08.2021

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Notificazione a mezzo posta e irreperibilità: è necessario che dall’avviso di ricevimento si evinca che l’atto è pervenuto nella sfera di conoscibilità del destinatario

Cassazione civile, sezione II, ordinanza n. 20074 del 14 luglio 2021

 

Nell’ordinanza in esame la Corte di cassazione affronta il tema della irreperibilità del destinatario della notificazione qualora questa avvenga a mezzo posta.

 

La Suprema Corte ha, in primo luogo, richiamato il consolidato principio secondo cui ai fini del perfezionamento della notifica effettuata ai sensi dell’art. 140 c.p.c. non è sufficiente l’allegazione dell’avvenuta spedizione dell’avviso di ricevimento della raccomandata con cui il destinatario viene notiziato dell’avvenuto deposito di copia dell’atto presso la casa comunale, ma è necessario che dall’avviso di ricevimento si evinca che l’atto è pervenuto nella sfera di conoscibilità del destinatario.

 

Come già affermato dalla giurisprudenza di legittimità, l’avviso di ricevimento della raccomandata informativa del deposito dell’atto presso la casa comunale deve recare l’annotazione, da parte dell’agente postale, dell’accesso presso il domicilio del destinatario e delle ragioni della mancata consegna, non essendo sufficiente il deposito del plico presso l’ufficio postale.

 

Se la raccomandata con avviso di ricevimento risulta spedita, ma non anche “recapitata” alla destinataria, l’esito della spedizione è rimasto ignoto, poiché l’avviso non reca alcuna indicazione in relazione alle ragioni della mancata consegna. Di conseguenza, il procedimento di notificazione ai sensi dell’art. 140 c.p.c. non può ritenersi completato e la notifica dell’ingiunzione deve considerarsi nulla.

 

 

Giudizio pregiudicante definito con sentenza non passata in giudicato: la sospensione del giudizio pregiudicato non è obbligatoria a meno che non lo preveda la legge

Cassazione civile, Sezioni Unite, ordinanza n. 21763 del 29 luglio 2021

 

Con l’ordinanza in commento le Sezioni Unite della Corte di cassazione si pronunciano in merito alla sospensione del giudizio qualora sia contemporaneamente pendente un altro processo pregiudicante definito con sentenza non ancora passata in giudicato.

 

La Suprema Corte preliminarmente ricorda che il provvedimento di sospensione del processo adottato ai sensi dell'art. 295, pur avendo la forma dell'ordinanza, non è revocabile dal giudice che lo ha pronunciato poiché tale revocabilità confliggerebbe con la previsione della sua impugnabilità mediante regolamento necessario di competenza con la conseguenza che, ove la parte, anziché proporre il regolamento nel termine previsto dal codice di rito, abbia presentato istanza di revoca dell'ordinanza di sospensione al giudice che l'aveva emanata e questi abbia reso un provvedimento meramente confermativo di quello precedente, la mancata impugnazione della prima ordinanza determina l'inammissibilità del regolamento proposto avverso il secondo provvedimento risultando altrimenti eluso il termine perentorio dalla norma stessa previsto.

 

Ciò premesso, le Sezioni Unite affermano il principio secondo il quale salvi i casi in cui la sospensione del giudizio sulla causa pregiudicata sia imposta da una disposizione normativa specifica, che richieda di attendere la pronuncia con efficacia di giudicato sulla causa pregiudicante, quando tra due giudizi esista un rapporto di pregiudizialità tecnica e quello pregiudicante sia stato definito con sentenza non passata in giudicato, la sospensione del giudizio pregiudicato non può ritenersi obbligatoria ai sensi dell’art. 295 c.p.c. (e, se sia stata disposta, è possibile proporre subito istanza di prosecuzione in virtù dell’art. 297 c.p.c., il cui conseguente provvedimento giudiziale è assoggettabile a regolamento necessario di competenza), ma può essere adottata in via facoltativa, ai sensi dell’art. 337, comma 2, c.p.c., applicandosi, nel caso del sopravvenuto verificarsi di un conflitto tra giudicati il disposto dell’art. 336, comma 2, c.p.c.

 

 

Prova presuntiva: è sufficiente che il fatto ignoto sia desumibile secondo il criterio dell'id quod plerumque accidit

Cassazione civile, sezione VI-3, ordinanza n. 21403 del 26 luglio 2021

 

Nella sentenza in commento la Corte di cassazione affronta il tema della prova presuntiva e delle regole che il giudice è tenuto ad applicare nel suo utilizzo.

 

La Suprema Corte ribadisce il proprio orientamento secondo cui la corretta applicazione dell'art. 2729 c.c. presuppone un apprezzamento degli elementi acquisiti in giudizio, dai quali inferire quello ignoto, che riconosca ad essi efficacia probatoria, quand'anche singolarmente sforniti di valenza indiziaria, se risultino in grado di acquisirla ove valutati nella loro convergenza globale, ovvero accertandone la pregnanza conclusiva.

Infatti, la valutazione della prova presuntiva esige che il giudice di merito esamini tutti gli indizi di cui disponga non già considerandoli isolatamente, ma valutandoli complessivamente ed alla luce l'uno dell'altro, senza negare valore ad uno o più di essi sol perché equivoci, così da stabilire se sia comunque possibile ritenere accettabilmente probabile l'esistenza del fatto da provare.

 

Dunque, per la configurazione di una presunzione giuridicamente valida non occorre che l'esistenza del fatto ignoto rappresenti l'unica conseguenza possibile di quello noto secondo un legame di necessarietà assoluta ed esclusiva, essendo, invece, sufficiente che dal fatto noto sia desumibile univocamente quello ignoto, alla stregua di un giudizio di probabilità basato sull' “id quod plerumque accidit".

 

 

Responsabilità dell’avvocato: procedimento disciplinare e procedimento penale sono autonomi

Cassazione civile, Sezioni Unite, sentenza n. 20384 del 16 luglio 2021

 

Nella sentenza in commento le Sezioni Unite affrontano il tema della sospensione del procedimento disciplinare nel caso in cui contestualmente sia pendente un processo penale, chiarendo in presenza di quali presupposti la sospensione del primo è necessaria.

 

La Suprema Corte rileva che il vigente art. 54 della L. n. 247/2012 ha fortemente attenuato il regime della pregiudizialità penale, prevedendo espressamente che il procedimento disciplinare si svolge ed è definito con procedura e con valutazioni autonome rispetto al procedimento penale relativo agli stessi fatti e che la sospensione del primo può essere disposta solo se il giudice disciplinare ritenga indispensabile acquisire atti e notizie appartenenti al processo penale.

 

Secondo la Corte di cassazione, è evidente come il legislatore abbia posto la sospensione in un ambito di operatività limitato ed eccezionale (anche cronologicamente contingentato), perché derogatorio della regola generale di autonomia della valutazione disciplinare rispetto a quella propria del giudizio penale. Il che spiega perché il ricorso a tale istituto sia dalla legge subordinato ad un rigoroso vaglio di "indispensabilità" (dell'acquisizione di atti e notizie rinvenienti dal processo penale) affidato alla discrezionalità del giudice del merito disciplinare.

 

Alla luce di ciò, le Sezioni Unite hanno ribadito che in tema di procedimento disciplinare nei confronti di avvocati, la L. n. 247 del 2012, art. 54 (applicabile dal 1 gennaio 2015) disciplina in termini di reciproca autonomia i rapporti tra tale procedimento e quello penale avente ad oggetto gli stessi fatti, dovendo pertanto escludersi la sospensione necessaria del primo giudizio in attesa della definizione del secondo, anche se, in via di eccezione, può essere disposta una sospensione facoltativa, limitata nel tempo, qualora il giudice disciplinare ritenga indispensabile acquisire elementi di prova apprendibili esclusivamente dal processo penale.

 

 

Per la decadenza dal diritto all’indennizzo è sufficiente la consapevolezza dell'obbligo da parte dell’assicurato e la volontà di non osservarlo

Cassazione civile, sezione III, ordinanza n. 21533 del 27 luglio 2021

 

Con l’ordinanza in commento la Corte di cassazione si pronuncia in merito all’obbligo dell’assicurato di dare avviso del sinistro alla compagnia di assicurazione e alla conseguente perdita del diritto all’indennità in caso di mancato adempimento doloso di tale obbligo, ai sensi dell’art. 1915 c.c.

 

La Suprema Corte ribadisce l’ormai consolidato indirizzo della giurisprudenza di legittimità secondo cui, affinché l'assicurato possa ritenersi dolosamente inadempiente all'obbligo di dare avviso all'assicuratore, ai fini dell'art. 1915, primo comma, cod. civ., con l'effetto di perdere il diritto all'indennità, non è richiesto lo specifico e fraudolento intento di arrecare danno all'assicuratore, ma è sufficiente la consapevolezza dell'obbligo previsto dalla norma e la cosciente volontà di non osservarlo.

 

Non è, inoltre, possibile fondare l'esclusione della decadenza dall'indennità sull'assunto che sia necessaria la prova che l’assicurato abbia consapevolmente e deliberatamente ritardato la comunicazione, in tal modo introducendo un elemento di intenzionalità (e non di mera cosciente volontà) che è estraneo al paradigma normativo.

 

 

Non è possibile estendere ai genitori del figlio deceduto gli effetti della responsabilità contrattuale della struttura sanitaria

Cassazione civile, sezione VI-3, ordinanza n. 21404 del 26 luglio 2021

 

Con la sentenza in commento la Corte di cassazione affronta il tema dell’interferenza tra la responsabilità contrattuale da contatto sociale e la responsabilità extracontrattuale in caso di malpractice sanitaria, con particolare riferimento all’efficacia protettiva che la prima può estendere anche nei confronti dei terzi.

 

La Suprema Corte, richiamando i propri precedenti, afferma che la figura dei cd. “terzi protetti dal contratto”, nell'ambito della responsabilità medica, ricomprende i soli casi di “danni da nascita indesiderata”, sicché al di fuori di queste ipotesi l'azione per perdita (o lesione) del rapporto parentale è di natura solo aquiliana. Si osserva che, dal momento che il tratto distintivo della responsabilità contrattuale risiede nella premessa della relazionalità […] il danno derivante dall'inadempimento dell'obbligazione non richiede la qualifica dell'ingiustizia, che si rinviene nella responsabilità extracontrattuale, perché la rilevanza dell'interesse leso dall'inadempimento non è affidata alla natura di interesse meritevole di tutela alla stregua dell'ordinamento giuridico, come avviene per il danno ingiusto di cui all'art. 2043 c.c. [...] ma alla corrispondenza dell'interesse alla prestazione dedotta in obbligazione, essendo, dunque, la fonte contrattuale dell'obbligazione che conferisce rilevanza giuridica all'interesse regolato.

 

Sulla base di queste premesse, è proprio la natura dell'interesse che segna, per così dire, il "limen" entro cui risulta possibile integrare [...] il contenuto del contratto, consentendo, così, pure a soggetti che non rivestono la qualità di parte negoziale di agire a norma dell'art. 1218 c.c.

Dunque, per postulare l'efficacia protettiva del contratto verso terzi occorre che l'interesse di cui essi siano portatori risulti anch'esso strettamente connesso a quello regolato già sul piano della programmazione negoziale.

 

 

Le spese sostenute dalla casa di cura sono a carico del SSN solo quando è previsto un piano di cura personalizzato

Cassazione civile, sezione III, sentenza n. 21528 del 27 luglio 2021

 

Nella sentenza in commento la Corte di cassazione si occupa delle spese relative all'assistenza sociosanitaria, indicando quale sia il soggetto tenuto al pagamento a seconda della tipologia di assistenza offerta.

 

La Suprema Corte osserva che, secondo l'attuale quadro normativo, la gratuità delle prestazioni riguarda le prestazioni sanitarie a rilevanza sociale previste dal D.P.C.M. 14 febbraio 2001, art. 3, comma 1 e quelle socio sanitarie ad elevata integrazione sanitaria previste dall'art. 3, comma 3 del citato Decreto, mentre per le prestazioni di lungo assistenza destinate ad anziani e persone non autosufficienti affette da malattie croniche e degenerative [...] è prevista la ripartizione forfetaria del costo complessivo nella misura del 50% a carico del SSN e del 50% a carico del Comune, con la compartecipazione dell'utente.

 

Si precisa che nel caso in cui, oltre alle prestazioni socio-assistenziali, siano erogate prestazioni sanitarie, l'attività deve essere comunque considerata di rilievo sanitario e pertanto di competenza del Servizio Sanitario Nazionale, atteso che le prestazioni rese in favore del malato rientrano tra le prestazioni socio-assistenziali ad elevata integrazione sanitaria, interamente a carico del S.S.N.

 

A tale riguardo, secondo la stessa giurisprudenza di legittimità, l'elemento differenziale tra prestazione socioassistenziale "inscindibile" dalla prestazione sanitaria, da un lato, e prestazione socio-assistenziale "pura", dall'altro, non sta nella situazione di limitata autonomia del soggetto, non altrimenti assistibile che nella struttura residenziale, ma sta invece nell'individuazione di un trattamento terapeutico personalizzato che non può essere somministrato se non congiuntamente alla prestazione socioassistenziale.

In conclusione, ciò che rileva ai fini della “assistenza sanitaria obbligatoria” è la esistenza di un piano di cura personalizzato. Al contrario, qualora la prestazione socio-assistenziale prescinda dalla congiunta realizzazione dello scopo terapeutico (ossia nel caso in cui il ricovero nella struttura residenziale non sia accompagnato da un “piano di cura personalizzato”), la prestazione rimane estranea all'ambito dell'assistenza sanitaria obbligatoria.

 

 

Responsabilità civile auto: anche quando il sinistro è avvenuto in una strada privata è possibile esercitare l’azione diretta nei confronti dell’assicuratore

Cassazione civile, Sezioni Unite, sentenza n. 21983 del 30 luglio 2021

 

Nella sentenza in commento le Sezioni Unite della Corte di cassazione sono chiamate a pronunciarsi in merito alla possibilità da parte del danneggiato di esercitare l’azione diretta nei confronti della compagnia di assicurazione del proprio veicolo anche quando il sinistro è avvenuto in una strada privata.

 

La Corte rileva che la circolazione su aree equiparate alle strade di uso pubblico deve intendersi come quella effettuata su ogni spazio ove il veicolo possa essere utilizzato in modo conforme alla sua funzione abituale.

 

Le Sezioni Unite in passato sono pervenute a ravvisare nell’utilizzazione del veicolo conforme alla funzione abituale dello stesso il criterio decisivo ai fini della determinazione dell’ambito della copertura assicurativa obbligatoria per la r.c.a., affermando che costituisce "circolazione del veicolo" ai sensi dell’art. 2054 c.c. l’uso che di esso si compia su aree destinate alla circolazione - sempreché sia quello che secondo le sue caratteristiche il veicolo può avere -, con la conseguenza che la copertura assicurativa deve riguardare tutte le attività cui il veicolo è destinato e per cui lo stesso circola su strada di uso pubblico o su area equiparata (Cass., SS.UU., 29 aprile 2015, n. 8620).

 

Dunque è l’utilizzazione del veicolo in modo conforme alla sua funzione abituale ad assumere fondamentale rilievo ai fini della determinazione dell’estensione della copertura assicurativa per la r.c.a., costituendo, in luogo di quello del "numero indeterminato di persone", il criterio di equiparazione alle strade di uso pubblico di ogni altra area o spazio ove sia avvenuto il sinistro.

A tale stregua, per l’assicurato-danneggiante […] rimane allora non coperta da assicurazione per la r.c.a. solamente l’ipotesi dell’utilizzazione del veicolo in contesti particolari ed avulsi dal concetto di circolazione sotteso dalla disciplina di cui all’art. 2054 c.c. e alla disciplina posta dal Codice delle Assicurazioni private, non aventi cioè diretta derivazione e specifico collegamento con quella del codice della strada concernente l’uso quale mezzo di trasporto […]. Ipotesi da ravvisarsi essenzialmente nell’utilizzazione di mezzo non rientrante tra i veicoli disciplinati dal codice della strada ovvero di utilizzazione anomala del veicolo, non conforme alle sue caratteristiche e alla sua funzione abituale, come allorquando venga ad esempio utilizzato come arma per investire e uccidere persone.

 

Del resto, la Suprema Corte rileva pure che l’interpretazione estensiva nei suindicati termini della nozione di "circolazione" su "aree... equiparate" alle "strade di uso pubblico" di cui all’art. 122 Cod. ass., oltre che costituzionalmente orientata, si appalesa invero conforme al diritto dell’U.E.

 

 

Chi ha provveduto a sue spese alla riparazione del veicolo incidentato è legittimato ad agire per il risarcimento del danno

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 21779 del 29 luglio 2021

 

Con l’ordinanza in esame la Corte di cassazione si pronuncia in merito alla legittimazione attiva nel giudizio di risarcimento del danno nel caso in cui un soggetto alla guida di un’automobile finisca in una buca presente sul manto stradale riportando danni alla vettura ed un altro soggetto affronti la relativa spesa, citando poi in giudizio il Comune per ottenere il risarcimento.

 

Nel caso di specie, i giudici di merito avevano rigettato la domanda affermando che la proprietà del veicolo in capo al genitore non era provata, in quanto non vi era in atti il relativo certificato di proprietà, e quindi egli non aveva diritto al risarcimento del danno riportato dal veicolo.

Il padre aveva perciò presentato ricorso in cassazione, affermando che il risarcimento può essere preteso non solo dal proprietario ma altresì da chiunque abbia la disponibilità del veicolo ed abbia provveduto alla riparazione.

 

La Suprema Corte innanzitutto ricorda che legittimato a domandare il risarcimento del danno patrimoniale consistente nel costo di riparazione di un autoveicolo, danneggiato in un sinistro stradale, non è necessariamente il proprietario o il titolare di altro diritto reale sul bene mobile, ma anche chi, avendo il possesso o la detenzione del veicolo, risponda nei confronti del proprietario dei danni occorsi allo stesso e abbia provveduto a sue spese, avendovi interesse, alla riparazione del mezzo.

 

Dunque, secondo la Corte, se dagli atti risulta provato che colui che chiede il risarcimento ha effettivamente la disponibilità del veicolo ed ha sostenuto le spese per la riparazione, è errato porre a base della legittimazione della domanda di risarcimento solo il titolo di proprietà e non un titolo di godimento del bene comunque rilevante e dimostrabile per presunzioni.

 

 

Doveri professionali del medico e nesso di casualità in caso di attività medica in équipe

Cassazione penale, sezione IV, sentenza n. 24895 del 30 giugno 2021

 

Con la sentenza in esame la Corte di cassazione torna ad occuparsi di responsabilità medica e di successione nelle posizioni di garanzia in caso di attività d’équipe, con particolare riferimento al rapporto di causalità ed al comportamento alternativo corretto esigibile dai sanitari intervenuti sul paziente in tempi diversi.

 

La Suprema Corte ricorda che, qualora ricorra una ipotesi di cooperazione multidisciplinare, ancorché non svolta contestualmente, ogni sanitario, oltre che al rispetto dei canoni di diligenza e prudenza connessi alle specifiche mansioni svolte, è tenuto all'osservanza degli obblighi derivanti dalla convergenza di tutte le attività verso il fine comune ed unico; in altri termini, non può invocare il cd. “principio di affidamento” l'agente che non abbia osservato una regola precauzionale su cui si innesti l'altrui condotta colposa, al fine di escludere la propria responsabilità penale, poiché la sua responsabilità persiste in base al principio di equivalenza delle cause, salva l'affermazione dell'efficacia esclusiva della causa sopravvenuta, che presenti il carattere di eccezionalità ed imprevedibilità. […] Ne consegue che ogni sanitario non può esimersi dal conoscere e valutare l'attività precedente o contestuale svolta da altro collega, sia pure specialista in altra disciplina, e dal controllarne la correttezza, se del caso ponendo rimedio ad errori altrui che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l'ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio.

 

La Corte di cassazione specifica, inoltre, che il medico che, all'interno di una struttura sanitaria ospedaliera, venga chiamato per un consulto specialistico, ha gli stessi doveri professionali del medico che ha in carico il paziente presso un determinato reparto, non potendo esimersi da responsabilità adducendo di essere stato chiamato solo per valutare una specifica situazione

Infatti, una volta che un paziente si presenti presso una struttura medica chiedendo la erogazione di una prestazione professionale, il medico, in virtù del "contatto sociale", assume una posizione di garanzia della tutela della sua salute ed anche se non può erogare la prestazione richiesta deve fare tutto ciò che è nelle sue capacità per la salvaguardia dell'integrità del paziente

 

Per quanto riguarda il nesso di causalità tra la condotta colposa contestata agli imputati e la lesione riportata dalla persona offesa, La Suprema Corte richiama i principi già affermati nella nota sentenza Franzese, che possono così riassumersi:

1. il nesso causale può essere ravvisato quando, alla stregua del giudizio controfattuale condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica - universale o statistica - si accerti che, ipotizzandosi come realizzata dal medico la condotta doverosa impeditiva dell'evento "hic et nunc", questo non si sarebbe verificato, ovvero si sarebbe verificato ma in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva;

2. non è consentito dedurre automaticamente dal coefficiente di probabilità espresso dalla legge statistica la conferma, o meno, dell'ipotesi accusatoria sull'esistenza del nesso causale, poiché il giudice deve verificarne la validità nel caso concreto, sulla base delle circostanze del fatto e dell'evidenza disponibile, così che, all'esito del ragionamento probatorio che abbia altresì escluso l'interferenza di fattori alternativi, risulti giustificata e processualmente certa la conclusione che la condotta omissiva è stata condizione necessaria dell'evento lesivo con "alto o elevato grado di credibilità razionale" o "probabilità logica";

3. l'insufficienza, la contraddittorietà e l'incertezza del riscontro probatorio sulla ricostruzione del nesso causale, quindi il ragionevole dubbio, in base all'evidenza disponibile, sulla reale efficacia condizionante della condotta omissiva rispetto ad altri fattori interagenti nella produzione dell'evento, comportano la neutralizzazione dell'ipotesi prospettata dall'accusa e l'esito assolutorio del giudizio;

4. alla Corte di Cassazione, quale giudice di legittimità, è assegnato il compito di controllare retrospettivamente la razionalità delle argomentazioni giustificative - la cd. giustificazione esterna -della decisione, inerenti ai dati empirici assunti dal giudice di merito come elementi di prova, alle inferenze formulate in base ad essi ed ai criteri che sostengono le conclusioni: non la decisione, dunque, bensì il contesto giustificativo di essa, come esplicitato dal giudice di merito nel ragionamento probatorio che fonda il giudizio di conferma dell'ipotesi sullo specifico fatto da provare.

 

 

Anche i conducenti dei mezzi di soccorso sono tenuti al rispetto delle regole di comune prudenza e diligenza

Cassazione penale, sezione IV, sentenza n. 28178 del 21 luglio 2021

 

Con la sentenza in commento la Corte di cassazione si pronuncia in tema di lesioni personali stradali, nel caso in cui un mezzo di soccorso (nel caso di specie, un’autopompa dei vigili del fuoco), procedendo con sirena e segnali luminosi in funzione, investa un pedone sulle strisce pedonali.

 

La Suprema Corte ricorda che l’art. 177, co. 2 del Codice della strada stabilisce che i conducenti dei veicoli di soccorso, nell'espletamento di servizi urgenti di istituto, qualora usino congiuntamente il dispositivo acustico supplementare di allarme e quello di segnalazione visiva a luce lampeggiante blu, non sono tenuti a osservare gli obblighi, i divieti e le limitazioni relativi alla circolazione, le prescrizioni della segnaletica stradale e le norme di comportamento in genere, ad eccezione delle segnalazioni degli agenti del traffico e nel rispetto comunque delle regole di comune prudenza e diligenza.

 

Secondo la Corte di cassazione, dunque, in tema di circolazione stradale, il conducente di mezzi di soccorso, pur essendo autorizzato […] a violare le norme sulla circolazione stradale, è comunque tenuto ad osservare le regole di comune prudenza e diligenza e, pur potendo tenere una velocità superiore al consentito, allorché giungano in prossimità di un incrocio percorso da altri veicoli con diritto di precedenza, devono verificare, prima di immettersi nell'incrocio medesimo, che i conducenti abbiano avvertito la situazione di pericolo e abbiano posto in essere le opportune manovre per concedere la precedenza al veicolo favorito.

 

Non è possibile che la responsabilità del conducente venga esclusa a causa della mera disattenzione della vittima in quanto il principio dell'affidamento, nello specifico campo della circolazione stradale, trova opportuno temperamento nell'opposto principio secondo il quale l'utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché rientri nel limite della prevedibilità.

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    • revocare il consenso in qualsiasi momento senza pregiudicare la liceità del trattamento basata sul consenso prestato prima della revoca;
    • proporre reclamo a un’autorità di controllo (Garante per la Protezione dei Dati Personali).

    Si precisa che potrebbero esserci condizioni o limitazioni ai diritti dell’interessato. Non è quindi certo che, ad esempio, si abbia il diritto di portabilità dei dati in tutti i casi, ciò dipende dalle circostanze specifiche dell'attività di elaborazione.

    Altro esempio: nel caso Lei decida di opporsi al trattamento dei dati, il Titolare del trattamento ha diritto di valutare la Sua istanza, che potrebbe non essere accettata in caso di esistenza di motivi legittimi cogenti per procedere al trattamento che prevalgano sui Suoi interessi, diritti e libertà.
     

    7. Modalità di esercizio dei diritti

    Senza formalità alcuna Lei potrà in qualsiasi momento esercitare i Suoi diritti in modo chiaro ed esplicito inviando:

    - una raccomandata A.R. alla scrivente (vedere l’indirizzo indicato nella carta intestata);

    - una e-mail all’indirizzo info@studiolocatelli.it.

    Oppure contattando direttamente il Titolare del trattamento al numero: +39 049 663612.
     

    8. Minori

    Quanto offerto dal Titolare del trattamento ed oggetto del rapporto con Lei in essere non prevede l’acquisizione intenzionale di informazioni personali riferite ai minori. Nel caso in cui informazioni su minori fossero involontariamente registrate, il Titolare del trattamento le cancellerà in modo tempestivo, su richiesta o segnalazione dell’interessato.
     

    9. D.P.O. (R.P.D.) – Incaricati/Autorizzati – Responsabili del trattamento

    Di seguito le forniamo alcune informazioni che è necessario portare alla sua conoscenza, non solo per ottemperare agli obblighi di legge, ma anche perché la trasparenza e la correttezza nei confronti degli Interessati è parte fondante della nostra attività.
     

    D.P.O. (Data Protection Officer) – R.P.D. (Responsabile delle Protezione dei Dati). Potrà inoltre rivolgersi al Responsabile della Protezione dei Dati per avere informazioni e inoltrare richieste circa i suoi dati o per segnalare disservizi o qualsiasi problema eventualmente riscontrato.

    Il Titolare del trattamento ha nominato Responsabile della Protezione dei Dati il Sig. Nicola Ghinello che potrà contattare ai seguenti recapiti: telefono +39 348 3165267, e-mail: nicola.ghinello@dpo-rpd.com.

    Incaricati/Autorizzati. L’elenco aggiornato degli incaricati/Autorizzati al trattamento è custodito presso la sede del Titolare del trattamento.
     

    Responsabili del trattamento.

    Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la nostra sede.

     

Mod. ICONT – Data Agg. 17/12/2021

Informativa per il trattamento dei dati personali
 

Ai sensi dell’Art. n. 13 del REGOLAMENTO EUROPEO N. 679/2016
 

Gentile Interessato,

STUDIO LEGALE LOCATELLI in qualità di Titolare del trattamento dei dati ai sensi dell’art. n. 13 del Regolamento Europeo n. 679/2016 “General Data Protection Regulation (GDPR)” (d’ora innanzi Regolamento UE), recante disposizioni in materia di trattamento dei dati personali, intende informala in merito al trattamento dei Suoi dati personali.

La norma prevede che chiunque effettui trattamenti di dati personali è tenuto ad informare il soggetto interessato in relazione ai dati trattati e agli elementi qualificanti il trattamento, che deve in ogni caso avvenire in maniera lecita, corretta e trasparente, nonché tutelare la riservatezza e garantire i diritti del soggetto interessato.

Si precisa che per trattamento dei dati s’intende qualsiasi operazione o complesso di operazioni concernenti la raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, consultazione, elaborazione, modifica, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, interconnessione, blocco, comunicazione, diffusione, distruzione dei dati stessi.
 

1.Titolare del trattamento dei dati

Il Titolare del trattamento dei dati è Studio Legale Locatelli, con sede legale e operativa in Galleria A. De Gasperi 4 – 35131 Padova (PD), e altra sede operativa in Via Tagliamento 83 – 33038 San Daniele del Friuli (UD), C.F. LCTLNZ61M24F205O e P. IVA. 02174360285, contattabile ai seguenti recapiti: telefono +39 049 663612, e-mail: info@studiolocatelli.it.

 

2. Natura dei dati Trattati, Finalità e Base giuridica del trattamento

Natura dei dati trattati. In relazione alle finalità del trattamento sotto riportate si informa che saranno trattatati unicamente “dati personali comuni” quali, ad esempio:

  • dati identificativi (nome, cognome, recapito telefonico,
    e-mail, etc.);

 

Finalità del trattamento. I suoi dati personali saranno trattati per le seguenti finalità:

  1. dare riscontro alle sue richieste: mediante compilazione, volontaria, dell’apposito form che trova in questa area contatti;
  2. adempiere ad obblighi di legge;

 

Base giuridica del trattamento. I dati personali, per le finalità di cui al punto 2A e 2B saranno trattati lecitamente per adempiere ad obblighi precontrattuali e contrattuali tra noi e l’utente (art.6, par.1 lett. b), per adempiere ai nostri obblighi legali (art.6 par.1 lett. c).

Il consenso da Lei prestato potrà essere revocato in qualsiasi momento, senza pregiudicare la liceità del trattamento basato sul consenso prestato prima della revoca (art.7 parag.3 Regolamento UE)

Inoltre, si informa l’interessato, che ai sensi dell’art. 21 del Regolamento UE, l'interessato ha il diritto di opporsi in qualsiasi momento al trattamento dei dati personali che lo riguardano effettuato per le finalità di marketing diretto (compresa la profilazione) e che, qualora l'interessato si opponga al trattamento, i dati personali non potranno più essere oggetto di trattamento per tali finalità.
 

3.Destinatari dei dati e Modalità di trattamento

Il trattamento dei Suoi dati personali sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e potrà essere effettuato mediante strumenti cartacei ed  elettronici sia dal personale dell’Azienda scrivente, autorizzato/incaricato al trattamento dei dati personali, sia da soggetti esterni chiamati a svolgere specifici incarichi, per conto del Titolare del trattamento, in qualità di Responsabili del trattamento, ai sensi dell’art. 28 Regolamento UE, previa nostra lettera di incarico che imponga loro il dovere di riservatezza e sicurezza del trattamento dei dati personali, e l’adozione di misure di sicurezza idonee per prevenire la perdita dei dati, usi illeciti e non corretti, ed accessi non autorizzati, nel rispetto delle vigenti disposizioni in materia di tutela dei dati personali.

Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la sede del Titolare del trattamento ed è a Sua disposizione.

I suoi dati personali non saranno diffusi e non saranno trasferiti verso paesi terzi o organizzazioni internazionali, non saranno comunicati a terzi tranne che per obblighi di legge o di contratto
 

4. Tempi di conservazione dei dati

I suoi dati personali saranno conservati per un arco di tempo non superiore al conseguimento delle finalità per i quale sono trattati, nel rispetto del principio di limitazione della conservazione previsto dal Regolamento UE e/o per il tempo necessario per obblighi di legge e di contratto o fino a che non intervenga la revoca del consenso specifico da parte dell’interessato e, quindi

    • con riferimento alle finalità indicate nei punti 2A-2B, i dati verranno conservati per il tempo non superiore al conseguimento delle finalità per i quale sono trattati e/o per il tempo strettamente necessario per l’espletamento degli obblighi di legge e di contratto;

A garanzia dei tempi di conservazione dichiarati è previsto che sia effettuata una verifica periodica a cadenza annuale sui dati trattati e sulla possibilità di poterli cancellare se non più necessari per le finalità previste.
 

5. Conseguenze della mancata comunicazione dei dati

I dati personali di cui ai punti 2A-2B della presente informativa sono necessari, senza tali dati ci sarebbe impossibile procedere alla registrazione (creazione del Suo account personale), adempiere agli obblighi contrattuali e di legge.
 

6. Diritti dell’interessato

Nella Sua qualità di interessato, ha i diritti di cui agli articoli da n. 15 a n. 22 del Regolamento UE di seguito riportati e precisamente ha il diritto ad:

  • ottenere la conferma dell’esistenza e del trattamento di dati personali che lo riguardano e in tal caso, ottenere l’accesso ai suoi dati (cd. diritto di accesso);
  • ottenere le indicazioni circa le finalità del trattamento, le categorie dei dati in questione, i destinatari o le categorie di destinatari cui i dati sono stati o saranno comunicati, in particolare se destinatari di paesi terzi o organizzazioni internazionali, il periodo di conservazione dei dati previsto o i criteri utilizzati per determinare tale periodo; e qualora i dati non siano raccolti presso l’interessato, ottenere tutte le informazioni disponibili sulla loro origine;
  • ottenere la rettifica dei dati che lo riguardano (cd. diritto di rettifica)
  • ottenere la cancellazione dei dati che lo riguardano (cd. diritto all’oblio);
  • ottenere le limitazioni del trattamento (cd. diritto di limitazione di trattamento);
  • ottenere la portabilità dei dati, ossia riceverli da un titolare del trattamento in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico e trasmetterli ad altro titolare del trattamento senza impedimenti (cd. diritto alla portabilità dei dati);
  • opporsi al trattamento in qualsiasi momento (cd. diritto di opposizione). Si informa specificatamente, come richiesto dall’art. 21 del Regolamento UE, che qualora i dati personali siano trattati per finalità di marketing diretto (compresa la profilazione), l'interessato ha il diritto di opporsi in qualsiasi momento al trattamento dei dati personali che lo riguardano effettuato per tali finalità e che qualora l'interessato si opponga al trattamento per finalità di marketing diretto, i dati personali non potranno più essere oggetto di trattamento per tali finalità;
  • essere messo a conoscenza (con la possibilità di opporsi) dell’esistenza di un processo decisionale automatizzato relativo alle persone fisiche, compresa la profilazione;
  • revocare il consenso in qualsiasi momento senza pregiudicare la liceità del trattamento basata sul consenso prestato prima della revoca;
  • proporre reclamo a un’autorità di controllo (Garante per la Protezione dei Dati Personali).

Si precisa che potrebbero esserci condizioni o limitazioni ai diritti dell’interessato. Non è quindi certo che, ad esempio, si abbia il diritto di portabilità dei dati in tutti i casi, ciò dipende dalle circostanze specifiche dell'attività di elaborazione.

Altro esempio: nel caso Lei decida di opporsi al trattamento dei dati, il Titolare del trattamento ha diritto di valutare la Sua istanza, che potrebbe non essere accettata in caso di esistenza di motivi legittimi cogenti per procedere al trattamento che prevalgano sui Suoi interessi, diritti e libertà.
 

7. Modalità di esercizio dei diritti

Senza formalità alcuna Lei potrà in qualsiasi momento esercitare i Suoi diritti in modo chiaro ed esplicito inviando:

- una raccomandata A.R. alla scrivente (vedere l’indirizzo indicato nella carta intestata);

- una e-mail all’indirizzo info@studiolocatelli.it.

Oppure contattando direttamente il Titolare del trattamento al numero: +39 049 663612.
 

8. Minori

Quanto offerto dal Titolare del trattamento ed oggetto del rapporto con Lei in essere non prevede l’acquisizione intenzionale di informazioni personali riferite ai minori. Nel caso in cui informazioni su minori fossero involontariamente registrate, il Titolare del trattamento le cancellerà in modo tempestivo, su richiesta o segnalazione dell’interessato.
 

9. D.P.O. (R.P.D.) – Incaricati/Autorizzati – Responsabili del trattamento

Di seguito le forniamo alcune informazioni che è necessario portare alla sua conoscenza, non solo per ottemperare agli obblighi di legge, ma anche perché la trasparenza e la correttezza nei confronti degli Interessati è parte fondante della nostra attività.
 

D.P.O. (Data Protection Officer) – R.P.D. (Responsabile delle Protezione dei Dati). Potrà inoltre rivolgersi al Responsabile della Protezione dei Dati per avere informazioni e inoltrare richieste circa i suoi dati o per segnalare disservizi o qualsiasi problema eventualmente riscontrato.

Il Titolare del trattamento ha nominato Responsabile della Protezione dei Dati il Sig. Nicola Ghinello che potrà contattare ai seguenti recapiti: telefono +39 348 3165267, e-mail: nicola.ghinello@dpo-rpd.com.

Incaricati/Autorizzati. L’elenco aggiornato degli incaricati/Autorizzati al trattamento è custodito presso la sede del Titolare del trattamento.
 

Responsabili del trattamento.

Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la nostra sede.

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