09.2020

In Newsletter ,

Art. 2051 c.c., anche la condotta del danneggiato può integrare il caso fortuito

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 18100 del 31 agosto 2020

 

Nell’ordinanza in commento la Corte, in tema di danno cagionato da cose in custodia, torna a pronunciarsi sulla qualificazione del concetto di caso fortuito a cui fa riferimento l’articolo 2051 c.c. qualificandolo come fattore che, in base ai principi della regolarità o adeguatezza causale, esclude il nesso eziologico tra la cosa e il danno e che ben può essere costituito dal comportamento della vittima.

La Corte di Cassazione esplica, quindi, i caratteri della responsabilità ex articolo 2051 c.c., statuendo che:

  1. integra il caso fortuito, quale fattore estraneo alla sequenza originaria, avente idoneità causale assorbente e tale da interrompere il nesso con quella precedente, tutto ciò che non è prevedibile oggettivamente, ovvero tutto ciò che rappresenta un’eccezione alla normale sequenza causale;
  2. il caso fortuito può essere integrato dalla stessa condotta del danneggiato quando essa si sovrapponga alla cosa al punto da farla recedere a mera “occasione” della vicenda produttiva di danno, assumendo efficacia causale autonoma e sufficiente per la determinazione dell’evento lesivo;
  3. il riconoscimento della natura oggettiva del criterio di imputazione della responsabilità da cose in custodia si fonda sul dovere di precauzione imposto al titolare della signoria sulla cosa custodita, in funzione di prevenzione dei danni che da essa possono derivare;
  4. l’imposizione di un dovere di cautela in capo a chi entri in contatto con la cosa risponde ad un principio di solidarietà che comporta la necessità di adottare condotte idonee a limitare entro limiti di ragionevolezza gli aggravi per i terzi;
  5. quando manchi l’intrinseca pericolosità della cosa e le esatte condizioni di essa siano percepibili in quanto tali, ove la situazione comunque ingeneratasi sia superabile mediante l’adozione di un comportamento ordinariamente cauto da parte dello stesso danneggiato, va allora escluso che il danno sia stato cagionato dalla cosa, ridotta al rango di mera occasione dell’evento, e va considerato ritenuto integrato il caso fortuito.

 

 

In caso di veicolo non identificato la denuncia contro ignoti non è presupposto dell’azione risarcitoria

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 18097 del 31 agosto 2020

 

Nell’ordinanza in commento la Corte si pronuncia sulla non necessarietà della denuncia/querela contro ignoti, in caso di sinistro provocato da un veicolo non identificato, ai fini dell’accoglimento della domanda risarcitoria avanzata dal danneggiato.

A tal proposito la Corte afferma che la vittima di un sinistro stradale causato da un veicolo non identificato non ha alcun obbligo, per ottenere il risarcimento da parte dell’impresa designata per conto del Fondo di garanzia vittime della strada, di presentare una denuncia od una querela contro ignoti, la cui sussistenza o meno non è che un mero indizio, visto che l’accertamento da compiere non deve concernere il profilo della diligenza della vittima nel consentire l’individuazione del responsabile, ma esclusivamente la circostanza che il sinistro sia stato effettivamente provocato da un veicolo non identificato.

Di conseguenza, il giudice può tenere conto delle modalità con cui fin dall’inizio il sinistro è stato prospettato dalla vittima e del fatto che sia stata presentata denuncia, ma deve farlo nell’ambito di una valutazione complessiva degli elementi raccolti e senza possibilità di stabilire alcun automatismo tra denuncia e pretesa. Conseguentemente è escluso ogni automatismo tra mancata presentazione della denuncia di sinistro e assenza di prova circa il fatto che il sinistro fu cagionato da veicolo non identificato.

 

 

Regolamentazione del rimborso delle spese di lite

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 18076 del 31 agosto 2020

 

Nell’ordinanza in oggetto la Corte si pronuncia sulla tematica della regolamentazione degli esborsi e dei compensi professionali nell’ambito del rapporto tra assicuratore e assicurato.

L’assicurato contro i rischi della responsabilità civile, ove commetta un fatto illecito dal quale scaturisca una lite giudiziaria, può andare incontro a tre diverse tipologie di spese:

  1. Spese di soccombenza: cioè quelle che egli è tenuto a rifondere alla parte avversa vittoriosa, in conseguenza della condanna alle spese poste a suo carico dal giudice; queste spese costituiscono una delle tante conseguenze possibili del fatto illecito commesso dall’assicurato, perciò l’assicurato ha il diritto di ripeterle dall’assicuratore nei limiti del massimale;

 

  1. Spese di resistenza: cioè quelle sostenute per remunerare il proprio difensore ed eventualmente i propri consulenti, allo scopo di resistere alla pretesa attorea. Tali spese non costituiscono propriamente una conseguenza del fatto illecito ma rientrano nel genus delle spese di salvataggio (articolo 1914 c.c.), in quanto sostenute per un interesse comune all’assicurato e all’assicuratore: possono anche eccedere il limite del massimale entro i limiti di cui all’articolo 1917 c.c.;

 

  1. Spese di chiamata in causa: cioè quelle sostenute per convenire in giudizio il proprio assicuratore, chiedendogli di essere tenuto indenne in caso di accoglimento della pretesa del terzo danneggiato; tali spese non costituiscono né conseguenze del rischio assicurato, né spese di salvataggio, ma comuni spese processuali soggette alla disciplina di cui agli articoli 91 e 92 c.p.c..

Premesso ciò, secondo la Corte, l’assicurato contro i rischi della responsabilità civile ha diritto di essere tenuto indenne dal proprio assicuratore delle spese processuali che è stato costretto a rifondere al terzo danneggiato, entro i limiti del massimale; nonché delle spese sostenute per resistere alla pretesa di quegli, anche in eccedenza rispetto al massimale, purché entro il limite stabilito dall’articolo 1917 c.c., comma 3.

 

 

Indagine sulla condotta del pedone investito

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 17985 del 28 agosto 2020

 

Ad avviso della Corte la norma contenuta nell’articolo 2054, comma I, c.c. secondo cui il conducente di un veicolo è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, non esclude che anche la condotta della vittima possa essere indagata sotto il profilo della prudenza e della pericolosità.

Infatti, la presunzione di colpa del conducente di un veicolo investitore, prevista dall’articolo 2054 c.c., comma 1, non opera in contrasto con il principio della responsabilità per fatto illecito, fondata sul rapporto di causalità tra evento dannoso e condotta umana, e, dunque, non preclude, anche nel caso in cui il conducente non abbia fornito la prova idonea a vincere la presunzione, l’indagine sull’imprudenza e pericolosità della condotta del pedone investito, che va apprezzata ai fini del concorso di colpa, ai sensi dell’articolo 1227 c.c., comma 1, ed integra un giudizio di fatto che, come tale, si sottrae al sindacato di legittimità se sorretto da adeguata motivazione.

 

 

Consenso informato: il paziente è chiamato a fornire la prova che, qualora informato, avrebbe opposto il suo rifiuto

Cassazione civile, sezione III, sentenza n. 17806 del 26 agosto 2020

 

Nella causa in oggetto la Corte è chiamata a pronunciarsi nuovamente in materia di consenso informato e di risarcimento del danno da lesione del diritto di autodeterminazione del paziente.

Secondo l’orientamento ormai consolidato della giurisprudenza di Cassazione, la violazione da parte del medico del dovere di informare il paziente, può causare due diversi tipi di danni:

  • un danno alla salute, quando sia ragionevole ritenere che il paziente, sul quale grava il relativo onere probatorio, se correttamente informato, avrebbe rifiutato di sottoporsi all’intervento;
  • un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione, predicabile se, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale oppure non patrimoniale, diverso dalla lesione del diritto alla salute.

Premesso che non si può configurare ipso facto un danno risarcibile con riferimento alla sola omessa informazione, attesa l’impredicabilità di danni in re ipsa nel sistema della responsabilità civile, il danno da lesione del diritto di autodeterminazione, verificatosi in conseguenza di un atto terapeutico, anche se eseguito secundum leges artis, ma effettuato senza la preventiva informazione del paziente circa i suoi possibili effetti pregiudizievoli e dunque senza un consenso consapevolmente prestato, deve conseguire alla allegazione del relativo pregiudizio ad opera del paziente.

L’onere della prova è posto pertanto a carico del paziente poiché:

  1. il fatto positivo da provare è il rifiuto che sarebbe stato opposto dal paziente al medico;
  2. il presupposto della domanda risarcitoria è costituito dalla scelta soggettiva del paziente, sicché la distribuzione del relativo onere va individuato in base al criterio della cosiddetta “vicinanza della prova”;
  3. il discostamento della scelta del paziente dalla valutazione di necessità/opportunità dell’intervento operata dal medico costituisce eventualità non corrispondente all’”id quod plerumque accidit”.

 

 

La prova del danno biologico derivante da lesioni micropermanenti

Cassazione civile, sezione III, ordinanza n. 17692 del 25 agosto 2020

 

Nell’ordinanza in commento la Corte si pronuncia nuovamente sul tema della prova nell’ipotesi di risarcimento del danno da lesione micropermanente ribadendo come l’accertamento del danno alla persona deve essere condotto secondo una rigorosa criteriologia medico-legale, nel cui ambito, tuttavia, non sono precluse fonti di prova diverse dai referti di esami strumentali, i quali non sono l’unico mezzo utilizzabile ma si pongono in una posizione di fungibilità ed alternatività rispetto all’esame obiettivo (criterio visivo) e all’esame clinico.

Secondo la Corte infatti, il risarcimento di qualsiasi danno (non solo di quello alla salute) presuppone che chi lo invochi ne dia una dimostrazione ragionevole, con conseguente irrilevanza della sintomatologia soggettiva solo riferita dal danneggiato e che non possa pretendersi il risarcimento di danni semplicemente ipotizzati, temuti, eventuali, supposti, possibili.

 

 

Le diverse voci di danno non patrimoniale sono liquidabili in un’unica soluzione

Cassazione civile, sezione III, sentenza n. 17663 del 25 agosto 2020

 

Nella causa in oggetto la Corte è chiamata nuovamente a pronunciarsi sulla qualificazione e liquidazione del danno non patrimoniale, in particolare in merito alle molteplici voci di danno che lo compongono.

La Corte afferma che il danno biologico (cioè la lesione della salute), quello morale (cioè la sofferenza interiore) e quello dinamico-relazionale (altrimenti definibile “esistenziale”, e consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, risarcibile nel caso in cui l’illecito abbia violato diritti fondamentali della persona) costituiscono componenti dell’unitario danno non patrimoniale che, senza poter essere valutate atomisticamente, debbono pur sempre dare luogo ad una valutazione globale.

Nel caso in cui il ricorrente lamenti la mancata liquidazione del cosiddetto danno morale, occorre che questi, in sede di impugnazione della sentenza, non si limiti ad insistere sulla separata liquidazione di tale voce di danno, ma che articoli chiaramente la doglianza come erronea esclusione, dal totale ricavato in applicazione delle cosiddette tabelle di Milano, delle componenti di danno diverse da quella originariamente descritta come danno biologico, risultando, in difetto, inammissibile la censura atteso il carattere tendenzialmente onnicomprensivo delle previsioni delle predette tabelle.

 

 

Il criterio del triplo della pensione sociale è applicabile anche al libero professionista prima o immediatamente all’inizio della sua attività

Cassazione civile, sezione III, ordinanza n. 17690 del 25 agosto 2020

 

Nell’ordinanza in commento la Corte si pronuncia sul risarcimento del danno derivante dalla riduzione della capacità di guadagno dovuta ai postumi, incidenti sulla capacità di lavoro del danneggiato.

Secondo la Corte, l’accertamento di postumi, incidenti con una certa entità sulla capacità lavorativa specifica, non comporta l’automatico obbligo del danneggiante di risarcire il pregiudizio patrimoniale, conseguenza della riduzione della capacità di guadagno e quindi di reddito.

Infatti, il danno patrimoniale da invalidità deve essere accertato in concreto, attraverso la dimostrazione che il soggetto leso svolgesse o – trattandosi di persona non ancora dedita ad attività lavorativa – presumibilmente avrebbe svolto, un’attività produttiva di reddito: la liquidazione del danno non può essere fatta in modo automatico.

Nell’ipotesi in cui al momento del danno la vittima si trovi in una condizione, quella di cosiddetto praticantato, che non consente di percepire redditi di una qualche entità, ma che rappresenta il presupposto per una successiva potenziale consecuzione di capacità reddituale, la Corte statuisce che in presenza di una prova sulla percezione di redditi così saltuari, al tempo del consolidamento definitivo delle conseguenze negative dell’illecito, da potersi ritenere non significativi, e pure in assenza di elementi sullo sviluppo successivo della capacità di guadagno, il criterio del triplo della pensione sociale può bene trovare applicazione proprio ai fini della liquidazione equitativa del danno patrimoniale derivato, sotto forma di riduzione della potenzialità di guadagno in relazione alla minorata capacità psicofisica concretatasi nei postumi invalidanti permanenti.

Il criterio del triplo della pensione sociale può applicarsi, infatti, pure nel caso in cui sia accertato che la vittima, come nell’ipotesi di un libero professionista prima o immediatamente all’inizio della sua attività, al momento del sinistro percepiva un reddito così sporadico e modesto da renderlo equiparabile ad un disoccupato.

 

 

La solidarietà tra corresponsabili privi di copertura assicurativa

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 17893 del 27 agosto 2020

 

Nell’ordinanza in oggetto la Corte è chiamata a pronunciarsi sulla determinazione dell’obbligazione risarcitoria nel caso di responsabilità concorrente di più conducenti, tutti privi di copertura assicurativa.

La Corte afferma in primo luogo che l’impresa designata per conto del Fondo di garanzia vittime della strada, se pure ha la qualità soggettiva di impresa di assicurazioni, tecnicamente non è un assicuratore della persona che circoli sprovvista di valida copertura per la r.c.a.: essa è un accollante ex lege delle obbligazioni del responsabile, cioè un garante imposto dall’ordinamento per fini di solidarietà sociale.

Per la determinazione del quantum, nel caso di sinistro stradale concausato da più veicoli, tutti privi di assicurazione, il limite totale della obbligazione dell’impresa designata sarà pari al prodotto del massimale minimo di legge per il numero dei responsabili coobbligati, a due condizioni:

  1. che la vittima abbia convenuto in giudizio l’impresa invocando la sua qualità di garante di tutti i coobbligati;
  2. che tale domanda venga accolta ed i responsabili civili vengano condannati in solido al risarcimento dell’intero danno patito dalla vittima ex articolo 2055 c.c..

La presente regola non è, invece, applicabile nel caso in cui:

  • il danneggiato abbia convenuto in giudizio uno solo dei corresponsabili;
  • il danneggiato abbia invocato la responsabilità dell’impresa designata quale garante di uno solo dei corresponsabili;
  • nel corso del giudizio di merito la solidarietà tra i corresponsabili si sia sciolta.

 

 

Il danneggiato è tenuto a collaborare affinché venga formulata una congrua offerta

Tribunale di Pisa, sentenza n. 787 del 2 settembre 2020

 

Nella sentenza in commento il Tribunale si pronuncia sulla necessità che il danneggiato, vittima di un sinistro stradale, prenda parte alla trattativa ante causam in modo collaborativo al fine di raggiungere una soluzione conciliativa ed evitare il contenzioso giudiziario.

Infatti, affinché la procedura di risarcimento ex articolo 148 Codice delle Assicurazioni private possa operare è indispensabile che la compagnia assicuratrice sia posta in condizione di adempiere al dovere impostole e cioè di formulare una congrua offerta.

La proponibilità della domanda risarcitoria è legata a:

  • un presupposto formale: la trasmissione di una richiesta contenente elementi sufficienti a permettere all’assicuratore di accertare la responsabilità, stimare il danno e formulare l’offerta;
  • un presupposto sostanziale: poiché la collaborazione tra danneggiato e assicuratore della r.c.a., nella fase stragiudiziale, impone correttezza e buona fede, il danneggiato è tenuto a collaborare con l’assicuratore per consentirgli di effettuare l’accertamento e la valutazione del danno, attività finalizzate ad una proposta conciliativa che sia concretamente riferibile agli elementi comunicati dal richiedente e potenzialmente idonea ad evitare il giudizio.

In conclusione, il Tribunale di Pisa afferma il seguente principio di diritto: in tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli a motore, a norma dell’articolo 145 d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209, l’azione per il risarcimento non può essere proposta dal danneggiato che, in violazione dei principi di correttezza e buona fede, con la propria condotta abbia impedito all’assicuratore di compiere le attività volte alla formulazione di una congrua offerta ex articolo 148 Codice delle Assicurazioni.

 

 

Responsabilità d’équipe e principio dell’affidamento

Corte di Appello di Milano, sezione II, sentenza n. 1877 del 17 luglio 2020

 

Nella sentenza in oggetto la Corte di Appello si pronuncia sui rapporti tra cosiddetta responsabilità d’équipe e principio dell’affidamento.

Secondo la Corte, in caso di intervento chirurgico in équipe, il principio per cui ogni sanitario è tenuto a vigilare sulla correttezza dell’attività altrui, se del caso ponendo rimedio ad errori, che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio, non opera in relazione alle fasi dell’intervento in cui i ruoli e i compiti di ciascun operatore sono nettamente distinti.

In tal caso, infatti, deve trovare applicazione il diverso principio dell’affidamento per cui può rispondere dell’errore o dell’omissione solo colui che abbia in quel momento la direzione dell’intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica, non potendosi trasformare l’onere di vigilanza in un obbligo generalizzato di costante raccomandazione al rispetto delle regole cautelari e di invasione negli spazi di competenza altrui.

 

 

Obblighi a carico delle imprese assicuratrici derivanti dall’adesione alla Convenzione CARD

Tribunale di Roma, sezione XIII, sentenza n. 11789 del 1° settembre 2020

 

Nella sentenza in commento il Tribunale di Roma è chiamato a pronunciarsi sugli obblighi nascenti dall’adesione delle imprese assicurative alla cosiddetta convenzione CARD, Convenzione tra assicuratori per il risarcimento diretto, ovvero un accordo stipulato tra agenzie assicuratrici al fine di gestire il sistema del risarcimento diretto del danno di cui all’articolo 149 del Codice delle Assicurazioni.

Trattasi di un accordo al quale aderiscono obbligatoriamente le imprese assicuratrici con sede legale in Italia allo scopo di definire le regole di cooperazione tra assicuratori in ordine alla organizzazione e gestione del sistema di risarcimento diretto e ai rimborsi ed alle compensazioni conseguenti ai risarcimenti operati.

L’impresa aderente all’accordo può assumere una duplice veste:

  • Gestionaria, quando risarcisce in tutto o in parte il danno per conto dell’impresa assicuratrice del veicolo civilmente responsabile del sinistro;
  • Debitrice, nell’ipotesi in cui i danni provocati dal proprio assicurato responsabile civilmente vengano risarciti per suo conto dall’impresa del danneggiato.

L’articolo 1 bis CARD dispone che ciascuna impresa, per il solo fatto di aver ricevuto la richiesta di risarcimento del proprio assicurato, è obbligata ad assumere la gestione del sinistro in veste di gestionaria; specularmente, ciascuna impresa assicuratrice del responsabile civile deve astenersi, quale debitrice, dalla trattazione del sinistro.

In forza di un mandato irrevocabile, conferito da ciascuna impresa alle altre al momento dell’adesione alla Convenzione, la gestionaria si impegna a compiere ogni attività necessaria alla gestione del sinistro e alla liquidazione del danno: il mandato conferito dalla debitrice alla gestionaria attribuisce a quest’ultima la rappresentanza sia sostanziale che processuale.

In virtù dell’accordo con cui le imprese firmatarie si attribuiscono reciprocamente il potere di rappresentanza sostanziale e processuale in merito ai sinistri per i quali è prevista la procedura di indennizzo diretto, deve ritenersi che la mandataria sia legittimata a resistere all’azione dell’attrice, facendo valere tutte le eccezioni relative al rapporto risarcitorio dedotto in giudizio.

 

 

La difficoltà di convertire il danno non patrimoniale in valore monetario

Cassazione civile, sezione III, sentenza n. 17682 del 25 agosto 2020

 

Nella sentenza in commento la Corte si pronuncia sull’obbligo motivazionale posto a carico del Giudice chiamato alla liquidazione del danno non patrimoniale di tipo non organico partendo dal presupposto che se il risarcimento del danno biologico, in quanto ancorato a parametri predeterminati e verificabili oggettivamente, può trovare adeguata soluzione nel criterio tecnico tabellare, ben diversa è la individuazione di un criterio di liquidazione in via equitativa di danni non patrimoniali non riconducibili a lesioni organiche e che non hanno pertanto fondamento medico-legale.

Il soggetto che chiede iure proprio il risarcimento del danno subito in conseguenza della perdita di un congiunto lamenta l’incisione di un interesse giuridico diverso sia dal bene salute sia dall’interesse all’integrità morale, e ciò in quanto l’interesse fatto valere è quello alla intangibilità della sfera degli affetti: trattasi di interesse protetto, di rilievo costituzionale, non avente natura economica, la cui lesione non apre la via ad un risarcimento ai sensi dell’articolo 2043 c.c. ma ad una riparazione ai sensi dell’articolo 2059 c.c..

La obiettiva difficoltà di individuare criteri oggettivi predeterminati spiega la scelta della Corte di Cassazione di fornire indicazioni non vincolanti ad una o ad un’altra Tabella, limitandosi a definire i requisiti di corrispondenza dell’esercizio del potere discrezionale ex articoli 1226 e 2056 a parametri intesi a garantire la ragionevolezza della scelta del criterio adottato dal Giudice in relazione alla specifica situazione concreta esaminata.

Secondo la Corte, il danno non patrimoniale da lesione del rapporto parentale va valutato e liquidato in via equitativa, con prudente discrezionalità, contemperando in maniera equilibrata:

  • il grado di gravità del fatto illecito;
  • l’intensità e la durata degli effetti del danno ingiusto;
  • l’irreparabilità della perdita.

Di conseguenza, nel caso di liquidazione del danno non patrimoniale di tipo non organico, un semplice richiamo alle tabelle non consente di ritenere assolto l’obbligo motivazionale, dovendo pur sempre il giudice esplicitare le circostanze e gli elementi ritenuti provati in base ai quali ha commisurato l’entità del danno non patrimoniale convertendolo in valore monetario. In particolare, in tema di pregiudizio derivante da perdita o lesione del rapporto parentale, il giudice è tenuto a verificare, in base alle evidenze probatorie acquisite, se sussistano uno o entrambi i profili di cui si compone l’unitario danno non patrimoniale subito dal congiunto e cioè l’interiore sofferenza morale-soggettiva e quella riflessa sul piano dinamico-relazionale, nonché ad apprezzare la gravità ed effettiva entità del danno in considerazione dei concreti rapporti con il congiunto.

 

 

 

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    Altro esempio: nel caso Lei decida di opporsi al trattamento dei dati, il Titolare del trattamento ha diritto di valutare la Sua istanza, che potrebbe non essere accettata in caso di esistenza di motivi legittimi cogenti per procedere al trattamento che prevalgano sui Suoi interessi, diritti e libertà.
     

    7. Modalità di esercizio dei diritti

    Senza formalità alcuna Lei potrà in qualsiasi momento esercitare i Suoi diritti in modo chiaro ed esplicito inviando:

    - una raccomandata A.R. alla scrivente (vedere l’indirizzo indicato nella carta intestata);

    - una e-mail all’indirizzo info@studiolocatelli.it.

    Oppure contattando direttamente il Titolare del trattamento al numero: +39 049 663612.
     

    8. Minori

    Quanto offerto dal Titolare del trattamento ed oggetto del rapporto con Lei in essere non prevede l’acquisizione intenzionale di informazioni personali riferite ai minori. Nel caso in cui informazioni su minori fossero involontariamente registrate, il Titolare del trattamento le cancellerà in modo tempestivo, su richiesta o segnalazione dell’interessato.
     

    9. D.P.O. (R.P.D.) – Incaricati/Autorizzati – Responsabili del trattamento

    Di seguito le forniamo alcune informazioni che è necessario portare alla sua conoscenza, non solo per ottemperare agli obblighi di legge, ma anche perché la trasparenza e la correttezza nei confronti degli Interessati è parte fondante della nostra attività.
     

    D.P.O. (Data Protection Officer) – R.P.D. (Responsabile delle Protezione dei Dati). Potrà inoltre rivolgersi al Responsabile della Protezione dei Dati per avere informazioni e inoltrare richieste circa i suoi dati o per segnalare disservizi o qualsiasi problema eventualmente riscontrato.

    Il Titolare del trattamento ha nominato Responsabile della Protezione dei Dati il Sig. Nicola Ghinello che potrà contattare ai seguenti recapiti: telefono +39 348 3165267, e-mail: nicola.ghinello@dpo-rpd.com.

    Incaricati/Autorizzati. L’elenco aggiornato degli incaricati/Autorizzati al trattamento è custodito presso la sede del Titolare del trattamento.
     

    Responsabili del trattamento.

    Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la nostra sede.

     

Mod. ICONT – Data Agg. 17/12/2021

Informativa per il trattamento dei dati personali
 

Ai sensi dell’Art. n. 13 del REGOLAMENTO EUROPEO N. 679/2016
 

Gentile Interessato,

STUDIO LEGALE LOCATELLI in qualità di Titolare del trattamento dei dati ai sensi dell’art. n. 13 del Regolamento Europeo n. 679/2016 “General Data Protection Regulation (GDPR)” (d’ora innanzi Regolamento UE), recante disposizioni in materia di trattamento dei dati personali, intende informala in merito al trattamento dei Suoi dati personali.

La norma prevede che chiunque effettui trattamenti di dati personali è tenuto ad informare il soggetto interessato in relazione ai dati trattati e agli elementi qualificanti il trattamento, che deve in ogni caso avvenire in maniera lecita, corretta e trasparente, nonché tutelare la riservatezza e garantire i diritti del soggetto interessato.

Si precisa che per trattamento dei dati s’intende qualsiasi operazione o complesso di operazioni concernenti la raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, consultazione, elaborazione, modifica, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, interconnessione, blocco, comunicazione, diffusione, distruzione dei dati stessi.
 

1.Titolare del trattamento dei dati

Il Titolare del trattamento dei dati è Studio Legale Locatelli, con sede legale e operativa in Galleria A. De Gasperi 4 – 35131 Padova (PD), e altra sede operativa in Via Tagliamento 83 – 33038 San Daniele del Friuli (UD), C.F. LCTLNZ61M24F205O e P. IVA. 02174360285, contattabile ai seguenti recapiti: telefono +39 049 663612, e-mail: info@studiolocatelli.it.

 

2. Natura dei dati Trattati, Finalità e Base giuridica del trattamento

Natura dei dati trattati. In relazione alle finalità del trattamento sotto riportate si informa che saranno trattatati unicamente “dati personali comuni” quali, ad esempio:

  • dati identificativi (nome, cognome, recapito telefonico,
    e-mail, etc.);

 

Finalità del trattamento. I suoi dati personali saranno trattati per le seguenti finalità:

  1. dare riscontro alle sue richieste: mediante compilazione, volontaria, dell’apposito form che trova in questa area contatti;
  2. adempiere ad obblighi di legge;

 

Base giuridica del trattamento. I dati personali, per le finalità di cui al punto 2A e 2B saranno trattati lecitamente per adempiere ad obblighi precontrattuali e contrattuali tra noi e l’utente (art.6, par.1 lett. b), per adempiere ai nostri obblighi legali (art.6 par.1 lett. c).

Il consenso da Lei prestato potrà essere revocato in qualsiasi momento, senza pregiudicare la liceità del trattamento basato sul consenso prestato prima della revoca (art.7 parag.3 Regolamento UE)

Inoltre, si informa l’interessato, che ai sensi dell’art. 21 del Regolamento UE, l'interessato ha il diritto di opporsi in qualsiasi momento al trattamento dei dati personali che lo riguardano effettuato per le finalità di marketing diretto (compresa la profilazione) e che, qualora l'interessato si opponga al trattamento, i dati personali non potranno più essere oggetto di trattamento per tali finalità.
 

3.Destinatari dei dati e Modalità di trattamento

Il trattamento dei Suoi dati personali sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e potrà essere effettuato mediante strumenti cartacei ed  elettronici sia dal personale dell’Azienda scrivente, autorizzato/incaricato al trattamento dei dati personali, sia da soggetti esterni chiamati a svolgere specifici incarichi, per conto del Titolare del trattamento, in qualità di Responsabili del trattamento, ai sensi dell’art. 28 Regolamento UE, previa nostra lettera di incarico che imponga loro il dovere di riservatezza e sicurezza del trattamento dei dati personali, e l’adozione di misure di sicurezza idonee per prevenire la perdita dei dati, usi illeciti e non corretti, ed accessi non autorizzati, nel rispetto delle vigenti disposizioni in materia di tutela dei dati personali.

Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la sede del Titolare del trattamento ed è a Sua disposizione.

I suoi dati personali non saranno diffusi e non saranno trasferiti verso paesi terzi o organizzazioni internazionali, non saranno comunicati a terzi tranne che per obblighi di legge o di contratto
 

4. Tempi di conservazione dei dati

I suoi dati personali saranno conservati per un arco di tempo non superiore al conseguimento delle finalità per i quale sono trattati, nel rispetto del principio di limitazione della conservazione previsto dal Regolamento UE e/o per il tempo necessario per obblighi di legge e di contratto o fino a che non intervenga la revoca del consenso specifico da parte dell’interessato e, quindi

    • con riferimento alle finalità indicate nei punti 2A-2B, i dati verranno conservati per il tempo non superiore al conseguimento delle finalità per i quale sono trattati e/o per il tempo strettamente necessario per l’espletamento degli obblighi di legge e di contratto;

A garanzia dei tempi di conservazione dichiarati è previsto che sia effettuata una verifica periodica a cadenza annuale sui dati trattati e sulla possibilità di poterli cancellare se non più necessari per le finalità previste.
 

5. Conseguenze della mancata comunicazione dei dati

I dati personali di cui ai punti 2A-2B della presente informativa sono necessari, senza tali dati ci sarebbe impossibile procedere alla registrazione (creazione del Suo account personale), adempiere agli obblighi contrattuali e di legge.
 

6. Diritti dell’interessato

Nella Sua qualità di interessato, ha i diritti di cui agli articoli da n. 15 a n. 22 del Regolamento UE di seguito riportati e precisamente ha il diritto ad:

  • ottenere la conferma dell’esistenza e del trattamento di dati personali che lo riguardano e in tal caso, ottenere l’accesso ai suoi dati (cd. diritto di accesso);
  • ottenere le indicazioni circa le finalità del trattamento, le categorie dei dati in questione, i destinatari o le categorie di destinatari cui i dati sono stati o saranno comunicati, in particolare se destinatari di paesi terzi o organizzazioni internazionali, il periodo di conservazione dei dati previsto o i criteri utilizzati per determinare tale periodo; e qualora i dati non siano raccolti presso l’interessato, ottenere tutte le informazioni disponibili sulla loro origine;
  • ottenere la rettifica dei dati che lo riguardano (cd. diritto di rettifica)
  • ottenere la cancellazione dei dati che lo riguardano (cd. diritto all’oblio);
  • ottenere le limitazioni del trattamento (cd. diritto di limitazione di trattamento);
  • ottenere la portabilità dei dati, ossia riceverli da un titolare del trattamento in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico e trasmetterli ad altro titolare del trattamento senza impedimenti (cd. diritto alla portabilità dei dati);
  • opporsi al trattamento in qualsiasi momento (cd. diritto di opposizione). Si informa specificatamente, come richiesto dall’art. 21 del Regolamento UE, che qualora i dati personali siano trattati per finalità di marketing diretto (compresa la profilazione), l'interessato ha il diritto di opporsi in qualsiasi momento al trattamento dei dati personali che lo riguardano effettuato per tali finalità e che qualora l'interessato si opponga al trattamento per finalità di marketing diretto, i dati personali non potranno più essere oggetto di trattamento per tali finalità;
  • essere messo a conoscenza (con la possibilità di opporsi) dell’esistenza di un processo decisionale automatizzato relativo alle persone fisiche, compresa la profilazione;
  • revocare il consenso in qualsiasi momento senza pregiudicare la liceità del trattamento basata sul consenso prestato prima della revoca;
  • proporre reclamo a un’autorità di controllo (Garante per la Protezione dei Dati Personali).

Si precisa che potrebbero esserci condizioni o limitazioni ai diritti dell’interessato. Non è quindi certo che, ad esempio, si abbia il diritto di portabilità dei dati in tutti i casi, ciò dipende dalle circostanze specifiche dell'attività di elaborazione.

Altro esempio: nel caso Lei decida di opporsi al trattamento dei dati, il Titolare del trattamento ha diritto di valutare la Sua istanza, che potrebbe non essere accettata in caso di esistenza di motivi legittimi cogenti per procedere al trattamento che prevalgano sui Suoi interessi, diritti e libertà.
 

7. Modalità di esercizio dei diritti

Senza formalità alcuna Lei potrà in qualsiasi momento esercitare i Suoi diritti in modo chiaro ed esplicito inviando:

- una raccomandata A.R. alla scrivente (vedere l’indirizzo indicato nella carta intestata);

- una e-mail all’indirizzo info@studiolocatelli.it.

Oppure contattando direttamente il Titolare del trattamento al numero: +39 049 663612.
 

8. Minori

Quanto offerto dal Titolare del trattamento ed oggetto del rapporto con Lei in essere non prevede l’acquisizione intenzionale di informazioni personali riferite ai minori. Nel caso in cui informazioni su minori fossero involontariamente registrate, il Titolare del trattamento le cancellerà in modo tempestivo, su richiesta o segnalazione dell’interessato.
 

9. D.P.O. (R.P.D.) – Incaricati/Autorizzati – Responsabili del trattamento

Di seguito le forniamo alcune informazioni che è necessario portare alla sua conoscenza, non solo per ottemperare agli obblighi di legge, ma anche perché la trasparenza e la correttezza nei confronti degli Interessati è parte fondante della nostra attività.
 

D.P.O. (Data Protection Officer) – R.P.D. (Responsabile delle Protezione dei Dati). Potrà inoltre rivolgersi al Responsabile della Protezione dei Dati per avere informazioni e inoltrare richieste circa i suoi dati o per segnalare disservizi o qualsiasi problema eventualmente riscontrato.

Il Titolare del trattamento ha nominato Responsabile della Protezione dei Dati il Sig. Nicola Ghinello che potrà contattare ai seguenti recapiti: telefono +39 348 3165267, e-mail: nicola.ghinello@dpo-rpd.com.

Incaricati/Autorizzati. L’elenco aggiornato degli incaricati/Autorizzati al trattamento è custodito presso la sede del Titolare del trattamento.
 

Responsabili del trattamento.

Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la nostra sede.

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