controllo qualità;

- per gestioni assicurative;

- per assistenza tecnica.

In particolare, i Suoi dati verranno trattati per finalità connesse all'attuazione dei seguenti adempimenti, relativi ad obblighi legislativi o contrattuali:

- Accesso tecnico e Funzionale al Sito nessun dato viene tenuto dopo la chiusura del Browser;

- Finalità di navigazione Evoluta o gestione dei contenuti personalizzata;

- Finalità Statistica e di Analisi della navigazione e degli utenti.

B) Solo previo Suo specifico e distinto consenso (art. 7 del Regolamento UE), per le seguenti Finalità commerciali e/o di marketing e/o di profilazione:

- invio via e-mail, posta e/o sms e/o contatti telefonici di newsletter, comunicazioni commerciali e/o materiale pubblicitario su prodotti o servizi offerti dal Titolare del trattamento e/o rilevazione del grado di soddisfazione sulla qualità di quanto effettuato su Sua richiesta;

- invio via e-mail, posta e/o sms e/o contatti telefonici di comunicazioni commerciali e/o promozionali di soggetti terzi (ad esempio, business partner).

3. Modalità di trattamento

Il trattamento dei Suoi dati personali è realizzato per mezzo delle operazioni indicate all’art. 4 n. 2) del Regolamento UE e precisamente: la raccolta, la registrazione, l’organizzazione, la strutturazione, la conservazione, l’adattamento o la modifica, l’estrazione, la consultazione, l’uso, la comunicazione mediante trasmissione, diffusione o qualsiasi altra forma di messa a disposizione, il raffronto o l’interconnessione, la limitazione, la cancellazione o la distruzione, il blocco. Il trattamento dei dati sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e potrà essere effettuato con mezzi manuali, informatici e telematici, su supporti cartacei e/o digitali. Il trattamento verrà effettuato in modo da garantire la sicurezza e la riservatezza dei dati stessi.

4. Tempi di conservazione dei dati e altre informazioni.

Il Titolare tratterà i dati personali per il tempo necessario per adempiere alle finalità di cui sopra e comunque per non oltre i termini di Legge dalla cessazione del rapporto per le Finalità di cui al rapporto in essere.

 

Con riferimento ai dati personali oggetto di Trattamento per Finalità di Marketing o di Trattamento per finalità di profilazione, gli stessi saranno conservati nel rispetto del principio di proporzionalità e comunque fino a che non siano state perseguite le finalità del trattamento o fino a che non intervenga la revoca del consenso specifico da parte dell’interessato.

Nello specifico il Titolare del trattamento tratterà i dati per non oltre due anni dalla raccolta dei dati per le Finalità di Marketing ed un anno per i dati raccolti per Finalità di profilazione.

Dati dei possibili candidati: i dati personali degli aspiranti candidati saranno cancellati 6 mesi dopo la conclusione del processo di selezione.

I dati personali da Lei forniti saranno trattati “in modo lecito, secondo correttezza e trasparenza” tutelando la Sua riservatezza ed i Suoi diritti.

Va precisato che in assenza di contatti significativi per un periodo di dieci anni, ovvero in caso di esercizio dei diritti previsti dal Regolamento (UE) per l’interessato (ad es. diritto a eliminazione/oblio, di limitazione) si provvederà a trasferire i dati personali in un apposito archivio digitale criptato e/o cartaceo (archivio protetto) rendendoli accessibili esclusivamente al Titolare del trattamento o saranno distrutti senza lasciare nessuna copia salvo diverse disposizioni dettate dalla Legge Vigente.

È previsto che sia effettuata una verifica periodica a cadenza annuale sui dati trattati e sulla possibilità di poterli cancellare se non più necessari per le finalità previste.

5. Accesso ai dati (categorie di destinatari a cui i dati sono possono essere comunicati)

I Suoi dati potranno essere resi accessibili per le finalità di cui ai precedenti punti 2.A) e 2.B) ai soggetti qui di seguito elencati a tal fine debitamente individuati ed istruiti:

            1) a soci, dipendenti e collaboratori del Titolare del trattamento in Italia e all’estero, nella loro qualità di incaricati e/o responsabili interni del trattamento e/o amministratori di sistema;

I Suoi dati personali potranno altresì essere comunicati ai soggetti esterni destinatari delle pratiche che La riguardano, nel compimento delle attività sopra meglio descritte, e ai soggetti esterni che interagiscono con la scrivente, sempre ed esclusivamente per attività funzionali alle finalità sopra descritte; tali categorie sono:

A. Consulenti (quali ad esempio. commercialista e/o consulente fiscale e/o consulente del lavoro) per aspetti che possono riguardarla e secondo le modalità di Legge;

B. Società operanti nel settore informatico (Data Center, Cloud Provider, società che erogano servizi informatici anche di back-up e/o di manutenzione degli apparati e dei software, anche applicativi ecc.), anche residenti all’estero, ma in ogni caso sempre stabilite e/o utilizzando apparati localizzati nell’Unione Europea, per la cura della sicurezza e della riservatezza dei dati;

C. Professionisti e/o Società operanti nel settore della sicurezza del lavoro;

D. Consulenti e Studi legali per eventuali controversie;

E. Pubbliche amministrazioni per lo svolgimento delle funzioni istituzionali, nei limiti stabiliti dalla Legge e dai regolamenti;

F. Enti di previdenza e di assistenza ed Enti certificanti;

G. Società Assicuratrici nonché liquidatori, consulenti e periti dalle stesse incaricate;

H. Consulenti aziendali.

I. Pubbliche autorità ed amministrazioni per le finalità connesse all'adempimento di obblighi legali o ai soggetti legittimati ad accedervi in forza di disposizioni di legge, regolamenti, normative comunitarie;

L. Banche, istituti finanziari o altri soggetti ai quali il trasferimento dei suddetti dati risulti necessario allo svolgimento della nostra attività in relazione all'assolvimento, da parte nostra, delle obbligazioni contrattuali assunte nei Suoi confronti.

Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la nostra sede ed è a Vostra disposizione.

6. E 7. Comunicazione e trasferimento dei dati

Senza la necessità di un espresso consenso (art. 6 lett. b) e c) del Regolamento UE), il Titolare del trattamento potrà comunicare i Suoi dati per le finalità di cui al precedente punto 2.A) a organismi di vigilanza, autorità giudiziarie, nonché a quei soggetti ai quali la comunicazione sia obbligatoria per Legge per l’espletamento delle finalità sopra indicate.

Detti soggetti tratteranno i dati nella loro qualità di autonomi titolari del trattamento.

Durante e dopo la navigazione i suoi dati potranno essere comunicati a terzi, in particolare a:

- Google: Servizio pubblicitario, Target pubblicitario, Analitica/Misurazione, Personalizzazione dei contenuti, Ottimizzazione;

- Google AdWords: Servizio pubblicitario, Target pubblicitario, Analitica/Misurazione, Personalizzazione dei contenuti, Ottimizzazione;

- Google Analytics: Target pubblicitario, Analitica/Misurazione, Ottimizzazione.

I Suoi dati non saranno diffusi.

I dati personali sono conservati su dispositivi ubicati preso la sede del Titolare del trattamento o presso provider, all’interno dell’Unione Europea. I dati da Lei conferiti potranno essere oggetto di trasferimento in Paesi non appartenenti all'UE in quanto ci avvaliamo di Responsabili esterni del trattamento che nell'espletamento dei loro servizi (quali fornitura della casella di posta elettronica, altri tipi di cloud o altre tipologie di servizi), possono realizzare tale trasferimento, anche per mezzo di loro sub responsabili. Per garantire la sicurezza di tali trasferimenti, ci avvaliamo solamente di soggetti che offrono le necessarie garanzie per mettere in atto misure tecniche e organizzative adeguate affinché il trattamento effettuato rispetti quanto previsto dal Reg. UE 679/2016 (ad esempio, valutando la presenza di decisioni di adeguatezza o disciplinando il rapporto avvalendoci di clausole contrattuali standard).

Resta in ogni caso inteso che il Titolare del trattamento, ove si rendesse necessario, avrà facoltà di spostare i dati anche in paesi extra-UE.  In tal caso il Titolare assicura sin d’ora che il trasferimento dei dati extra-UE avverrà in conformità alle disposizioni di Legge applicabili, previa stipula delle clausole contrattuali standard (le clausole contrattuali standard sono disponibili al seguente link: http://ec.europa.eu/justice/data-protection/international-transfers/transfer/index_en.htm) e verifiche standard previste dalla Commissione Europea (nello specifico saranno rispettate le condizioni indicate nel CAPO V del Regolamento UE).

Sia per quanto riguarda i dati presenti sui propri dispositivi, sia per eventuali dati presenti presso provider, il Titolare del trattamento ha messo in atto misure tecniche ed organizzative adeguate a garantire un idoneo livello di sicurezza, nel pieno rispetto di quanto indicato nel Regolamento UE.

 

Navigazione: i suoi dati di navigazione potranno inoltre essere trasferiti, limitatamente alle finalità sopra riportate, nei seguenti stati: - Paesi UE, - Stati Uniti.

 

Gestione dei cookie: nel caso in cui Lei abbia dubbi o preoccupazioni in merito all'utilizzo dei cookie Le è sempre possibile intervenire per impedirne l'impostazione e la lettura, ad esempio modificando le impostazioni sulla privacy all'interno del Suo browser al fine di bloccarne determinati tipi.

Poiché ciascun browser, e spesso diverse versioni dello stesso browser, differiscono anche sensibilmente le une dalle altre se preferisce agire autonomamente mediante le preferenze del Suo browser può trovare informazioni dettagliate sulla procedura necessaria nella guida del Suo browser.

8. Natura del conferimento dei dati e conseguenze del rifiuto di rispondere

Il conferimento dei dati per le finalità di cui al precedente punto 2.A) è obbligatorio. In loro assenza, non potremo garantirle i Servizi di quanto indicato in 2.A).

Il conferimento dei dati per le finalità di cui al precedente punto 2.B) è invece facoltativo. Può quindi decidere di non conferire alcun dato o di negare successivamente la possibilità di trattare dati già forniti: in tal caso, non potrà ricevere newsletter, comunicazioni commerciali e materiale pubblicitario e/o quant’altro inerenti ai Servizi offerti dal Titolare del trattamento.

Continuerà comunque ad avere diritto ai Servizi di cui al punto 2.A).

Alcuni campi di informazioni sul sito web possono essere contrassegnati con il carattere *. La compilazione di questi campi è obbligatoria quando inserisce i Suoi dati. La conseguenza di non fornire l'informazione è l’impossibilità di fruire del servizio per il quale l’informazione è richiesta.

9. Diritti dell’interessato

Nella Sua qualità di interessato, ha i diritti di cui agli articoli da 15 a 22 del Regolamento UE di seguito riportati e precisamente ha il diritto ad:

- ottenere la conferma dell’esistenza e del trattamento di dati personali che lo riguardano nonché la loro copia scritta (elettronica) in forma chiara e comprensibile (cd. diritto di accesso);

- ottenere le indicazioni circa la finalità del trattamento, le categorie di dati personali, i destinatari o le categorie di destinatari a cui i dati personali sono stati o saranno comunicati e, quando possibile, il periodo di conservazione;

- ottenere la rettifica dei dati che lo riguardano (cd. diritto di rettifica)

- ottenere la cancellazione dei dati che lo riguardano (cd. diritto all’oblio);

- ottenere le limitazioni del trattamento (cd. diritto di limitazione di trattamento);

- qualora i dati non siano raccolti presso l’interessato, ottenere tutte le informazioni disponibili sulla loro origine;

- ottenere la portabilità dei dati, ossia riceverli da un titolare del trattamento in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico e trasmetterli ad altro titolare del trattamento senza impedimenti (cd. diritto alla portabilità dei dati);

- opporsi al trattamento in qualsiasi momento ed anche nel caso di trattamento per finalità di marketing diretto (cd. diritto di opposizione);

- opporsi ad un processo decisionale automatizzato relativo alle persone fisiche, compresa la profilazione;

- revocare il consenso in qualsiasi momento senza pregiudicare la liceità del trattamento basata sul consenso prestato prima della revoca;

- proporre reclamo a un’autorità di controllo (Garante per la Protezione dei Dati Personali).

Potrebbero esserci condizioni o limitazioni ai diritti dell’interessato. Non è quindi certo che ad esempio si abbia il diritto di portabilità dei dati in tutti i casi - ciò dipende dalle circostanze specifiche dell'attività di elaborazione.

10. Modalità di esercizio dei diritti

Potrà in qualsiasi momento esercitare i diritti inviando:

- una raccomandata a.r. alla scrivente (vedere l’indirizzo indicato nella carta intestata);

- una e-mail all’indirizzo info@studiolocatelli.it

11. Minori

Quanto offerto dal Titolare del trattamento ed oggetto del rapporto con Lei in essere non prevede l’acquisizione intenzionale di informazioni personali riferite ai minori. Nel caso in cui informazioni su minori fossero involontariamente registrate, il Titolare del trattamento le cancellerà in modo tempestivo, su richiesta dell’interessato.

12. Dati personali non ottenuti presso l’interessato

Può capitare che la scrivente non sia il Titolare del trattamento al quale Lei ha dato i suoi dati personali, ma risulti essere co-titolare del trattamento o responsabile del trattamento in esterno e che quindi i Suoi dati siano giunti alla scrivente in seconda battuta a causa di un contratto che regola le parti. In questo caso si precisa che la scrivente farà il possibile per accertarsi che Lei sia stato informato ed abbia dato il consenso al trattamento. Può chiedere in ogni momento alla scrivente l’origine di acquisizione dei Suoi dati.

13. Titolare, , D.P.O. (R.P.D.) e Incaricati

Di seguito le forniamo alcune informazioni che è necessario portare alla sua conoscenza, non solo per ottemperare agli obblighi di legge, ma anche perché la trasparenza e la correttezza nei confronti del nostro personale/collaboratori è parte fondante della nostra attività.

Titolare del trattamento. Il Titolare del Trattamento dei suoi dati personali è STUDIO LEGALE LOCATELLI per conto della quale Azienda firma il Sig. Lorenzo Locatelli, responsabile nei suoi confronti del legittimo e corretto uso dei suoi dati personali e che potrà contattare per qualsiasi informazione o richiesta ai seguenti recapiti: telefono +39 049 663612, e-mail: info@studiolocatelli.it.

D.P.O. (Data Protection Officer) – R.P.D. (Responsabile delle Protezione dei Dati). Potrà inoltre rivolgersi al Responsabile della Protezione dei Dati per avere informazioni e inoltrare richieste circa i suoi dati o per segnalare disservizi o qualsiasi problema eventualmente riscontrato.

Il Titolare del trattamento ha nominato Responsabile della Protezione dei Dati il Sig. Nicola Ghinello che potrà contattare ai seguenti recapiti: telefono +39 348 3165267, e-mail: nicola.ghinello@dpo-rpd.com.

Incaricati. L’elenco aggiornato degli incaricati al trattamento è custodito presso la sede del Titolare del trattamento.

 

Il Titolare del trattamento

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