12.2020

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Per la determinazione della giurisdizione ciò che rileva è il luogo ove si è verificato il danno iniziale

Cassazione civile, Sezioni Unite, sentenza n. 26986 del 26 novembre 2020

 

Nella decisione in esame le Sezioni Unite si pronunciano su una questione di giurisdizione sollevata nell’ambito di una controversia instaurata dagli eredi di un paziente sottoposto ad accertamenti sanitari in uno Stato membro dell’Unione Europea diverso da quello nel quale, successivamente, si è manifestata la malattia ed il successivo decesso.

Secondo le Sezioni Unite, i criteri di individuazione della giurisdizione, nell’ambito sia della responsabilità contrattuale sia di quella extracontrattuale, convergono nell’individuazione di un unico giudice, ovvero quello del luogo ove la prestazione è stata eseguita.

In sintesi, la Corte di Cassazione, in ambito contrattuale, richiama i seguenti criteri:

  • le persone domiciliate nel territorio di un determinato Stato membro sono convenute, a prescindere dalla loro nazionalità, davanti ai giudici di tale Stato membro;
  • la persona domiciliata nel territorio di uno Stato membro può essere convenuta in un altro Stato membro, in materia contrattuale, davanti al giudice del luogo in cui l’obbligazione dedotta in giudizio è stata o doveva essere eseguita;
  • in relazione ai contratti che hanno ad oggetto la prestazione di servizi, il luogo di esecuzione dell’obbligazione è quello dello Stato membro in cui i servizi sono stati o avrebbero dovuto essere prestati.

Per ciò che riguarda la responsabilità extracontrattuale, le Sezioni Unite confermano l’orientamento secondo il quale per la determinazione della giurisdizione si fa riferimento al luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto o può avvenire e il luogo dell’evento dannoso è quello in cui è avvenuta la lesione del diritto della vittima, senza avere riguardo al luogo in cui si sono verificate o potranno verificarsi le conseguenze future di tali lesioni. In altri termini, ciò che conta è il danno iniziale, restando irrilevante il luogo del danno conseguenza.

 

 

Estensione delle norme di cui all’articolo 155 c.p.c. ai cosiddetti termini a ritroso

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 26900 del 26 novembre 2020

 

Nell’ordinanza in commento la Corte si pronuncia sull’applicabilità delle norme di cui all’articolo 155 c.p.c., rubricato computo dei termini, ai cosiddetti termini a ritroso.

Secondo i giudici di legittimità, il comma IV dell’art. 155 c.p.c., diretto a prorogare al primo giorno non festivo il termine che scada in un giorno festivo ed il successivo comma V del medesimo articolo, diretto a prorogare al primo giorno non festivo il termine che scada nella giornata di sabato, operano anche con riguardo ai termini che si computano “a ritroso” ovvero contraddistinti dall’assegnazione di un intervallo di tempo minimo prima del quale deve essere compiuta una determinata attività.

La Corte ritiene che tale operatività debba correlarsi alle caratteristiche proprie di siffatto tipo di termine, producendo il risultato di individuare il “dies ad quem” dello stesso nel giorno non festivo cronologicamente precedente rispetto a quello di scadenza in quanto, altrimenti, si produrrebbe l’effetto contrario di un’abbreviazione dell’intervallo, in pregiudizio per le esigenze garantite dalla previsione del termine medesimo.

 

 

Preclusioni istruttorie in caso di mancata comparizione all’udienza di precisazione delle conclusioni

Cassazione civile, sezione III, sentenza n. 26523 del 20 novembre 2020

 

Nella sentenza in esame la Corte si pronuncia sulla tematica processuale delle istanze istruttorie che non sono state espressamente ribadite dai procuratori all’udienza di precisazione delle conclusioni.

La Corte ritiene che la soluzione al quesito richieda il coordinamento di due diversi principi processuali: il primo, secondo il quale la parte che si sia vista rigettare dal giudice di primo grado le proprie richieste istruttorie ha l’onere di reiterarle al momento della precisazione delle conclusioni, poiché, diversamente, le stesse dovranno ritenersi abbandonate e non potranno essere riproposte in appello; il secondo, ad affermazione del quale nell’ipotesi in cui il procuratore della parte non si presenti all’udienza di precisazione delle conclusioni o, presentandosi, non le precisi o le precisi in modo generico, vale la presunzione che la parte abbia voluto tenere ferme le conclusioni precedentemente formulate.

Pertanto, ad avviso della Corte di Cassazione, nell’ipotesi in cui la parte che si sia vista rigettare le richieste istruttorie, abbia successivamente reiterato l’istanza di ammissione, in tal modo mostrando di non prestare acquiescenza, la mancata comparizione del procuratore della parte all’udienza di precisazione delle conclusioni comporta che debbano considerarsi confermate le conclusioni precedentemente formulate, ivi comprese quelle istruttorie reiterate dopo che ne sia stata rigettata l’ammissione.

 

 

Spese di lite: solo la parte interamente vittoriosa è sempre esentata dall’onere di pagamento

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 27996 del 7 dicembre 2020

 

Nella pronuncia in esame la Corte chiarisce l’ambito di operatività del principio della soccombenza in tema di corresponsione delle spese processuali.

Secondo la Corte, infatti, il principio della soccombenza va inteso nel senso che soltanto la parte interamente vittoriosa non può essere condannata, nemmeno per una minima quota, al pagamento delle spese processuali.

Diversamente, la nozione di soccombenza reciproca, che consente la compensazione parziale o totale tra le parti delle spese processuali, si verifica – anche in relazione al principio di causalità – nelle ipotesi in cui vi è una pluralità di domande contrapposte, accolte o rigettate e che siano state cumulate nel medesimo processo tra le stesse parti, ovvero venga accolta parzialmente l’unica domanda proposta, sia essa articolata in un unico capo o in più capi, dei quali siano stati accolti uno o alcuni e rigettati gli altri.

Con riferimento al regolamento delle spese, il sindacato della Corte di cassazione è pertanto limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le spese non possono essere poste a carico della parte vittoriosa, con la conseguenza che esula da tale sindacato, e rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, sia la valutazione dell’opportunità di compensare in tutto o in parte le spese di lite, tanto nell’ipotesi di soccombenza reciproca, quanto nell’ipotesi di concorso con altri giusti motivi, sia provvedere alla loro quantificazione, senza eccedere i limiti.

 

 

Ammissibilità della costituzione in giudizio della Compagnia Gestionaria/Mandataria in forza della convenzione CARD

Tribunale ordinario di Venezia, sezione II, sentenza del 17 dicembre 2020

 

Nella sentenza in commento il Tribunale di Venezia si pronuncia in merito alla questione della legittimità o meno della costituzione in giudizio della Compagnia assicuratrice del veicolo di proprietà del danneggiato quale rappresentante e mandataria della Compagnia assicuratrice del responsabile civile, in forza del mandato irrevocabile di rappresentanza previsto dall’articolo 1bis della cosiddetta Convenzione CARD (Convenzione tra assicuratori per il risarcimento diretto).

La Convenzione CARD è un accordo stipulato tra agenzie assicuratrici al fine di gestire il sistema del risarcimento diretto del danno: l’articolo 1bis prevede che con la sottoscrizione dell’accordo le imprese aderenti riconoscono la procedura di risarcimento diretto come obbligatoria e che ciascuna impresa, per il solo fatto di aver ricevuto la richiesta di risarcimento del proprio assicurato, ancorché inviata solo per conoscenza, è obbligata ad assumere la gestione stragiudiziale del sinistro in veste di Gestionaria; specularmente, l’impresa assicuratrice del responsabile civile deve astenersi in veste di Debitrice, dalla trattazione del sinistro.

In forza di un mandato irrevocabile, pertanto, la Gestionaria si impegna a compiere ogni attività necessaria alla gestione del sinistro e alla liquidazione del danno e acquisisce il potere di rappresentare la Debitrice ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 77 c.p.c. in tutte le vertenze relative alla gestione del sinistro.

Qualora, come nel caso di specie, il danneggiato decida di agire nei confronti del responsabile civile e dell’impresa di assicurazione di costui, la Corte riconosce l’ammissibilità della costituzione in giudizio della Gestionaria poiché:

  • la compagnia del danneggiato, quale mandataria di quella del danneggiante, agisce a tutela di un diritto di quest’ultima e non per far valere un diritto proprio; pertanto, prosegue la Corte, il mandato conferito alla prima non viola alcun precetto normativo dal momento che il danneggiato continuerà a far valere il proprio diritto sempre e soltanto nei confronti della compagnia del danneggiante cosicché alcun potenziale conflitto di interessi potrà emergere tra il danneggiato e la propria compagnia di assicurazione;
  • in virtù dell’accordo di cui all’art. 1bis della Convenzione Card dell'art. 77 c.p.c. deve ritenersi che la mandataria sia legittimata a resistere all’azione proposta dall’attrice, facendo valere tutte le eccezioni relative al rapporto risarcitorio dedotto in giudizio.

 

 

L’eccezione di compensatio lucri cum damno è rilevabile d’ufficio

Cassazione civile, sezione III, ordinanza n. 24177 del 30 ottobre 2020

 

I Giudici della Corte tornano a pronunciarsi sul delicato tema della cosiddetta compensatio lucri cum damno, in particolare in riferimento alla disciplina processuale ad essa applicabile.

Dopo aver definito la compensatio come il differenziale tra l’accrescimento in termini di vantaggio patrimoniale derivante dall’evento morte ed il decremento subito a seguito di tale evento, la Corte, accogliendo l’orientamento consolidato, ribadisce il principio secondo il quale l’eccezione di compensatio lucri cum damno è un’eccezione in senso lato, vale a dire non implica l’adduzione di un fatto estintivo, modificativo o impeditivo del diritto azionato ma una mera difesa in ordine all’esatta entità globale del pregiudizio effettivamente patito dal danneggiato ed è, come tale, rilevabile d’ufficio dal giudice, il quale, per determinare l’esatta misura del danno risarcibile, può fare riferimento, per il principio della acquisizione della prova, a tutte le risultanze del giudizio.

 

 

Il giudice è tenuto a motivare le ragioni di adesione alle conclusioni del c.t.u.

Cassazione civile, sezione VI, ordinanza n. 27358 del 30 novembre 2020

 

Nella decisione in commento la Corte pone a carico del giudice un onere motivazionale specifico nel caso in cui questi decida di porre a fondamento della propria decisione la relazione peritale del c.t.u., rigettando integralmente le conclusioni proposte dai consulenti di parte. 

Allorquando la relazione depositata dal c.t.u. abbia costituito oggetto di critiche puntuali e dettagliate ad opera dei consulenti di parte, il giudice che intenda disattenderle ha l’obbligo di fornire una precisa risposta argomentativa alle stesse, non potendo limitarsi a richiamare acriticamente le conclusioni rassegnate dal c.t.u., ma dovendo giustificare con una più specifica motivazione la propria scelta di aderire alla predetta relazione, incorrendo altrimenti nel vizio di cui all’art.360, primo comma, n. 5 c.p.c., a meno che il c.t.u. non si sia fatto a sua volta carico di esaminare e confutare i rilievi dei tecnici di parte.

 

 

I limiti della responsabilità per l’esercizio di attività sportiva

Tribunale di Roma, sezione XIII, sentenza n. 12921 del 25 settembre 2020

 

Nella pronuncia in oggetto il Tribunale di Roma si pronuncia in merito all’applicabilità dell’articolo 2050 c.c., relativo alla responsabilità per l’esercizio di attività pericolose, con riferimento alla pratica sportiva.

Perché vi sia un’ipotesi di responsabilità, la norma in esame impone il concorso di due condizioni: che l’attività esercitata sia pericolosa, tale in sé e per sé da risultare produttiva di danno, e che siano omesse tutte le misure idonee ad evitarlo.

La presunzione di colpa, pertanto, assiste il danneggiato e il danneggiante può liberarsi mediante la dimostrazione che le misure idonee ad evitare il danno furono adottate.

Nel caso di attività sportiva, il Tribunale di Roma afferma che il canone di generale prudenza ex articolo 2043 c.c., in ambito sportivo, deve essere analizzato contestualmente con l’atto di autonomia privata di accettazione del rischio derivante dall’esercizio dell’attività sportiva: l’accettazione di tale rischio comporta uno spostamento della soglia di responsabilità.

Il concetto di rischio consentito si eleva a parametro di giudizio per la determinazione della condotta lesiva.

Pertanto, sono illeciti rilevanti quei comportamenti che sono volontariamente contrari ai regolamenti e che individuano la disciplina sportiva come un pretesto per commettere un illecito o un danno all’avversario: la condotta di un atleta può ritenersi lecita quando segue le regole di gioco definite dai regolamenti e contestualmente non supera il limite del rischio consentito.

Tuttavia, il Tribunale ritiene che gli impianti sportivi debbano in ogni caso garantire il rispetto delle misure di sicurezza: la lettera liberatoria o di esonero da responsabilità, sebbene non sia documento vietato, non può stabilire che non possa esserci alcuna tutela a priori per eventuali fatti dolosi o colposi che potrebbero verificarsi in capo ad un soggetto che svolge attività sportiva:

 

 

La quantificazione del danno patrimoniale conseguente alla perdita dell’impiego

Cassazione civile, sezione III, sentenza n. 28071 del 9 dicembre 2020

 

Nella sentenza in commento la Corte si pronuncia sul tema della liquidazione del danno patrimoniale dovuto a seguito della perdita dell’impiego subita a causa delle lesioni riportate in un illecito. Il ricorrente lamenta che il danno patrimoniale non gli sia stato riconosciuto integralmente, in violazione dell’articolo 1223 c.c., bensì nella misura pari alla menomazione della sua capacità lavorativa accertata dal consulente tecnico d’ufficio.

La Corte accoglie il ricorso sull’assunto che il danno patrimoniale relativo alla perdita reddituale avrebbe dovuto essere liquidato sulla base dell’importo delle retribuzioni che avrebbe conseguito in virtù del suo preesistente rapporto di lavoro, se non fosse stato licenziato a causa delle lesioni riportate nel sinistro, fino alla data della pensione. La percentuale di perdita della capacità lavorativa, patita in conseguenza dell’incidente, riconosciuta dal consulente tecnico d’ufficio, non ha alcun rilievo ai fini della liquidazione del danno patrimoniale.

Viene così enunciato il principio di diritto secondo il quale laddove il danneggiato dimostri di aver perduto un preesistente rapporto di lavoro a tempo indeterminato di cui era titolare, a causa delle lesioni conseguenti ad un illecito, il danno patrimoniale da lucro cessante, inteso come perdita dei redditi futuri, va liquidato tenendo conto di tutte le retribuzioni che egli avrebbe potuto ragionevolmente conseguire, in misura integrale e non in base alla sola percentuale di perdita della capacità di lavoro specifica accertata come conseguenza delle lesioni riportate, salvo che il responsabile alleghi e dimostri che egli abbia di fatto reperito una nuova occupazione retribuita o che avrebbe potuto farlo e non lo abbia fatto per sua colpa, nel qual caso il danno potrà essere liquidato esclusivamente nella differenza tra le retribuzioni perdute e quelle conseguite o conseguibili.

 

 

Il dovere di custodia della strada non è limitato alla carreggiata ma si estende ad accessori e pertinenze

Cassazione civile, sezione III, ordinanza n. 26527 del 20 novembre 2020

 

Nell’ordinanza in commento la Corte si pronuncia sul contenuto del dovere di custodia posto a carico del proprietario o del gestore di una strada, definito a prescindere dall’eventuale condotta imprudente della vittima.

Secondo la Corte, in materia di responsabilità ex art. 2051 c.c., la custodia esercitata dal proprietario o gestore della strada non è limitata alla sola carreggiata ma si estende anche agli elementi accessori o pertinenze, ivi comprese eventuali barriere laterali con funzione di contenimento o protezione della sede stradale, sicché, ove si lamenti un danno derivante dalla loro assenza (o inadeguatezza), la circostanza che alla causazione dello stesso abbia contribuito la condotta colposa dell’utente della strada non è idonea ad integrare il caso fortuito, occorrendo accertare giudizialmente la resistenza che la presenza di un’adeguata barriera avrebbe potuto opporre all’urto da parte del mezzo.

 

 

Il caso fortuito quale evento che praevideri non potest

Cassazione civile, sezione III, sentenza n. 26524 del 20 novembre 2020

 

Con la sentenza in esame la Corte torna a pronunciarsi sul tema della responsabilità da cose in custodia ex articolo 2051 c.c., nel tentativo di chiarire ancora una volta i rapporti tra cosa, condotta della vittima e caso fortuito.  

La Corte ritiene che ove il danno consegua alla interazione tra il modo di essere della cosa in custodia e l’agire umano, non basti a escludere il nesso causale tra la cosa e il danno la condotta colposa del danneggiato, richiedendosi anche che la stessa si connoti per oggettive caratteristiche di imprevedibilità ed imprevenibilità che valgano a determinare una definitiva cesura nella serie causale riconducibile alla cosa.

Si afferma che la eterogeneità tra i concetti di “negligenza della vittima” e di “imprevedibilità” della sua condotta da parte del custode ha per conseguenza che, una volta accertata una condotta negligente, distratta, imperita, imprudente della vittima del danno da cose in custodia, ciò non basta di per sè ad escludere la responsabilità del custode. Infatti, la responsabilità del custode è esclusa dal caso fortuito e il caso fortuito è un evento che praevideri non potest.

Di conseguenza, l’esclusione della responsabilità del custode esige un duplice accertamento:

  • che la vittima abbia tenuto una condotta negligente;
  • che quella condotta fosse imprevedibile.

Tuttavia, la colpa della vittima può rivestire rilevanza ai fini risarcitori ma ciò deve avvenire sotto il diverso profilo dell’accertamento del concorso colposo del danneggiato, valutabile – ai sensi dell’art. 1227 c.c. – sia nel senso di una possibile riduzione del risarcimento, secondo la gravità della colpa e le conseguenze che ne sono derivate, sia nel senso della negazione del risarcimento per i danni che l’attore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza, fatta salva, nel secondo caso, la necessità di un’espressa eccezione della controparte.

 

 

La responsabilità ex articolo 2051 c.c. esige che il danno sia stato cagionato dalla cosa custodita

Corte d’Appello di Venezia, sezione IV civile, sentenza del 20 ottobre 2020

 

Sempre in tema di responsabilità da cose in custodia, di cui all’articolo 2051 c.c., la Corte di Appello di Venezia si sofferma in modo particolare sul rapporto tra le caratteristiche della cosa in custodia e la condotta della vittima.

Afferma la Corte che per l’applicabilità dell’articolo 2051 c.c. è necessario che il danno si sia prodotto nell’ambito del dinamismo intrinseco alla cosa custodita o per l’insorgenza in questa di un processo dannoso, ancorché provocato da agenti esterni. Tale norma, a differenza dell’articolo 2050 c.c., non richiede che la cosa sia suscettibile di produrre danni per sua natura e tanto meno che sia pericolosa.

In base a ciò, tutte le cose possono costituire causa di danno ai sensi dell’articolo 2050 c.c.: è solo necessario che il danno sia provocato dalla “cosa”.

Pertanto, incombe sul danneggiato l’onere di provare l’evento, le lesioni e i relativi danni nonché il rapporto di causa-effetto e, precisamente, che l’evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione potenzialmente lesiva posseduta dalla cosa. Il custode, invece, ha l’onere di dare la dimostrazione positiva del caso fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera di custodia, avente impulso causale autonomo e carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità.

In linea con tali premesse, la Corte afferma che quanto più la situazione di possibile pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione delle normali cautele, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del danneggiato: quando manca la intrinseca pericolosità della cosa e le condizioni di questa sono percepibili, va escluso che il danno sia stato cagionato dalla cosa, ridotta al rango di mera occasione dell’evento.

 

 

L’utente della strada è tenuto a prevedere l’imprudenza altrui

Cassazione penale, sezione IV, sentenza n. 32879 del 10 novembre 2020

 

Nella pronuncia in commento i giudici della Corte tornano sul tema delle specifiche cautele imposte agli utenti della strada nell’ambito dell’esercizio della circolazione stradale.

Si ritiene ormai consolidato l’orientamento secondo il quale nello specifico campo della circolazione stradale, il principio dell’affidamento trova un opportuno temperamento nell’opposto principio secondo cui l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purché rientri nel limite di prevedibilità, che deve essere valutata in concreto e va ragguagliata alle diverse classi di agenti modello e a tutte le specifiche contingenze del caso concreto.

Inoltre, è considerato pacifico il principio secondo il quale per integrare l’inosservanza dell’obbligo di precedenza è sufficiente, in particolare nel caso di immissione su strada pubblica, occupare anche una minima parte della carreggiata in cui procede il veicolo favorito, essendo soltanto necessario che sorga il concreto pericolo di interferenza delle traiettorie.

In base a tali assunti, la Corte ritiene che l’eccessiva velocità della persona offesa possa rappresentare una causa concorrente ma non possa essere di per sé sufficiente ad escludere la responsabilità del conducente gravato dall’obbligo di precedenza: il conducente di un veicolo, nell’impegnare l’incrocio, deve prefigurarsi anche l’eccessiva velocità da parte dei veicoli che possono sopraggiungere, onde porsi nelle condizioni di porvi rimedio.

 

 

Costituzione di parte civile e richiesta di applicazione della pena ex articolo 444 c.p.p.

Cassazione penale, sezione V, sentenza n. 34530 del 3 dicembre 2020

 

Nella sentenza in commento la Corte si pronuncia sulla questione della liquidazione delle spese di parte civile nel caso in cui si sia formalizzato l’accordo ex articolo 444 c.p.p. tra l’imputato e il pubblico ministero.

Secondo uno stabile orientamento dei giudici di legittimità, sussiste un principio di preclusione della costituzione di parte civile in presenza di una richiesta di patteggiamento, con conseguente illegittimità dell’eventuale condanna dell’imputato al pagamento delle spese sostenute dalla parte civile costituita.

La ratio di ciò sta nel fatto che la persona danneggiata dal reato si costituisce essendo già a conoscenza del fatto che l’oggetto del giudizio è ristretto alla decisione sulla accoglibilità della richiesta di applicazione della pena, ben sapendo che non potrà aspirare all’obiettivo cui è tesa la costituzione, vale a dire la condanna dell’imputato al risarcimento del danno.

Viceversa, qualora il danneggiato non sia messo formalmente a conoscenza dell’intervenuto accordo tra l’imputato e il pubblico ministero, la sua costituzione come parte civile è legittima in vista di possibili futuri esiti risarcitori sicché egli, in tal caso, può e deve ricevere il ristoro delle spese affrontate per l’attività processuale svolta.

La Corte pertanto afferma il seguente principio: nel caso di udienza non destinata alla decisione sulla richiesta di applicazione della pena, al danneggiato è preclusa la costituzione di parte civile qualora la richiesta e il consenso del pubblico ministero siano già stati formalmente a conoscenza del medesimo, atteso che, in tal caso, il predetto è posto nella condizione di rendersi conto che la costituzione è insuscettibile di trovare sbocco nella condanna dell’imputato al risarcimento del danno.

Diversamente, qualora il danneggiato non sia stato notiziato dell’intervenuto accordo tra imputato e pubblico ministero, non gli è inibita la costituzione e, pertanto, è legittimo il provvedimento con cui il giudice liquida in suo favore le relative spese.

 

 

Guida in stato di ebbrezza: l’avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore deve risultare dalla documentazione dell’attività investigativa

Cassazione penale, sezione IV, ordinanza n. 34337 del 3 dicembre 2020

 

Nell’ordinanza in commento la Corte si pronuncia sulle modalità con cui deve essere comunicato l’avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, posto dall’ordinamento a garanzia dell’imputato, in caso di guida in stato di ebbrezza. In particolare, ci si chiede se la prova dell’avviso in questione debba essere documentata per iscritto o possa essere fornita a posteriori dalla deposizione dell’agente operante che ne ha omesso la documentazione nel verbale di accertamenti urgenti.

Premesso che al conducente spettano le garanzie difensive della procedura accertativa sin dal suo avvio, costituendo l’alcooltest un accertamento sulla persona, la Corte ritiene che la redazione del verbale non possa essere surrogata dalla deposizione dell’agente sul contenuto della dichiarazione acquisita dal conducente della facoltà di avvalersi di un difensore.

Nel caso di specie si tratta della mancata verbalizzazione di un’attività di polizia giudiziaria il cui compimento deve essere consacrato per iscritto, così come per iscritto deve risultare la ricezione dell’avviso da parte dell’interessato, messo al corrente della garanzia difensiva attribuitagli dalla legge: si tratta di un atto di garanzia, il cui perfezionamento non richiede formule sacramentali ma che deve comunque avere una veste formale, ovvero documentale, e per questo non può supplire all’omessa verbalizzazione l’eventuale dichiarazione testimoniale dell’agente accertatore.

La ratio di tale regola è quella di evitare l’introduzione nel dibattimento, a fini probatori, di dichiarazioni acquisite in un contesto procedimentale non correttamente formalizzato, oltre che di salvaguardare il principio di formazione della prova nel contraddittorio nonché di sanzionare l’obbligo di documentazione dell’attività investigativa della polizia.

L’avviso, quale momento indefettibile del procedimento, pur se ad esecuzione a forma libera, necessita di essere documentato nel verbale, come prova del rispetto delle modalità stabilite dalla legge.

Preso atto dei contrastanti orientamenti giurisprudenziali sul tema, la Corte rimette la decisione alle Sezioni Unite affinché si pronuncino sulla questione di diritto se la prova dell’intervenuto avviso previsto dall’art. 114 disp. att. c.p.p. possa essere acquisita in dibattimento attraverso la deposizione del verbalizzante, in assenza di riscontro scritto. 

 

 

La responsabilità dei titolari di posizioni di garanzia in caso di esposizione a polveri di amianto

Cassazione penale, sezione IV, sentenza n. 34341 del 3 dicembre 2020

 

Nella pronuncia in commento la Corte affronta il tema complesso della responsabilità riconducibile al titolare di una posizione di garanzia nel caso di mancato rispetto delle normative di sicurezza sul lavoro che abbiano comportato molteplici casi di decesso da mesotelioma pleurico, pacificamente riconducibile al contatto con polveri sottili di amianto.

La complessità della tematica deriva dalla difficoltà di determinare il momento preciso a partire dal quale l’esposizione alla sostanza nociva possa considerarsi rilevante ai fini della patogenesi. L’individuazione di quel momento, tuttavia, è necessaria per identificare i soggetti titolari di una posizione di garanzia e, pertanto, tenuti a rispondere di eventuali violazioni di legge.

Sul piano della causalità generale dell’esposizione all’amianto, la teoria dose-correlata indica il susseguirsi di due fasi distinte: quella della cosiddetta induzione (a sua volta distinta in iniziazione e promozione) in cui ogni successiva esposizione è rilevante sul piano causale ai fini del prodursi del mesotelioma pleurico maligno; e la fase della cosiddetta progressione, o latenza, in cui il processo carcinogenetico è irreversibile e ogni successiva esposizione all’amianto è ormai irrilevante.

Lo spartiacque tra le due fasi è costituito dal cosiddetto failure time, ovvero il momento a partire dal quale le ulteriori esposizioni all’amianto sono prive di rilevanza causale.

Al fine di determinare eventuali responsabilità è essenziale che sia accertata la correlazione tra la riferibilità causale delle morti all’amianto e quanto accaduto nel periodo in cui gli imputati ricoprivano la posizione di garanti; in altre parole è necessario verificare se il periodo nel quale erano garanti coincida in modo certo ed evidente non solo con la generica esposizione all’amianto ma anche con un’esposizione eziologicamente rilevante ai fini della patogenesi, ovvero la fase dell’induzione.

Il punto, pertanto, è costituito dalla possibilità o meno di dare una collocazione temporale sufficientemente precisa al failure time, inteso come spartiacque tra le due fasi.

Nel caso in cui - come nella specie - le vittime siano state esposte all’amianto per periodi assai prolungati in cui si siano succeduti più titolari di posizioni di garanzia, all’interno dei quali si colloca quello in cui gli imputati avevano assunto la qualità di garanti, occorre stabilire se sia possibile affermare che quest’ultimo periodo fosse sovrapponibile in tutto o in parte con la fase dell’induzione: quesito alla cui risposta è legata, sul piano logico, la possibilità di attribuire rilievo eziologico alle condotte commissive od omissive attribuite agli imputati in quella fase.

In conclusione, è necessario acquisire processualmente la certezza che, nel periodo di assunzione della posizione di garanzia da parte del soggetto chiamato a rispondere degli esiti letali dell’esposizione all’amianto, quest’ultima fosse causalmente idonea ai fini della patogenesi e dell’accelerazione del decorso infausto della malattia.

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    Inoltre, si informa l’interessato, che ai sensi dell’art. 21 del Regolamento UE, l'interessato ha il diritto di opporsi in qualsiasi momento al trattamento dei dati personali che lo riguardano effettuato per le finalità di marketing diretto (compresa la profilazione) e che, qualora l'interessato si opponga al trattamento, i dati personali non potranno più essere oggetto di trattamento per tali finalità.
     

    3.Destinatari dei dati e Modalità di trattamento

    Il trattamento dei Suoi dati personali sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e potrà essere effettuato mediante strumenti cartacei ed  elettronici sia dal personale dell’Azienda scrivente, autorizzato/incaricato al trattamento dei dati personali, sia da soggetti esterni chiamati a svolgere specifici incarichi, per conto del Titolare del trattamento, in qualità di Responsabili del trattamento, ai sensi dell’art. 28 Regolamento UE, previa nostra lettera di incarico che imponga loro il dovere di riservatezza e sicurezza del trattamento dei dati personali, e l’adozione di misure di sicurezza idonee per prevenire la perdita dei dati, usi illeciti e non corretti, ed accessi non autorizzati, nel rispetto delle vigenti disposizioni in materia di tutela dei dati personali.

    Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la sede del Titolare del trattamento ed è a Sua disposizione.

    I suoi dati personali non saranno diffusi e non saranno trasferiti verso paesi terzi o organizzazioni internazionali, non saranno comunicati a terzi tranne che per obblighi di legge o di contratto
     

    4. Tempi di conservazione dei dati

    I suoi dati personali saranno conservati per un arco di tempo non superiore al conseguimento delle finalità per i quale sono trattati, nel rispetto del principio di limitazione della conservazione previsto dal Regolamento UE e/o per il tempo necessario per obblighi di legge e di contratto o fino a che non intervenga la revoca del consenso specifico da parte dell’interessato e, quindi

      • con riferimento alle finalità indicate nei punti 2A-2B, i dati verranno conservati per il tempo non superiore al conseguimento delle finalità per i quale sono trattati e/o per il tempo strettamente necessario per l’espletamento degli obblighi di legge e di contratto;

    A garanzia dei tempi di conservazione dichiarati è previsto che sia effettuata una verifica periodica a cadenza annuale sui dati trattati e sulla possibilità di poterli cancellare se non più necessari per le finalità previste.
     

    5. Conseguenze della mancata comunicazione dei dati

    I dati personali di cui ai punti 2A-2B della presente informativa sono necessari, senza tali dati ci sarebbe impossibile procedere alla registrazione (creazione del Suo account personale), adempiere agli obblighi contrattuali e di legge.
     

    6. Diritti dell’interessato

    Nella Sua qualità di interessato, ha i diritti di cui agli articoli da n. 15 a n. 22 del Regolamento UE di seguito riportati e precisamente ha il diritto ad:

    • ottenere la conferma dell’esistenza e del trattamento di dati personali che lo riguardano e in tal caso, ottenere l’accesso ai suoi dati (cd. diritto di accesso);
    • ottenere le indicazioni circa le finalità del trattamento, le categorie dei dati in questione, i destinatari o le categorie di destinatari cui i dati sono stati o saranno comunicati, in particolare se destinatari di paesi terzi o organizzazioni internazionali, il periodo di conservazione dei dati previsto o i criteri utilizzati per determinare tale periodo; e qualora i dati non siano raccolti presso l’interessato, ottenere tutte le informazioni disponibili sulla loro origine;
    • ottenere la rettifica dei dati che lo riguardano (cd. diritto di rettifica)
    • ottenere la cancellazione dei dati che lo riguardano (cd. diritto all’oblio);
    • ottenere le limitazioni del trattamento (cd. diritto di limitazione di trattamento);
    • ottenere la portabilità dei dati, ossia riceverli da un titolare del trattamento in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico e trasmetterli ad altro titolare del trattamento senza impedimenti (cd. diritto alla portabilità dei dati);
    • opporsi al trattamento in qualsiasi momento (cd. diritto di opposizione). Si informa specificatamente, come richiesto dall’art. 21 del Regolamento UE, che qualora i dati personali siano trattati per finalità di marketing diretto (compresa la profilazione), l'interessato ha il diritto di opporsi in qualsiasi momento al trattamento dei dati personali che lo riguardano effettuato per tali finalità e che qualora l'interessato si opponga al trattamento per finalità di marketing diretto, i dati personali non potranno più essere oggetto di trattamento per tali finalità;
    • essere messo a conoscenza (con la possibilità di opporsi) dell’esistenza di un processo decisionale automatizzato relativo alle persone fisiche, compresa la profilazione;
    • revocare il consenso in qualsiasi momento senza pregiudicare la liceità del trattamento basata sul consenso prestato prima della revoca;
    • proporre reclamo a un’autorità di controllo (Garante per la Protezione dei Dati Personali).

    Si precisa che potrebbero esserci condizioni o limitazioni ai diritti dell’interessato. Non è quindi certo che, ad esempio, si abbia il diritto di portabilità dei dati in tutti i casi, ciò dipende dalle circostanze specifiche dell'attività di elaborazione.

    Altro esempio: nel caso Lei decida di opporsi al trattamento dei dati, il Titolare del trattamento ha diritto di valutare la Sua istanza, che potrebbe non essere accettata in caso di esistenza di motivi legittimi cogenti per procedere al trattamento che prevalgano sui Suoi interessi, diritti e libertà.
     

    7. Modalità di esercizio dei diritti

    Senza formalità alcuna Lei potrà in qualsiasi momento esercitare i Suoi diritti in modo chiaro ed esplicito inviando:

    - una raccomandata A.R. alla scrivente (vedere l’indirizzo indicato nella carta intestata);

    - una e-mail all’indirizzo info@studiolocatelli.it.

    Oppure contattando direttamente il Titolare del trattamento al numero: +39 049 663612.
     

    8. Minori

    Quanto offerto dal Titolare del trattamento ed oggetto del rapporto con Lei in essere non prevede l’acquisizione intenzionale di informazioni personali riferite ai minori. Nel caso in cui informazioni su minori fossero involontariamente registrate, il Titolare del trattamento le cancellerà in modo tempestivo, su richiesta o segnalazione dell’interessato.
     

    9. D.P.O. (R.P.D.) – Incaricati/Autorizzati – Responsabili del trattamento

    Di seguito le forniamo alcune informazioni che è necessario portare alla sua conoscenza, non solo per ottemperare agli obblighi di legge, ma anche perché la trasparenza e la correttezza nei confronti degli Interessati è parte fondante della nostra attività.
     

    D.P.O. (Data Protection Officer) – R.P.D. (Responsabile delle Protezione dei Dati). Potrà inoltre rivolgersi al Responsabile della Protezione dei Dati per avere informazioni e inoltrare richieste circa i suoi dati o per segnalare disservizi o qualsiasi problema eventualmente riscontrato.

    Il Titolare del trattamento ha nominato Responsabile della Protezione dei Dati il Sig. Nicola Ghinello che potrà contattare ai seguenti recapiti: telefono +39 348 3165267, e-mail: nicola.ghinello@dpo-rpd.com.

    Incaricati/Autorizzati. L’elenco aggiornato degli incaricati/Autorizzati al trattamento è custodito presso la sede del Titolare del trattamento.
     

    Responsabili del trattamento.

    Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la nostra sede.

     

Mod. ICONT – Data Agg. 17/12/2021

Informativa per il trattamento dei dati personali
 

Ai sensi dell’Art. n. 13 del REGOLAMENTO EUROPEO N. 679/2016
 

Gentile Interessato,

STUDIO LEGALE LOCATELLI in qualità di Titolare del trattamento dei dati ai sensi dell’art. n. 13 del Regolamento Europeo n. 679/2016 “General Data Protection Regulation (GDPR)” (d’ora innanzi Regolamento UE), recante disposizioni in materia di trattamento dei dati personali, intende informala in merito al trattamento dei Suoi dati personali.

La norma prevede che chiunque effettui trattamenti di dati personali è tenuto ad informare il soggetto interessato in relazione ai dati trattati e agli elementi qualificanti il trattamento, che deve in ogni caso avvenire in maniera lecita, corretta e trasparente, nonché tutelare la riservatezza e garantire i diritti del soggetto interessato.

Si precisa che per trattamento dei dati s’intende qualsiasi operazione o complesso di operazioni concernenti la raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, consultazione, elaborazione, modifica, selezione, estrazione, raffronto, utilizzo, interconnessione, blocco, comunicazione, diffusione, distruzione dei dati stessi.
 

1.Titolare del trattamento dei dati

Il Titolare del trattamento dei dati è Studio Legale Locatelli, con sede legale e operativa in Galleria A. De Gasperi 4 – 35131 Padova (PD), e altra sede operativa in Via Tagliamento 83 – 33038 San Daniele del Friuli (UD), C.F. LCTLNZ61M24F205O e P. IVA. 02174360285, contattabile ai seguenti recapiti: telefono +39 049 663612, e-mail: info@studiolocatelli.it.

 

2. Natura dei dati Trattati, Finalità e Base giuridica del trattamento

Natura dei dati trattati. In relazione alle finalità del trattamento sotto riportate si informa che saranno trattatati unicamente “dati personali comuni” quali, ad esempio:

  • dati identificativi (nome, cognome, recapito telefonico,
    e-mail, etc.);

 

Finalità del trattamento. I suoi dati personali saranno trattati per le seguenti finalità:

  1. dare riscontro alle sue richieste: mediante compilazione, volontaria, dell’apposito form che trova in questa area contatti;
  2. adempiere ad obblighi di legge;

 

Base giuridica del trattamento. I dati personali, per le finalità di cui al punto 2A e 2B saranno trattati lecitamente per adempiere ad obblighi precontrattuali e contrattuali tra noi e l’utente (art.6, par.1 lett. b), per adempiere ai nostri obblighi legali (art.6 par.1 lett. c).

Il consenso da Lei prestato potrà essere revocato in qualsiasi momento, senza pregiudicare la liceità del trattamento basato sul consenso prestato prima della revoca (art.7 parag.3 Regolamento UE)

Inoltre, si informa l’interessato, che ai sensi dell’art. 21 del Regolamento UE, l'interessato ha il diritto di opporsi in qualsiasi momento al trattamento dei dati personali che lo riguardano effettuato per le finalità di marketing diretto (compresa la profilazione) e che, qualora l'interessato si opponga al trattamento, i dati personali non potranno più essere oggetto di trattamento per tali finalità.
 

3.Destinatari dei dati e Modalità di trattamento

Il trattamento dei Suoi dati personali sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza e potrà essere effettuato mediante strumenti cartacei ed  elettronici sia dal personale dell’Azienda scrivente, autorizzato/incaricato al trattamento dei dati personali, sia da soggetti esterni chiamati a svolgere specifici incarichi, per conto del Titolare del trattamento, in qualità di Responsabili del trattamento, ai sensi dell’art. 28 Regolamento UE, previa nostra lettera di incarico che imponga loro il dovere di riservatezza e sicurezza del trattamento dei dati personali, e l’adozione di misure di sicurezza idonee per prevenire la perdita dei dati, usi illeciti e non corretti, ed accessi non autorizzati, nel rispetto delle vigenti disposizioni in materia di tutela dei dati personali.

Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la sede del Titolare del trattamento ed è a Sua disposizione.

I suoi dati personali non saranno diffusi e non saranno trasferiti verso paesi terzi o organizzazioni internazionali, non saranno comunicati a terzi tranne che per obblighi di legge o di contratto
 

4. Tempi di conservazione dei dati

I suoi dati personali saranno conservati per un arco di tempo non superiore al conseguimento delle finalità per i quale sono trattati, nel rispetto del principio di limitazione della conservazione previsto dal Regolamento UE e/o per il tempo necessario per obblighi di legge e di contratto o fino a che non intervenga la revoca del consenso specifico da parte dell’interessato e, quindi

    • con riferimento alle finalità indicate nei punti 2A-2B, i dati verranno conservati per il tempo non superiore al conseguimento delle finalità per i quale sono trattati e/o per il tempo strettamente necessario per l’espletamento degli obblighi di legge e di contratto;

A garanzia dei tempi di conservazione dichiarati è previsto che sia effettuata una verifica periodica a cadenza annuale sui dati trattati e sulla possibilità di poterli cancellare se non più necessari per le finalità previste.
 

5. Conseguenze della mancata comunicazione dei dati

I dati personali di cui ai punti 2A-2B della presente informativa sono necessari, senza tali dati ci sarebbe impossibile procedere alla registrazione (creazione del Suo account personale), adempiere agli obblighi contrattuali e di legge.
 

6. Diritti dell’interessato

Nella Sua qualità di interessato, ha i diritti di cui agli articoli da n. 15 a n. 22 del Regolamento UE di seguito riportati e precisamente ha il diritto ad:

  • ottenere la conferma dell’esistenza e del trattamento di dati personali che lo riguardano e in tal caso, ottenere l’accesso ai suoi dati (cd. diritto di accesso);
  • ottenere le indicazioni circa le finalità del trattamento, le categorie dei dati in questione, i destinatari o le categorie di destinatari cui i dati sono stati o saranno comunicati, in particolare se destinatari di paesi terzi o organizzazioni internazionali, il periodo di conservazione dei dati previsto o i criteri utilizzati per determinare tale periodo; e qualora i dati non siano raccolti presso l’interessato, ottenere tutte le informazioni disponibili sulla loro origine;
  • ottenere la rettifica dei dati che lo riguardano (cd. diritto di rettifica)
  • ottenere la cancellazione dei dati che lo riguardano (cd. diritto all’oblio);
  • ottenere le limitazioni del trattamento (cd. diritto di limitazione di trattamento);
  • ottenere la portabilità dei dati, ossia riceverli da un titolare del trattamento in un formato strutturato, di uso comune e leggibile da dispositivo automatico e trasmetterli ad altro titolare del trattamento senza impedimenti (cd. diritto alla portabilità dei dati);
  • opporsi al trattamento in qualsiasi momento (cd. diritto di opposizione). Si informa specificatamente, come richiesto dall’art. 21 del Regolamento UE, che qualora i dati personali siano trattati per finalità di marketing diretto (compresa la profilazione), l'interessato ha il diritto di opporsi in qualsiasi momento al trattamento dei dati personali che lo riguardano effettuato per tali finalità e che qualora l'interessato si opponga al trattamento per finalità di marketing diretto, i dati personali non potranno più essere oggetto di trattamento per tali finalità;
  • essere messo a conoscenza (con la possibilità di opporsi) dell’esistenza di un processo decisionale automatizzato relativo alle persone fisiche, compresa la profilazione;
  • revocare il consenso in qualsiasi momento senza pregiudicare la liceità del trattamento basata sul consenso prestato prima della revoca;
  • proporre reclamo a un’autorità di controllo (Garante per la Protezione dei Dati Personali).

Si precisa che potrebbero esserci condizioni o limitazioni ai diritti dell’interessato. Non è quindi certo che, ad esempio, si abbia il diritto di portabilità dei dati in tutti i casi, ciò dipende dalle circostanze specifiche dell'attività di elaborazione.

Altro esempio: nel caso Lei decida di opporsi al trattamento dei dati, il Titolare del trattamento ha diritto di valutare la Sua istanza, che potrebbe non essere accettata in caso di esistenza di motivi legittimi cogenti per procedere al trattamento che prevalgano sui Suoi interessi, diritti e libertà.
 

7. Modalità di esercizio dei diritti

Senza formalità alcuna Lei potrà in qualsiasi momento esercitare i Suoi diritti in modo chiaro ed esplicito inviando:

- una raccomandata A.R. alla scrivente (vedere l’indirizzo indicato nella carta intestata);

- una e-mail all’indirizzo info@studiolocatelli.it.

Oppure contattando direttamente il Titolare del trattamento al numero: +39 049 663612.
 

8. Minori

Quanto offerto dal Titolare del trattamento ed oggetto del rapporto con Lei in essere non prevede l’acquisizione intenzionale di informazioni personali riferite ai minori. Nel caso in cui informazioni su minori fossero involontariamente registrate, il Titolare del trattamento le cancellerà in modo tempestivo, su richiesta o segnalazione dell’interessato.
 

9. D.P.O. (R.P.D.) – Incaricati/Autorizzati – Responsabili del trattamento

Di seguito le forniamo alcune informazioni che è necessario portare alla sua conoscenza, non solo per ottemperare agli obblighi di legge, ma anche perché la trasparenza e la correttezza nei confronti degli Interessati è parte fondante della nostra attività.
 

D.P.O. (Data Protection Officer) – R.P.D. (Responsabile delle Protezione dei Dati). Potrà inoltre rivolgersi al Responsabile della Protezione dei Dati per avere informazioni e inoltrare richieste circa i suoi dati o per segnalare disservizi o qualsiasi problema eventualmente riscontrato.

Il Titolare del trattamento ha nominato Responsabile della Protezione dei Dati il Sig. Nicola Ghinello che potrà contattare ai seguenti recapiti: telefono +39 348 3165267, e-mail: nicola.ghinello@dpo-rpd.com.

Incaricati/Autorizzati. L’elenco aggiornato degli incaricati/Autorizzati al trattamento è custodito presso la sede del Titolare del trattamento.
 

Responsabili del trattamento.

Per brevità la lista dettagliata di tali figure è disponibile presso la nostra sede.

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