01.2021

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Rigetto del ricorso ex art. 696 bis c.p.c. a fronte delle risultanze del processo penale che escludono il nesso di causa

Tribunale di Trieste, Ordinanza del 23 dicembre 2020                                                                                 (Studio Locatelli)

 

Con l’ordinanza in commento il Tribunale di Trieste ha rigettato un ricorso ex art. 696 bis c.p.c. in materia di malpractice sanitaria in virtù dell’inutilità dell’incombente alla luce degli esiti degli accertamenti medico legali svolti nel corso di un precedente procedimento penale che avevano escluso la sussistenza del nesso eziologico tra l’operato dei sanitari e il danno lamentato.

 

Il Tribunale triestino, pur ricordando come il giudizio penale in punto responsabilità non vincola il giudice civile, afferma che ben può il giudice civile utilizzare le risultanze del procedimento penale, pur non essendone vincolato (al di fuori dei tassativi casi previsti dagli artt. 651 e 652 c.p.p.), tanto più considerando le peculiari garanzie proprie di tale ambito.

 

Su questa premessa, il Giudice osserva da una parte che la relazione medico legale, oltre che intrinsecamente attendibile e coerente, non ha costituito oggetto di rilievi o contestazioni di sorta da parte dei ricorrenti, dall’altra che il C.T. del P.M. non si è limitato ad escludere la colpa del personale sanitario coinvolto nel caso in esame bensì ha pure escluso chiaramente ed inequivocabilmente la sussistenza del nesso eziologico; nesso che il danneggiato in sede civile è tenuto pur sempre a provare, oltre che ad allegare.

 

In conclusione, il Tribunale ha ritenuto inutile l’incombente richiesto e ha rigettato il ricorso.

 

 

Procedimento ex articolo 702 bis c.p.c.: ammissibilità della produzione documentazione successivamente al primo atto difensivo

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 46 del 7 gennaio 2021

 

Nell’ordinanza in commento la Corte di cassazione si pronuncia sulla censura del ricorrente relativa alla presunta violazione dell’articolo 702bis c.p.c., per avere il Tribunale erroneamente configurato precluso il deposito della documentazione, sulla cui base era stata formulata la pretesa, in un momento processuale successivo a quello dell’iscrizione a ruolo del ricorso.

Secondo la Corte, la norma dell’articolo 702bis non introduce alcuna preclusione istruttoria e non contempla alcuna sanzione processuale, in particolare nessuna decadenza, in caso di omessa o incompleta allegazione dei documenti del ricorso.

Infatti, il procedimento sommario si caratterizza per la peculiare esigenza di celerità tanto che l’articolo 702ter, comma 5, prevede che il giudice ha facoltà di procedere nel modo più opportuno agli atti di istruzione rilevanti e quindi di assumere le prove in forma libera, senza, quindi rispettare necessariamente la scansione temporale rigida prevista nel processo civile ordinario.

Si può solo rilevare che, ad opinione della Corte, una compiuta articolazione probatoria, operata già in sede di ricorso e di comparsa di risposta, occorra perché il giudice possa consapevolmente adoperare in udienza l’eventuale potere di conversione del rito e di fissazione dell’udienza ex articolo 183 c.p.c..

Pertanto, è da ritenersi operante il seguente principio di diritto: poiché l’articolo 702bis, commi 1 e 4, non prevede alcuna specifica sanzione processuale, né in relazione al mancato rispetto del requisito di specifica indicazione dei mezzi di prova e dei documenti di cui il ricorrente e il resistente intendano, rispettivamente, avvalersi, né in reazione alla mancata allegazione di detti documenti al ricorso o alla comparsa di risposta, è ammissibile la produzione documentale eseguita, nell’ambito del procedimento sommario disciplinato dagli articoli 702bis e ss., successivamente al deposito del primo atto difensivo e fino alla pronuncia dell’ordinanza di cui all’articolo 702ter c.p.c..

 

 

L’avviso di ricevimento ha natura di atto pubblico e la sua mancata veridicità richiede la querela di falso

Cassazione civile, sezione V, ordinanza n. 29537 del 24 dicembre 2020

 

Nell’ordinanza in commento la Corte è chiamata a pronunciarsi in tema di validità della notifica a mezzo posta, avendo il ricorrente contestato l’effettiva conoscenza dell’avviso a lui destinato.

Secondo il costante orientamento della Corte, in tema di notifica a mezzo posta, l’avviso di ricevimento, il quale è parte integrante della relazione di notifica, ha natura di atto pubblico che - essendo munito della fede privilegiata di cui all’articolo 2700 cod. civ. in ordine alle dichiarazioni delle parti e agli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenze - costituisce (…) il solo documento idoneo a provare sia l’intervenuta consegna del plico con la relativa data, sia l’identità della persona alla quale è stata eseguita e che ha sottoscritto l’atto.

Pertanto, ad avviso della Corte, la parte, qualora intenda dimostrare la non veridicità delle risultanze dell’avviso di ricevimento, deve proporre querela di falso, salvo che non risulti in modo evidente l’esistenza di un mero errore materiale compiuto dal pubblico ufficiale nella redazione del documento, il quale ricorre nel caso di apposizione di data inesistente o anteriore a quella della formazione dell’atto notificato o non ancora maturata. Solo in questi particolari casi al giudice è consentito disattendere le risultanze apparenti dell’atto di notifica mentre, in ogni altro caso, ove occorra un giudizio di compatibilità tra le date apposte, tale valutazione deve avvenire nell’ambito di un procedimento di querela di falso

 

 

Validità della richiesta risarcitoria inviata via fax purché ne sia provata l’avvenuta ricezione da parte della compagnia assicurativa

Cassazione civile, sezione III, ordinanza n. 29464 del 23 dicembre 2020

 

Nell’ordinanza in esame la Corte si pronuncia in merito ad un’eccezione di improcedibilità della domanda di risarcimento nei confronti della compagnia di assicurazione ai sensi dell’art. 145 del codice delle assicurazioni private per mancata prova della ricezione della richiesta risarcitoria inviata a mezzo fax.

Sebbene in passato la stessa Corte avesse stabilito l’improcedibilità dell’azione qualora la richiesta fosse stata inoltrata con strumenti diversi dalla raccomandata con avviso di ricevimento ed avesse escluso l'equipollenza tra raccomandata ed altri strumenti di comunicazione – tra cui il fax –, secondo i giudici di legittimità bisogna fare eccezione per il caso in cui l'utilizzo di una diversa modalità consenta, invece, di provare l'avvenuta ricezione da parte del destinatario, ritenendosi in tal caso possibile l'equipollenza tra diversi strumenti di comunicazione della domanda risarcitoria

Pertanto, la Corte afferma che se la circostanza della ricezione è stata dedotta dal danneggiato nell'atto di citazione e l’assicurazione non l'ha specificatamente contestata, ma anzi ha posto in essere difese che ne presuppongono l'avvenuta ricezione, il giudice, ai sensi dell’art. 115 c.p.c., è tenuto a valutare anche questa circostanza ai fini della ricostruzione dei fatti e, pertanto, la ricezione in astratto potrebbe ritenersi provata.

 

 

Censura di legittimità per omesso esame di un documento decisivo

Cassazione civile, sezione I, ordinanza n. 29418 del 23 dicembre 2020

 

Nell’ordinanza in oggetto la Corte è chiamata a pronunciarsi in merito alla censura di una decisione per omesso esame di documenti decisivi ai fini della dimostrazione dei fatti costitutivi della pretesa, con conseguente violazione degli articoli 111 Cost e 132 c.p.c..

Secondo la Corte, il mancato esame di un documento può essere denunciato per cassazione solo nel caso in cui determini l’omissione di motivazione su un punto decisivo della controversia e, segnatamente, quando il documento non esaminato offra la prova di circostanze di tale portata da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il convincimento del giudice di merito, di modo che la “ratio decidendi” venga a trovarsi priva di fondamento.

Pertanto, la denuncia in sede di legittimità deve contenere, a pena di inammissibilità, l’indicazione delle ragioni per le quali il documento trascurato avrebbe senza dubbio dato luogo ad una decisione diversa.

 

 

La differenza tra il vizio di omessa pronuncia ex art. 112 c.p.c. e il vizio motivazionale ex art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

Cassazione civile, sezione III, ordinanza n. 459 del 13 gennaio 2021

 

Nella pronuncia in commento la Corte delinea il confine tra il vizio di omessa pronuncia ai sensi dell’articolo 112 c.p.c. e il differente vizio motivazionale di cui all’articolo 360, comma 1, n. 5, c.p.c..

Secondo la Corte, la differenza tra l’omessa pronuncia di cui all’articolo 112 c.p.c. ed il vizio motivazionale si coglie nel senso che, mentre nella prima l’omesso esame concerne direttamente una domanda o un’eccezione introdotta in causa, nella seconda ipotesi l’attività di esame del giudice, che si assume omessa, non concerne direttamente la domanda o l’eccezione, ma una circostanza di fatto che, ove valutata, avrebbe comportato una diversa decisione su uno dei fatti costitutivi della domanda o su un’eccezione e quindi su uno dei fatti principali della controversia.

Più precisamente:

  • quando il fatto pretermesso è stato allegato in funzione di eccezione ai sensi dell’articolo 2697, comma 2, c.c., cioè il convenuto ha fatto valere l’effetto impeditivo, modificativo o estintivo, l’omessa pronuncia sul fatto opposto integra violazione dell’articolo 112 c.p.c.;
  • quando invece il fatto è stato dedotto dalla parte non in funzione di eccezione, ma quale fatto secondario in funzione di contestazione dell’esistenza storica del fatto costitutivo nell’ambito della mera difesa, o comunque quando si tratti di fatto, risultante dagli atti, che la parte non ha fatto valere formalmente come eccezione di merito, la pretermissione del fatto da parte del giudice è suscettibile di costituire vizio motivazionale ai sensi dell’articolo 360, comma 1, n. 5, c.p.c..

In sostanza, mentre l’articolo 112 riguarda il fatto giuridico (cioè il fatto qualificato in base agli effetti), l’articolo 360, comma 1, n. 5 riguarda il (bruto) fatto storico.

La Corte, a conclusione dell’analisi, enuncia il principio di diritto secondo il quale deve essere denunciata la violazione della regola della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato di cui all’articolo 112 c.p.c. se il giudice, accogliendo la domanda, ometta di pronunciare in ordine al fatto mediante cui il convenuto abbia eccepito l’inefficacia del fatto costitutivo della domanda, ovvero abbia eccepito che il diritto fatto valere dall’attore si è modificato o estinto, mentre deve essere denunciato il vizio motivazionale di cui all’articolo 360, comma 1, n. 5, c.p.c. se il giudice abbia omesso l’esame del fatto secondario mediante cui il convenuto abbia contestato l’esistenza storica del fatto costitutivo della domanda o abbia omesso l’esame del fatto risultante dagli atti di causa e che tuttavia il convenuto non abbia opposto in funzione di neutralizzazione degli effetti giuridici del fatto costitutivo.

 

 

Il giudice ha facoltà di disattendere le conclusioni del CTU ma deve specificarne le ragioni

Cassazione civile, sezione III, ordinanza n. 200 dell’11 gennaio 2021

 

Nell’ordinanza in commento la Corte si pronuncia nuovamente in merito al grado di vincolatività, in relazione al potere decisionale del giudice di merito, delle conclusioni contenute in una consulenza tecnica d’ufficio.

La Corte afferma, quale premessa, che allorquando non abbia le cognizioni tecnico-scientifiche necessarie ed idonee a ricostruire e comprendere la fattispecie concreta in esame nella sua meccanicistica determinazione ed evoluzione, pur essendo peritus peritorum, il giudice deve fare invero ricorso a una consulenza tecnica di tipo percipiente, quale fonte oggettiva di prova, sulla base delle cui risultanze è tenuto a dare atto dei risultati conseguiti e di quelli viceversa non conseguiti o non conseguibili, in ogni caso argomentando su basi tecnico-scientifiche e logiche.

Aggiunge poi che il giudice può anche disattendere le risultanze della disposta CTU percipiente, ma solo motivando in ordine agli elementi di valutazione adottati e agli elementi probatori utilizzati per addivenire all’assunta decisione, specificando le ragioni per cui ha ritenuto di discostarsi dalle conclusioni del CTU.

 

 

Vige il divieto di attraversare il piazzale solo qualora vi siano, anche se distanti, strisce pedonali fruibili

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 278 del 12 gennaio 2021

 

Nell’ordinanza in commento la Corte fornisce un’interpretazione della norma contenuta nell’articolo 190, comma 2, del Codice della Strada in relazione al comportamento imposto al pedone qualora questi debba attraversare un piazzale.

La norma stabilisce la regola generale per cui i pedoni, per attraversare la carreggiata, devono servirsi degli attraversamenti pedonali, dei sottopassaggi o dei soprapassaggi. Quando questi non esistono, o distano più di centro metri dal punto di attraversamento, i pedoni possono attraversare la carreggiata (…) con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri.

Aggiunge poi, al comma 3, che è vietato attraversare le piazze e i larghi al di fuori degli attraversamenti pedonali, qualora esistano, anche se sono a distanza superiore a quella indicata nel comma 2.

Ad avviso della Corte, l’articolo 190, comma 2, del Codice della Strada non vieta ai pedoni l’attraversamento tout court dei piazzali al di fuori delle strisce pedonali, poiché chiaramente condiziona il divieto al fatto che degli attraversamenti pedonali esistano, “anche se a distanza superiore a quella indicata nel comma 2”, caso nel quale il pedone deve raggiungere le strisce pedonali e attraversare in quel punto.

Pertanto, la norma non contiene un divieto assoluto di attraversare i piazzali che siano privi di strisce pedonali, ma un divieto di attraversamento solo qualora vi siano, pur se non vicini, degli attraversamenti pedonali fruibili.

 

 

Il dovere di cautela è proporzionale al grado di pericolosità della cosa

Cassazione civile, sezione III, sentenza n. 29465 del 23 dicembre 2020

 

Nella sentenza in commento la Corte si pronuncia in materia di responsabilità da cose in custodia ex articolo 2051 c.c. in seguito alla richiesta risarcitoria avanzata nei confronti del Comune da parte di un cittadino caduto a terra a causa della presenza di neve e ghiaccio lungo il marciapiede.

In tema di responsabilità civile per danni da cose in custodia, con specifico riferimento al custode di beni demaniali, è principio ormai consolidato che la condotta del danneggiato, che entri in interazione con la cosa, si atteggi diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso.

In altri termini, quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione da parte del danneggiato delle cautele normalmente attese e prevedibili in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso.

Ad avviso della Corte, la corretta disamina della vicenda oggetto della sentenza impugnata richiedeva di accertare (essendo pacifica la derivazione del danno dalla presenza di neve e ghiaccio sul marciapiede) se:

  1. lo stato dei luoghi avesse oppure no una potenzialità lesiva autonoma capace di porsi quale causa esclusiva dell’evento;
  2. la condotta della vittima avesse assunto i caratteri dell’abnormità necessari per interrompere il nesso di derivazione causale ovvero se avesse oppure no concorso a cagionare l’evento.

La Corte conclude affermando che il fatto che già da diversi giorni nevicasse e che il marciapiede fosse coperto da lastre di ghiaccio e di neve aveva modificato lo stato del teatro dell’incidente e reso esigibile dal pedone danneggiato una particolare cautela sulla base del principio secondo il quale la cautela richiesta è direttamente proporzionale al grado di pericolosità della cosa.

 

 

Il diritto a rifiutare la trasfusione di sangue per motivi religiosi: disciplina e tutela del medico

Cassazione civile, sezione III, sentenza n. 29469 del 23 dicembre 2020

 

Nella sentenza in commento la Corte affronta la delicata tematica del rifiuto all’emotrasfusione per motivi religiosi

Il ragionamento della Corte parte dall’affermazione di due considerazioni preliminari. In primo luogo, va ricordato che il paziente ha sempre diritto di rifiutare le cure mediche che gli vengono somministrate, anche quando tale rifiuto possa causarne la morte; tuttavia, il dissenso alle cure mediche, per essere valido ed esonerare così il medico dal potere-dovere di intervenire, deve essere espresso, inequivoco e attuale: non è sufficiente, dunque, una generica manifestazione di dissenso formulata “ex ante”, in un momento in cui il paziente non era in pericolo di vita, ma è necessario che il dissenso sia manifestato ex post, ovvero dopo che il paziente sia stato pienamente informato sulla gravità della propria situazione e sui rischi derivanti dal rifiuto delle cure.

Del pari, va rammentato che pur in presenza di un espresso rifiuto preventivo, non può escludersi che il medico, di fronte ad un peggioramento imprevisto e imprevedibile delle condizioni del paziente e nel concorso di circostanze impeditive della verifica effettiva della persistenza di tale dissenso, possa ritenere certo o altamente probabile che esso non sia più valido e praticare, conseguentemente, la terapia già rifiutata, ove la stessa sia indispensabile per salvare la vita del paziente.

Ciò premesso e non potendo trovare applicazione, per i fatti di causa, la legge che oggi espressamente disciplina la possibilità per il paziente di rifiutare i trattamenti sanitari (legge n. 219 del 2017, Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento), secondo la Corte, la composizione del conflitto va ricercata nella cosiddetta giurisdizione per principi costituzionali.

In altri termini, il giudice formula il giudizio, il quale consta non della diretta applicazione del principio costituzionale ma della regola di diritto formulata per il caso concreto sulla base della combinazione di tale principio, se del caso bilanciato con altro principio concorrente, con le circostanze del caso.

Nel caso specifico, a sostegno del diritto a rifiutare l’emotrasfusione vengono in rilievo i principi dell’autodeterminazione sanitaria e quello di libertà religiosa, i quali, ad opinione della Corte, non incontrano principi contrari suscettibili di bilanciamento. Pertanto, non essendovi materia di ponderazione con altri principi, essi possono trovare piena e diretta attuazione.

La conclusione quindi è che il Testimone di Geova ha diritto di rifiutare l’emotrasfusione, determinando a carico del sanitario l’obbligazione negativa di non ledere la sfera giuridica del paziente.

La Corte, dunque, conclude enunciando il principio di diritto secondo il quale il Testimone di Geova, che fa valere il diritto di autodeterminazione in materia di trattamento sanitario a tutela della libertà di professare la propria fede religiosa, ha il diritto di rifiutare l’emotrasfusione pur avendo prestato il consenso al diverso trattamento che abbia successivamente richiesto la trasfusione, anche con dichiarazione formulata prima del trattamento medesimo, purché dalla stessa emerga in modo inequivoco la volontà di impedire la trasfusione anche in caso di pericolo di vita.

Infine, la Corte ricorda che la posizione del medico, in circostanze come quella del caso di specie, non è esente da garanzie. La legge 219 del 2017, infatti, all’art. 1 co. 6, stabilisce che il medico è tenuto a rispettare la volontà del paziente di rifiutare un trattamento sanitario e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile o penale; inoltre, laddove il paziente esiga trattamenti contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali, il medico non ha obblighi professionali. Secondo la Corte, prestare il consenso ad un intervento chirurgico, al quale è consustanziale il rischio emorragico, con l'inequivoca manifestazione di dissenso all'esecuzione di trasfusione di sangue ove il detto rischio si avveri, significa esigere dal medico un trattamento sanitario contrario, oltre che alle buone pratiche clinico-assistenziali, anche alla deontologia professionale, perciò, di fronte a tale volontà, il medico non ha obblighi professionali.

 

 

Danno da mancata interruzione della gravidanza: responsabilità del medico che non informa la gestante circa i rischi di malformazione del feto

Cassazione civile, sezione III, sentenza n. 653 del 15 gennaio 2021

 

Con la sentenza in commento la Corte affronta il tema del risarcimento del danno per mancata interruzione della gravidanza a seguito di omessa informazione, da parte del medico, rispetto ai possibili rischi di malformazioni fetali. In particolare, nel caso di specie, la paziente lamentava di non essere stata adeguatamente informata sui rischi per il feto correlati ad un’infezione da citomegalovirus contratta nel corso della gravidanza.

 

Con riguardo all’art. 6, lett. b) della l. n. 194/1978, che enuncia i casi in cui è possibile praticare l’interruzione volontaria della gravidanza dopo i primi novanta giorni di gestazione, la Corte osserva che ciò può avvenire qualora siano accertati processi patologici che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna e che tra questi processi sono compresi anche quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del feto.

Ad avviso della Corte, la soluzione giuridica della questione richiede che sia stabilito, in riferimento al contenuto della norma, se rilevino solo i processi patologici che risultino già esitati in accertate anomali o malformazioni del feto oppure anche i processi patologici che possano determinare, con alta probabilità, tali anomalie o malformazioni, a prescindere dal fatto che le medesime siano state accertate, ove comunque emerga l’idoneità della stessa esistenza di un processo patologico potenzialmente nocivo per il nascituro.

La Corte afferma di accoglie la seconda interpretazione: è necessario accertare caso per caso se la stessa esistenza di una patologia potenzialmente produttiva di malformazioni fetali sia tale da determinare il grave pericolo per la salute della donna che giustifica l’interruzione della gravidanza oltre il novantesimo giorno.

La legge, infatti, non richiede che l’anomalia o la menomazione si sia già concretizzata in modo strumentalmente o clinicamente accertabile, ma dà rilievo alla circostanza che il processo patologico possa sviluppare una relazione causale con una menomazione fetale.

Alla luce di ciò, la Suprema Corte ha affermato il principio di diritto secondo cui l’accertamento di processi patologici che possono provocare, con apprezzabile grado di probabilità, rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro consente il ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza, ai sensi della L. n. 194 del 1978, art. 6, lett. b), laddove determini nella gestante - che sia stata compiutamente informata dei rischi - un grave pericolo per la sua salute fisica o psichica, da accertarsi in concreto e caso per caso, e ciò a prescindere dalla circostanza che l’anomalia o la malformazione si sia già prodotta e risulti strumentalmente o clinicamente accertata.


Di conseguenza, se la gestante contrae una patologia ed il medico non la informa correttamente e compiutamente in relazione ai possibili rischi di malformazioni fetali correlati ad essa, può essere chiamato a risarcire i danni conseguiti alla mancata interruzione della gravidanza alla quale la donna dimostri che sarebbe ricorsa a fronte di un grave pregiudizio per la sua salute fisica o psichica.

 

 

La prova della responsabilità professionale dell’avvocato

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 410 del 13 gennaio 2021

 

Nell’ordinanza in esame la Corte si pronuncia sull’onere probatorio posto a carico del danneggiato in caso di richiesta risarcitoria per presunta responsabilità professionale dell’avvocato.

La Corte ricorda che in tema di responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento di un’attività da cui sarebbe potuto derivare un vantaggio personale o patrimoniale per il cliente, la regola della preponderanza dell’evidenza o del “più probabile che non” si applica non solo all’accertamento del nesso di causalità tra l’omissione e l’evento di danno, ma anche all’accertamento del nesso tra quest’ultimo, quale elemento costitutivo della fattispecie, e le conseguenze dannose risarcibili, atteso che, trattandosi di evento non verificatosi proprio a causa dell’omissione, lo stesso può essere indagato solo mediante un giudizio prognostico sull’esito che avrebbe potuto avere l’attività professionale omessa.

In base a tale premessa, la Corte ritiene che l’odierno ricorrente avrebbe dovuto innanzitutto allegare e provare in quale misura l’inerzia dell’avvocato abbia pregiudicato, “più probabilmente che non”, un esito favorevole dei giudizi incardinati e non solo le presunte conseguenze dannose risarcibili.

 

 

Il reato di rivelazione di segreto professionale

Cassazione penale, sezione V, sentenza n. 318 del 7 gennaio 2021

 

Nella sentenza in commento la Corte si pronuncia in merito al reato di rivelazione del segreto professionale contestato al medico per aver rivelato, senza giusta causa, circostanze riservate inerenti alla sfera sessuale e procreativa della persona offesa, marito di una paziente.

La Corte prende, dunque, in esame l’articolo 622 c.p. che punisce chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, se dal fatto può derivare nocumento.

Sul presupposto che il reato di rivelazione del segreto professionale postula, in primo luogo, la sussistenza di una rivelazione la Corte afferma che non si ha rivelazione, e quindi violazione del segreto, nel caso di comunicazione della notizia a chi già la conosceva.

In merito, invece, al requisito della giusta causa, la Corte ricorda che tal genere di formule sono di frequente contenute nel corpo delle norme incriminatrici e di come dette clausole sono destinate in linea di massima a fungere da “valvole di sicurezza” del meccanismo repressivo, evitando che la sanzione penale scatti allorché l’osservanza del precetto appaia concretamente “inesigibile” in ragione, a seconda dei casi, di situazioni ostative a carattere soggettivo od oggettivo, di obblighi di segno contrario, ovvero della necessità di tutelare interessi confliggenti, con rango pari o superiore rispetto a quello protetto dalla norma incriminatrice.

La Cassazione ritiene che la nozione di giusta causa vada affidata al concetto generico di giustizia, che la locuzione stessa presuppone, e che il giudice sia tenuto a determinare di volta in volta, con riguardo alla liceità sotto il profilo etico e sociale, dei motivi che determinano il soggetto ad un certo comportamento.

In conclusione, con l’espressione “senza giusta causa”, il legislatore ha inteso riferirsi, oltre che alle cause di giustificazione previste dagli articoli 50 e seguenti c.p., anche a tutte le altre cause suscettibili di escludere l’illiceità della rivelazione in base al principio del bilanciamento degli interessi o dell’adeguatezza del mezzo rispetto ad uno scopo lecito non altrimenti realizzabile.

 

 

La riforma della sentenza di condanna ha efficacia diretta sul quantum del risarcimento civile

Cassazione penale, sezione VI, sentenza n. 1611 del 14 gennaio 2021

 

Nella sentenza in esame la Corte si pronuncia sulla censura relativa alla mancata riduzione dell’entità della somma liquidata dal giudice di primo grado a titolo di condanna per il risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile, benché l’imputato avesse beneficiato di una declaratoria di nullità della prima sentenza in relazione ad uno dei due reati per i quali era stato giudicato colpevole.

Premesso che nel sistema normativo del processo penale è di tutta evidenza l’esistenza di una stretta e diretta connessione tra l’azione penale e quella incidentale civile, sicché le statuizioni adottate in materia penale non possono non avere effetti sulle correlate statuizioni civili, la Corte di cassazione ricorda che in generale la decisione del giudice di secondo grado di proscioglimento dell’imputato, in riforma di una sentenza di condanna di primo grado, comporta anche in assenza di una impugnazione sulle questioni civili, la revoca della statuizione, contenuta nella pronuncia appellata, di condanna dello stesso imputato al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile.

In base a tali considerazioni, la Corte ritiene ragionevole che un analogo effetto si produca laddove la condanna civile si sia basata sul riconoscimento della responsabilità penale dell’imputato per due o più imputazioni, per alcune delle quali la condanna venga in appello riformata.

Pertanto, nel caso in oggetto, trova applicazione il principio di diritto secondo il quale la sentenza di appello che dichiari la nullità della sentenza di condanna di primo grado con riferimento ad una delle più imputazioni contestate all’imputato e poste a base di quella condanna, dispiega efficacia diretta sulla quantificazione del risarcimento del danno, pur in assenza di specifico gravame sul punto, comportando per il giudice, in forza dell’effetto devolutivo dell’appello di cui all’articolo 574 c.p.p., comma 4, l’obbligo di procedere alla rideterminazione della somma che era stata liquidata a titolo risarcitorio in primo grado con riferimento a tutte le imputazioni per le quali vi era stata condanna.

 

 

La revoca della patente ex art. 222 del Codice della strada è una sanzione di tipo amministrativo

Cassazione penale, sezione I, sentenza n. 37034 del 22 dicembre 2020

 

Nella sentenza in commento la Corte si pronuncia sulla natura giuridica delle cosiddette sanzioni amministrative accessorie all’accertamento di un reato, previste dall’articolo 222 del Codice della Strada.

Nel caso di specie, il ricorrente chiedeva la sostituzione della sanzione accessoria della revoca della patente con quella meno grave della sospensione alla luce della sentenza n. 88 del 2019 della Corte costituzionale con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell'art. 222, comma 2, quarto periodo, nella parte in cui non prevede che, in caso di condanna, ovvero di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'art. 444 c.p.p., per i reati di cui agli artt. 589-bis e 590-bis c.p., il giudice possa disporre, in alternativa alla revoca della patente di guida, la sospensione della stessa ai sensi del secondo e terzo periodo dello stesso comma 2 dell'art. 222 C.d.S. nel momento in cui non ricorra alcuna delle circostanze aggravanti previste dai rispettivi commi secondo e terzo degli artt. 589-bis e 590-bis c.p.. A tale fine, veniva invocata l’applicazione dell’articolo 30, comma 4, della Legge n. 87 del 1953, che dispone la cessazione dell’esecuzione e di tutti gli effetti penali della sentenza irrevocabile di condanna pronunciata in applicazione della norma dichiarata incostituzionale.

La Corte coglie l’occasione per chiarisce che la revoca della patente di guida correlata alla condanna per i delitti di cui agli articoli 589bis e 590bis c.p. ha natura di sanzione amministrativa accessoria, attesa la finalità precipuamente preventiva e la limitatezza dell’arco di tempo in cui al destinatario è inibito il conseguimento di un nuovo titolo abilitativo alla guida.

Pertanto, anche nel caso di condotte suscettibili, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 88 del 2019, di dar luogo, in sede di cognizione, alla più mite sanzione della sospensione, non rientra tra i poteri del giudice dell’esecuzione modificare la statuizione della sentenza di condanna passata in giudicato relativa alla suddetta revoca, esulando questa dall’ambito di applicazione della L. 11 marzo 1953, n. 87, art. 30, comma 4.

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    Ai sensi dell’Art. n. 13 del REGOLAMENTO EUROPEO N. 679/2016
     

    Gentile Interessato,

    STUDIO LEGALE LOCATELLI in qualità di Titolare del trattamento dei dati ai sensi dell’art. n. 13 del Regolamento Europeo n. 679/2016 “General Data Protection Regulation (GDPR)” (d’ora innanzi Regolamento UE), recante disposizioni in materia di trattamento dei dati personali, intende informala in merito al trattamento dei Suoi dati personali.

    La norma prevede che chiunque effettui trattamenti di dati personali è tenuto ad informare il soggetto interessato in relazione ai dati trattati e agli elementi qualificanti il trattamento, che deve in ogni caso avvenire in maniera lecita, corretta e trasparente, nonché tutelare la riservatezza e garantire i diritti del soggetto interessato.

    Si precisa che per trattamento dei dati s’intende qualsiasi operazione o complesso di operazioni concernenti la raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, consultazione, elaborazione, modifica, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, interconnessione, blocco, comunicazione, diffusione, distruzione dei dati stessi.
     

    1.Titolare del trattamento dei dati

    Il Titolare del trattamento dei dati è Studio Legale Locatelli, con sede legale e operativa in Galleria A. De Gasperi 4 – 35131 Padova (PD), e altra sede operativa in Via Tagliamento 83 – 33038 San Daniele del Friuli (UD), C.F. LCTLNZ61M24F205O e P. IVA. 02174360285, contattabile ai seguenti recapiti: telefono +39 049 663612, e-mail: info@studiolocatelli.it.

     

    2. Natura dei dati Trattati, Finalità e Base giuridica del trattamento

    Natura dei dati trattati. In relazione alle finalità del trattamento sotto riportate si informa che saranno trattatati unicamente “dati personali comuni” quali, ad esempio:

    • dati identificativi (nome, cognome, recapito telefonico,
      e-mail, etc.);

     

    Finalità del trattamento. I suoi dati personali saranno trattati per le seguenti finalità:

    1. dare riscontro alle sue richieste: mediante compilazione, volontaria, dell’apposito form che trova in questa area contatti;
    2. adempiere ad obblighi di legge;

     

    Base giuridica del trattamento. I dati personali, per le finalità di cui al punto 2A e 2B saranno trattati lecitamente per adempiere ad obblighi precontrattuali e contrattuali tra noi e l’utente (art.6, par.1 lett. b), per adempiere ai nostri obblighi legali (art.6 par.1 lett. c).

    Il consenso da Lei prestato potrà essere revocato in qualsiasi momento, senza pregiudicare la liceità del trattamento basato sul consenso prestato prima della revoca (art.7 parag.3 Regolamento UE)

    Inoltre, si informa l’interessato, che ai sensi dell’art. 21 del Regolamento UE, l'interessato ha il diritto di opporsi in qualsiasi momento al trattamento dei dati personali che lo riguardano effettuato per le finalità di marketing diretto (compresa la profilazione) e che, qualora l'interessato si opponga al trattamento, i dati personali non potranno più essere oggetto di trattamento per tali finalità.
     

    3.Destinatari dei dati e Modalità di trattamento

    Il trattamento dei Suoi dati personali sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e potrà essere effettuato mediante strumenti cartacei ed  elettronici sia dal personale dell’Azienda scrivente, autorizzato/incaricato al trattamento dei dati personali, sia da soggetti esterni chiamati a svolgere specifici incarichi, per conto del Titolare del trattamento, in qualità di Responsabili del trattamento, ai sensi dell’art. 28 Regolamento UE, previa nostra lettera di incarico che imponga loro il dovere di riservatezza e sicurezza del trattamento dei dati personali, e l’adozione di misure di sicurezza idonee per prevenire la perdita dei dati, usi illeciti e non corretti, ed accessi non autorizzati, nel rispetto delle vigenti disposizioni in materia di tutela dei dati personali.

    Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la sede del Titolare del trattamento ed è a Sua disposizione.

    I suoi dati personali non saranno diffusi e non saranno trasferiti verso paesi terzi o organizzazioni internazionali, non saranno comunicati a terzi tranne che per obblighi di legge o di contratto
     

    4. Tempi di conservazione dei dati

    I suoi dati personali saranno conservati per un arco di tempo non superiore al conseguimento delle finalità per i quale sono trattati, nel rispetto del principio di limitazione della conservazione previsto dal Regolamento UE e/o per il tempo necessario per obblighi di legge e di contratto o fino a che non intervenga la revoca del consenso specifico da parte dell’interessato e, quindi

      • con riferimento alle finalità indicate nei punti 2A-2B, i dati verranno conservati per il tempo non superiore al conseguimento delle finalità per i quale sono trattati e/o per il tempo strettamente necessario per l’espletamento degli obblighi di legge e di contratto;

    A garanzia dei tempi di conservazione dichiarati è previsto che sia effettuata una verifica periodica a cadenza annuale sui dati trattati e sulla possibilità di poterli cancellare se non più necessari per le finalità previste.
     

    5. Conseguenze della mancata comunicazione dei dati

    I dati personali di cui ai punti 2A-2B della presente informativa sono necessari, senza tali dati ci sarebbe impossibile procedere alla registrazione (creazione del Suo account personale), adempiere agli obblighi contrattuali e di legge.
     

    6. Diritti dell’interessato

    Nella Sua qualità di interessato, ha i diritti di cui agli articoli da n. 15 a n. 22 del Regolamento UE di seguito riportati e precisamente ha il diritto ad:

    • ottenere la conferma dell’esistenza e del trattamento di dati personali che lo riguardano e in tal caso, ottenere l’accesso ai suoi dati (cd. diritto di accesso);
    • ottenere le indicazioni circa le finalità del trattamento, le categorie dei dati in questione, i destinatari o le categorie di destinatari cui i dati sono stati o saranno comunicati, in particolare se destinatari di paesi terzi o organizzazioni internazionali, il periodo di conservazione dei dati previsto o i criteri utilizzati per determinare tale periodo; e qualora i dati non siano raccolti presso l’interessato, ottenere tutte le informazioni disponibili sulla loro origine;
    • ottenere la rettifica dei dati che lo riguardano (cd. diritto di rettifica)
    • ottenere la cancellazione dei dati che lo riguardano (cd. diritto all’oblio);
    • ottenere le limitazioni del trattamento (cd. diritto di limitazione di trattamento);
    • ottenere la portabilità dei dati, ossia riceverli da un titolare del trattamento in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico e trasmetterli ad altro titolare del trattamento senza impedimenti (cd. diritto alla portabilità dei dati);
    • opporsi al trattamento in qualsiasi momento (cd. diritto di opposizione). Si informa specificatamente, come richiesto dall’art. 21 del Regolamento UE, che qualora i dati personali siano trattati per finalità di marketing diretto (compresa la profilazione), l'interessato ha il diritto di opporsi in qualsiasi momento al trattamento dei dati personali che lo riguardano effettuato per tali finalità e che qualora l'interessato si opponga al trattamento per finalità di marketing diretto, i dati personali non potranno più essere oggetto di trattamento per tali finalità;
    • essere messo a conoscenza (con la possibilità di opporsi) dell’esistenza di un processo decisionale automatizzato relativo alle persone fisiche, compresa la profilazione;
    • revocare il consenso in qualsiasi momento senza pregiudicare la liceità del trattamento basata sul consenso prestato prima della revoca;
    • proporre reclamo a un’autorità di controllo (Garante per la Protezione dei Dati Personali).

    Si precisa che potrebbero esserci condizioni o limitazioni ai diritti dell’interessato. Non è quindi certo che, ad esempio, si abbia il diritto di portabilità dei dati in tutti i casi, ciò dipende dalle circostanze specifiche dell'attività di elaborazione.

    Altro esempio: nel caso Lei decida di opporsi al trattamento dei dati, il Titolare del trattamento ha diritto di valutare la Sua istanza, che potrebbe non essere accettata in caso di esistenza di motivi legittimi cogenti per procedere al trattamento che prevalgano sui Suoi interessi, diritti e libertà.
     

    7. Modalità di esercizio dei diritti

    Senza formalità alcuna Lei potrà in qualsiasi momento esercitare i Suoi diritti in modo chiaro ed esplicito inviando:

    - una raccomandata A.R. alla scrivente (vedere l’indirizzo indicato nella carta intestata);

    - una e-mail all’indirizzo info@studiolocatelli.it.

    Oppure contattando direttamente il Titolare del trattamento al numero: +39 049 663612.
     

    8. Minori

    Quanto offerto dal Titolare del trattamento ed oggetto del rapporto con Lei in essere non prevede l’acquisizione intenzionale di informazioni personali riferite ai minori. Nel caso in cui informazioni su minori fossero involontariamente registrate, il Titolare del trattamento le cancellerà in modo tempestivo, su richiesta o segnalazione dell’interessato.
     

    9. D.P.O. (R.P.D.) – Incaricati/Autorizzati – Responsabili del trattamento

    Di seguito le forniamo alcune informazioni che è necessario portare alla sua conoscenza, non solo per ottemperare agli obblighi di legge, ma anche perché la trasparenza e la correttezza nei confronti degli Interessati è parte fondante della nostra attività.
     

    D.P.O. (Data Protection Officer) – R.P.D. (Responsabile delle Protezione dei Dati). Potrà inoltre rivolgersi al Responsabile della Protezione dei Dati per avere informazioni e inoltrare richieste circa i suoi dati o per segnalare disservizi o qualsiasi problema eventualmente riscontrato.

    Il Titolare del trattamento ha nominato Responsabile della Protezione dei Dati il Sig. Nicola Ghinello che potrà contattare ai seguenti recapiti: telefono +39 348 3165267, e-mail: nicola.ghinello@dpo-rpd.com.

    Incaricati/Autorizzati. L’elenco aggiornato degli incaricati/Autorizzati al trattamento è custodito presso la sede del Titolare del trattamento.
     

    Responsabili del trattamento.

    Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la nostra sede.

     

Mod. ICONT – Data Agg. 17/12/2021

Informativa per il trattamento dei dati personali
 

Ai sensi dell’Art. n. 13 del REGOLAMENTO EUROPEO N. 679/2016
 

Gentile Interessato,

STUDIO LEGALE LOCATELLI in qualità di Titolare del trattamento dei dati ai sensi dell’art. n. 13 del Regolamento Europeo n. 679/2016 “General Data Protection Regulation (GDPR)” (d’ora innanzi Regolamento UE), recante disposizioni in materia di trattamento dei dati personali, intende informala in merito al trattamento dei Suoi dati personali.

La norma prevede che chiunque effettui trattamenti di dati personali è tenuto ad informare il soggetto interessato in relazione ai dati trattati e agli elementi qualificanti il trattamento, che deve in ogni caso avvenire in maniera lecita, corretta e trasparente, nonché tutelare la riservatezza e garantire i diritti del soggetto interessato.

Si precisa che per trattamento dei dati s’intende qualsiasi operazione o complesso di operazioni concernenti la raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, consultazione, elaborazione, modifica, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, interconnessione, blocco, comunicazione, diffusione, distruzione dei dati stessi.
 

1.Titolare del trattamento dei dati

Il Titolare del trattamento dei dati è Studio Legale Locatelli, con sede legale e operativa in Galleria A. De Gasperi 4 – 35131 Padova (PD), e altra sede operativa in Via Tagliamento 83 – 33038 San Daniele del Friuli (UD), C.F. LCTLNZ61M24F205O e P. IVA. 02174360285, contattabile ai seguenti recapiti: telefono +39 049 663612, e-mail: info@studiolocatelli.it.

 

2. Natura dei dati Trattati, Finalità e Base giuridica del trattamento

Natura dei dati trattati. In relazione alle finalità del trattamento sotto riportate si informa che saranno trattatati unicamente “dati personali comuni” quali, ad esempio:

  • dati identificativi (nome, cognome, recapito telefonico,
    e-mail, etc.);

 

Finalità del trattamento. I suoi dati personali saranno trattati per le seguenti finalità:

  1. dare riscontro alle sue richieste: mediante compilazione, volontaria, dell’apposito form che trova in questa area contatti;
  2. adempiere ad obblighi di legge;

 

Base giuridica del trattamento. I dati personali, per le finalità di cui al punto 2A e 2B saranno trattati lecitamente per adempiere ad obblighi precontrattuali e contrattuali tra noi e l’utente (art.6, par.1 lett. b), per adempiere ai nostri obblighi legali (art.6 par.1 lett. c).

Il consenso da Lei prestato potrà essere revocato in qualsiasi momento, senza pregiudicare la liceità del trattamento basato sul consenso prestato prima della revoca (art.7 parag.3 Regolamento UE)

Inoltre, si informa l’interessato, che ai sensi dell’art. 21 del Regolamento UE, l'interessato ha il diritto di opporsi in qualsiasi momento al trattamento dei dati personali che lo riguardano effettuato per le finalità di marketing diretto (compresa la profilazione) e che, qualora l'interessato si opponga al trattamento, i dati personali non potranno più essere oggetto di trattamento per tali finalità.
 

3.Destinatari dei dati e Modalità di trattamento

Il trattamento dei Suoi dati personali sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e potrà essere effettuato mediante strumenti cartacei ed  elettronici sia dal personale dell’Azienda scrivente, autorizzato/incaricato al trattamento dei dati personali, sia da soggetti esterni chiamati a svolgere specifici incarichi, per conto del Titolare del trattamento, in qualità di Responsabili del trattamento, ai sensi dell’art. 28 Regolamento UE, previa nostra lettera di incarico che imponga loro il dovere di riservatezza e sicurezza del trattamento dei dati personali, e l’adozione di misure di sicurezza idonee per prevenire la perdita dei dati, usi illeciti e non corretti, ed accessi non autorizzati, nel rispetto delle vigenti disposizioni in materia di tutela dei dati personali.

Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la sede del Titolare del trattamento ed è a Sua disposizione.

I suoi dati personali non saranno diffusi e non saranno trasferiti verso paesi terzi o organizzazioni internazionali, non saranno comunicati a terzi tranne che per obblighi di legge o di contratto
 

4. Tempi di conservazione dei dati

I suoi dati personali saranno conservati per un arco di tempo non superiore al conseguimento delle finalità per i quale sono trattati, nel rispetto del principio di limitazione della conservazione previsto dal Regolamento UE e/o per il tempo necessario per obblighi di legge e di contratto o fino a che non intervenga la revoca del consenso specifico da parte dell’interessato e, quindi

    • con riferimento alle finalità indicate nei punti 2A-2B, i dati verranno conservati per il tempo non superiore al conseguimento delle finalità per i quale sono trattati e/o per il tempo strettamente necessario per l’espletamento degli obblighi di legge e di contratto;

A garanzia dei tempi di conservazione dichiarati è previsto che sia effettuata una verifica periodica a cadenza annuale sui dati trattati e sulla possibilità di poterli cancellare se non più necessari per le finalità previste.
 

5. Conseguenze della mancata comunicazione dei dati

I dati personali di cui ai punti 2A-2B della presente informativa sono necessari, senza tali dati ci sarebbe impossibile procedere alla registrazione (creazione del Suo account personale), adempiere agli obblighi contrattuali e di legge.
 

6. Diritti dell’interessato

Nella Sua qualità di interessato, ha i diritti di cui agli articoli da n. 15 a n. 22 del Regolamento UE di seguito riportati e precisamente ha il diritto ad:

  • ottenere la conferma dell’esistenza e del trattamento di dati personali che lo riguardano e in tal caso, ottenere l’accesso ai suoi dati (cd. diritto di accesso);
  • ottenere le indicazioni circa le finalità del trattamento, le categorie dei dati in questione, i destinatari o le categorie di destinatari cui i dati sono stati o saranno comunicati, in particolare se destinatari di paesi terzi o organizzazioni internazionali, il periodo di conservazione dei dati previsto o i criteri utilizzati per determinare tale periodo; e qualora i dati non siano raccolti presso l’interessato, ottenere tutte le informazioni disponibili sulla loro origine;
  • ottenere la rettifica dei dati che lo riguardano (cd. diritto di rettifica)
  • ottenere la cancellazione dei dati che lo riguardano (cd. diritto all’oblio);
  • ottenere le limitazioni del trattamento (cd. diritto di limitazione di trattamento);
  • ottenere la portabilità dei dati, ossia riceverli da un titolare del trattamento in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico e trasmetterli ad altro titolare del trattamento senza impedimenti (cd. diritto alla portabilità dei dati);
  • opporsi al trattamento in qualsiasi momento (cd. diritto di opposizione). Si informa specificatamente, come richiesto dall’art. 21 del Regolamento UE, che qualora i dati personali siano trattati per finalità di marketing diretto (compresa la profilazione), l'interessato ha il diritto di opporsi in qualsiasi momento al trattamento dei dati personali che lo riguardano effettuato per tali finalità e che qualora l'interessato si opponga al trattamento per finalità di marketing diretto, i dati personali non potranno più essere oggetto di trattamento per tali finalità;
  • essere messo a conoscenza (con la possibilità di opporsi) dell’esistenza di un processo decisionale automatizzato relativo alle persone fisiche, compresa la profilazione;
  • revocare il consenso in qualsiasi momento senza pregiudicare la liceità del trattamento basata sul consenso prestato prima della revoca;
  • proporre reclamo a un’autorità di controllo (Garante per la Protezione dei Dati Personali).

Si precisa che potrebbero esserci condizioni o limitazioni ai diritti dell’interessato. Non è quindi certo che, ad esempio, si abbia il diritto di portabilità dei dati in tutti i casi, ciò dipende dalle circostanze specifiche dell'attività di elaborazione.

Altro esempio: nel caso Lei decida di opporsi al trattamento dei dati, il Titolare del trattamento ha diritto di valutare la Sua istanza, che potrebbe non essere accettata in caso di esistenza di motivi legittimi cogenti per procedere al trattamento che prevalgano sui Suoi interessi, diritti e libertà.
 

7. Modalità di esercizio dei diritti

Senza formalità alcuna Lei potrà in qualsiasi momento esercitare i Suoi diritti in modo chiaro ed esplicito inviando:

- una raccomandata A.R. alla scrivente (vedere l’indirizzo indicato nella carta intestata);

- una e-mail all’indirizzo info@studiolocatelli.it.

Oppure contattando direttamente il Titolare del trattamento al numero: +39 049 663612.
 

8. Minori

Quanto offerto dal Titolare del trattamento ed oggetto del rapporto con Lei in essere non prevede l’acquisizione intenzionale di informazioni personali riferite ai minori. Nel caso in cui informazioni su minori fossero involontariamente registrate, il Titolare del trattamento le cancellerà in modo tempestivo, su richiesta o segnalazione dell’interessato.
 

9. D.P.O. (R.P.D.) – Incaricati/Autorizzati – Responsabili del trattamento

Di seguito le forniamo alcune informazioni che è necessario portare alla sua conoscenza, non solo per ottemperare agli obblighi di legge, ma anche perché la trasparenza e la correttezza nei confronti degli Interessati è parte fondante della nostra attività.
 

D.P.O. (Data Protection Officer) – R.P.D. (Responsabile delle Protezione dei Dati). Potrà inoltre rivolgersi al Responsabile della Protezione dei Dati per avere informazioni e inoltrare richieste circa i suoi dati o per segnalare disservizi o qualsiasi problema eventualmente riscontrato.

Il Titolare del trattamento ha nominato Responsabile della Protezione dei Dati il Sig. Nicola Ghinello che potrà contattare ai seguenti recapiti: telefono +39 348 3165267, e-mail: nicola.ghinello@dpo-rpd.com.

Incaricati/Autorizzati. L’elenco aggiornato degli incaricati/Autorizzati al trattamento è custodito presso la sede del Titolare del trattamento.
 

Responsabili del trattamento.

Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la nostra sede.

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